Cardini Franco

L’ipocrisia dell’Occidente. Il Califfo, il terrore e la storia

Pubblicato il: 19 agosto 2018

Non esiste alcun motivo per giustificare il terrorismo islamico, ma un approccio manicheo – in particolare riferito all’idea che il bene sia la civiltà occidentale cristiana e il male tutto l’Islam, intrinsecamente fanatico ed estremista – non rappresenta il modo corretto per comprendere la genesi del fondamentalismo, la sua evoluzione fino all’idea del Califfato versione Isis. Questo l’argomento di fondo dello storico Franco Cardini, che da anni batte e ribatte sul tasto della compatibilità tra religioni – ricordiamo “Europa e Islam. Storia di un malinteso”, “Terrore e idiozia” – e di conseguenza “L’ipocrisia dell’Occidente”, raccolta scelta di articoli tratti dai “Minima cardiniana” (2014-2015), appare in tutto per tutto una replica a quella pubblicistica che, a partire dalle opere di Oriana Fallaci – già più comprensibile con la sua “rabbia e orgoglio” del dopo 11 settembre – , viene ora rappresentata molto più modestamente da Magdi Cristiano Allam e dall’attivismo di un Robert Spencer. Gli argomenti affrontati da Cardini – non c’era da dubitarne – sono tutti spinosi ma alla base ritroviamo sempre l’analisi dello storico; perché se i “supermusulmani bestemmiano” (pp.71) le ragioni di questo stravolgimento dell’Islam, secondo lo studioso fiorentino, sempre battagliero contro quella che considera propaganda mediatica, le possiamo rintracciare solo in parte nel passato remoto, e in quello più recente, dei rapporti tra mondo arabo ed Europa. Un passato fatto di rapporti a volte complicati, a volte violenti, ma comunque continui, per lo più pacifici, e nel complesso vantaggiosi per tutti.

Uno dei punti centrali delle riflessioni di Cardini, sempre a cavallo tra pamphlet, saggio storico e giornalismo, è quindi rappresentato dalla storia della cosiddetta “fitna” – peraltro oggetto principale di un recente saggio di Massimo Campanini e Stefano M. Torelli, “Lo scisma della mezzaluna” – ovvero la lotta fratricida interna all’Islam tra arabi sunniti e sciiti (“uno dei  motori del caos avanzante nel Vicino e nel Medio Oriente era e resta la fitna che gli emiri arabi sunniti stanno da tempo cinicamente conducendo contro l’Islam sciita” – pp. 57). Volendo sintetizzare le tesi di chi mostra particolare attenzione al ruolo della “guerra civile” potremmo dire che la realtà dei paesi a maggioranza musulmana, tutt’altro che politicamente solidali tra loro, sia molto diversa da quanto percepito in Occidente; e di conseguenza come il conflitto settario sunniti – sciti sia stato un conflitto politico che si è ammantato strumentalmente di vesti religiose, tanto poi da alimentare il fondamentalismo e l’IS (“che non è affatto l’incarnazione del puro Islam attaccato dal satana occidentale” – pp.87).

È infatti proprio il concetto di assoluto che viene rifiutato dal nostro autore: “una delle principali tragedie è che quando si verificano scontri e conflitti non c’è mai uno che ha del tutto ragione e uno che ha assolutamente torto […] L’assoluto è una categoria appartenente alla teologia, alla filosofia, alla matematica, non alla storia: ch’è per sua natura il regno non già del ‘relativismo’, bensì della relatività” (pp.69). Il fondamentalismo islamico fonderebbe la sua esistenza su un equivoco, sempre ben alimentato da interessi inconfessabili: “nelle sue varie forme rifiuta questa realtà storica alla quale cerca di sostituire il mito dello scontro frontale fondato sulla reciproca incompatibilità”. Un fondamentalismo che si accompagna a quello “occidentalistico” – e qui veniamo al titolo del libro – “figlio di una caratteristica intolleranza di radice razionalista e scientista, che usa travestirsi da tolleranza” (pp.141). Cardini, questa volta nelle vesti di storico contemporaneo e non soltanto medievista, ricorda diversi casi in cui il “concime” occidentale ha favorito la crescita dell’estremismo islamico (la frustrazione causata dal colonialismo e neocolonialismo, “l’esportazione di democrazia”, i finanziamenti ai guerriglieri radicali, gli amici di ieri diventati improvvisamente criminali da eliminare senza esitazione); nel contempo evidenziando le profonde contraddizioni presenti da secoli nel cosiddetto mondo arabo (da qui le pagine dedicate agli yazidi, fino alle considerazioni sulla politica di Erdogan e sul ruolo del Califfato, sulle manovre degli emirati del Golfo in mano ai sunniti). Meno convincente la polemica di Cardini sulle primavere arabe, sul ruolo della Siria e della Russia putiniana, ma pur sempre considerazioni che evidenziano ancora una volta quanto sia ingannevole la categoria di assoluto applicata alla storia.

