Tong Su

Mogli e concubine

Pubblicato il: 8 dicembre 2008

La fama di “Mogli e concubine”, almeno in Occidente, è stata preceduta da quella di “Lanterne rosse”, il film che Zhang Yimou ha tratto proprio dal romanzo breve di Su Tong. Storia drammatica e quasi claustrofobica, apparentemente molto lontana dal nostro mondo e, forse, proprio per questo tanto affascinante.

Al centro della vicenda una giovane di diciannove anni, Songlian. Dopo la morte del padre, per non farsi travolgere dalla inevitabile miseria, decide di abbandonare gli studi e di divenire la quarta moglie del ricco cinquantenne Chen Zuoqian. L’ambiente descritto, i tratti dei personaggi, il contesto in cui sono immersi danno la sensazione di trovarsi nel Medioevo, in un tempo in cui le convenzioni, i riti, le tradizioni hanno un ruolo tale da condizionare in maniera opprimente comportamenti, linguaggi, gesti e pensieri. Eppure Su Tong colloca la storia di “Mogli e concubine” nella Cina del periodo immediatamente precedente la Rivoluzione.

L’arrivo della bella e giovane Songlian nella casa di Chen Zuogian genera, come ipotizzabile, nuovi attriti e altri squilibri. Tra le tre precedenti mogli dell’uomo vi è già un rapporto conflittuale: tutte si contendono i favori e le attenzioni di Chen Zuogian. E questo clima di livore, di antagonismo, di incomprensione coinvolge inevitabilmente anche la quarta moglie. Ognuna delle donne spia l’altra, ognuna cerca di dimostrare di essere la preferita ma, in realtà, nessuna delle quattro sembra avere il potere di dominare l’uomo che, come un sovrano severo e a tratti capriccioso, è spesso infastidito dalle continue ripicche e dalle gelosie delle sue mogli. Col tempo Songlian si rende conto che per lei quella specie di “competizione” non ha più senso. Inizia a distaccarsi dalle altre e da Chen Zuogian e a rifugiarsi in una sorta di universo privato. L’unica persona che, almeno per un po’, sembra offrirle comprensione e leggerezza è Feipu, il figlio maggiore di Chen Zuogian. La loro amicizia è però fonte di sospetti da parte delle altre tre mogli e quando Songlian cerca, goffamente e mezza ubriaca, di sedurre Feipu, lui le confessa di temere le donne: “Ho ancora paura delle donne. Le donne sono troppo spaventose. […] E’ una punizione del cielo! Gli uomini della famiglia Chen sono sempre stati attratti dalle donne, per generazioni. Io, invece, no. Ho avuto paura delle donne fin da piccolo, soprattutto di quelle della nostra famiglia.”

Songlian tenta di riprendere in mano il proprio destino e lo fa anche con una certa cattiveria e qualche moto rabbioso, ma è sempre più sola, la sua vita somiglia a una reclusione e si riempie di assurdi incubi. La spirale della follia la travolge. Rimane vittima di una condizione senza vie di fuga, di un annientamento che la lascia priva di dignità e di speranze. Infatti in “Mogli e concubine” si assiste ad un disfacimento che non lascia spazio ad altre prospettive, frutto dell’oppressione di un individuo nei confronti di un altro individuo. Nel caso specifico le vittime sono le donne, schiacciate da un meccanismo distruttivo fatto di sentimenti deformati e di alterazioni sociali che sono comunque state la “normalità” per tempi lunghissimi.

La grandezza di Su Tong sta nell’essere riuscito a descrivere un vicenda tanto amara con grande compostezza e misura. La sua sobrietà a primo impatto potrebbe indurre a pensare ad una sorta di distacco, in realtà è proprio attraverso uno stile tanto controllato che lo scrittore ci trasmette la durezza del dramma vissuto da Songlian. E al termine della lettura non si può che nutrire compassione per questa giovanissima donna che ritroviamo in solitudine seduta sotto la pergola di glicine o a girare attorno al pozzo abbandonato mormorando qualcosa.

Edizione esaminata e brevi note

Su Tong nasce nella città di Suzhou nell’ottobre del 1963. La sua famiglia di origine è piuttosto modesta. Inizia a scrivere negli anni del liceo. Studia presso la Facoltà di Magistero di Pechino e, proprio agli anni dell’Università, risalgono le sue prime opere di narrativa, pubblicate solo nel 1983 da alcune riviste. Dopo la laurea si trasferisce a Nanchino, una città per lui totalmente sconosciuta, e lavora per qualche tempo presso l’Istituto artistico del luogo. Dirige la rivista letteraria “Zhongshan” ed è membro dell’Associazione degli scrittori del Jiangsu. Su Tong è un autore molto amato in Cina ed ha guadagnato grande popolarità anche in Occidente. E’ considerato uno scrittore d’avanguardia, particolarmente interessato alle sperimentazioni linguistiche.