Un assoluto che difficilmente possiamo applicare allo stesso Cardini. Lo storico fiorentino, nonostante abbia sempre rifiutato questa etichetta, è spesso considerato uomo di destra; ma se leggiamo alcuni passaggi del libro ci rendiamo conto che della destra attuale, che sia quella neoliberista, che sia quella “sovranista”, Cardini, a dire il vero molto più in sintonia con lo spirito di Papa Bergoglio, sembra non avere niente a che fare: “Continua, cambiando perennemente veste, la sanguinosa tragicommedia che ieri accese quel nazionalismo che ha distrutto l’Europa; oggi – mutatis mutandis – essa anima i miserabili pretesti di chi finge di credere o vuol far credere che i nostri guai non nascono dalla cinica e folle politica economico – finanziaria delle grandi lobbies multinazionali, bensì dai disperati che arrivano da noi in cerca di soccorso” (pp.9).

A queste affermazioni, spesso archiviate come mero complottismo e nel contempo tali da suscitare l’entusiasmo di qualche nostro antagonista, si accompagnano quelle che, nel criticare la politica israeliana, riguardano proprio il complottismo di molti: “al di là dell’esistenza della mitologia di una lobby organizzata ebraico-americana, ipotesi arricchita in alcuni casi da elementi fantastici che in sé fa parte solo di elucubrazioni complottistiche in molti casi spinte fino alla sistematizzazione maniacale” (pp.39). Un libro quindi da leggere sgombri da pregiudizi perché potrà disorientare, e forse irritare, sia il lettore in cerca di un testo che dia ragione all’eterno complotto che ha in testa, sia l’antimusulmano che si esalta all’idea di nuove crociate contro il male assoluto.

Edizione esaminata e brevi note

Franco Cardini, (Firenze, 1940) è professore ordinario di Storia medievale presso l’Università di Firenze, e come giornalista collabora alle pagine culturali di vari quotidiani. Professore Emerito dell’Istituto Italiano di Scienze Umane alla Scuola Normale Superiore di Pisa, da mezzo secolo si occupa di crociate, pellegrinaggi, rapporti tra Europa cristiana e Islam, anche trascorrendo lunghi periodi di studio e insegnamento all’estero. Ha fatto parte dei consigli d’amministrazione di Cinecittà e della Rai. Tra i suoi ultimi libri: “L’appetito dell’Imperatore. Storie e sapori segreti della Storia” (Mondadori, 2014), “Il califfato e l’Europa. Dalle crociate all’ISIS: mille anni di paci e guerre, scambi, alleanze e massacri” (UTET, 2015), “Un uomo di nome Francesco. La proposta cristiana del frate di Assisi e la risposta rivoluzionaria del papa che viene dalla fine del mondo” (Mondadori, 2015), “Onore” (Il Mulino, 2016), “I Re Magi” (Marsilio 2017).

Franco Cardini, “L’ ipocrisia dell’Occidente. Il Califfo, il terrore e la storia”, Laterza (collana “Economica Laterza”), Roma 2018, pp. XXVII-150.

Luca Menichetti. Lankenauta, agosto 2018