Bellia Francesco

Auxarian

Pubblicato il: 25 ottobre 2018

“Auxarian è il luogo in cui si ridesta la vita. Dove è possibile percepire nuove immagini. Dove la strada non si cerca a tentoni, ma è essa stessa che si mostra ai nostri occhi. Dove vivono donne dagli occhi bellissimi, così intensi che a molti non è stato permesso di raccontare; dove il cibo è d’oro, l’acqua d’argento e per vivere è necessario arrendersi ai sogni”.  

Attraverso immagini limpide, ma al contempo dense ed evocative, il giovane letterato catanese Francesco Bellia ci introduce, già a partire dal prologo, nel mondo di Auxarian. Un universo che solo i sognatori possono trovare, in qualche anfratto della propria immaginazione o forse ai margini di una realtà la quale sovente ci costringe a fuggire o a viaggiare – in cerca di qualcuno o qualcosa, che più spesso di quanto non si creda non è altro che lo specchio del nostro sé.

Un uomo che ha dimenticato il proprio nome e la propria origine, dopo un lungo viaggio alla ricerca di un posto nel mondo, approda ad Auxarian, la terra in cui i sogni diventano realtà. Qui incontra Ianus, un ragazzo enigmatico e sfuggente che gli dona la consapevolezza che i suoi sogni sono potenti, confermando in sostanza che quello è il posto che fa per lui. Senza Nome comprende anche che quel luogo incantato non è privo di pericoli, dovendo far fronte a un temporale dalle conseguenze devastanti partorito dalla mente di colui che sembra voler distruggere i Sognatori. Chi minaccia Auxarian è il Vegliardo, essere dalla identità sconosciuta arrivato ad Auxarian per vie misteriose. A informare di ciò Senza Nome è Ara, una ragazza bellissima dai capelli rossi, incontrata in una situazione difficoltosa dopo il violento temporale. Ara introduce il neo arrivato alla conoscenza diretta dell’organizzazione che ha creato l’ordine e le regole in questa terra agognata, passando per i vertici dei Sognatori: Dolnec e Sinver. Senza Nome capirà in breve tempo che non è tutto ora quello che luccica, sottoscrivendo comunque regole vincolanti e pericolose che lo legheranno per sempre all’ordine dei Sognatori. Apprenderà una differenza fondamentale nell’individuare l’origine degli abitanti di Auxarian. Non tutti sono Sognatori: nella selvaggia landa ai margini del Castello immaginato per contenere i Sognatori vivono i Nativi, esseri partoriti dai sogni dei Sognatori ma anch’essi capaci di sognare sogni, addirittura più potenti di quelli dei loro stessi creatori. Senza Nome si troverà proprio in mezzo al conflitto, in un momento culmine per le sorti di Auxarian, quello in cui i Nativi si ribelleranno ai Sognatori, per volere del loro primo vero creatore. E dovrà fare una scelta importante, per sé stesso e per il mondo che lo ospita e che ha imparato ad amare.

Un romanzo breve, dal soffio lieve ma non dal fiato corto, forse embrione di un’idea dal respiro decisamente più ampio che Francesco Bellia un giorno potrà sviluppare con altre modalità, senza perdere di una virgola – è sinceramente auspicabile – la potenza che questa storia contenuta in appena novanta pagine inequivocabilmente possiede. Novanta pagine a loro modo esaustive e di una chiarezza espositiva sorprendente. Non solo la vicenda narrata, interessante dai diversi punti di vista che tra poco svilupperemo, ma anche una solidità di scrittura non comune per un classe ‘92, soprattutto nell’immaginare un intreccio semplice solo in apparenza, peraltro difficile da restituire proprio per lo spazio breve in cui è contenuto, dovendo sacrificare per forza di cose le psicologie dei personaggi. Le caratterizzazioni nei ruoli chiave sono marcate, senza troppe sfumature, e non poteva essere diversamente. Non siamo a Earthsea, è evidente, ma l’autore denota di aver interiorizzato i meccanismi narrativi e le idee dei grandi del fantasy e della fantascienza di qualità, tra i quali evidentemente Ursula K. Le Guin, ma anche distopici come Orwell e Bradbury, per finire con l’immaginifico Ende de La storia infinita. Non è difficile scorgere assonanze, peraltro non necessariamente pensate a tavolino ma sicuramente frutto di tante letture di genere, tra l’idea della creazione nel mondo dei Sognatori di Auxarian e l’universo bidimensionale e interattivo (il lettore bambino che entra nelle dinamiche del libro sovrapponendo la realtà al sogno/immaginazione) creato da Ende: Fantasìa inghiottita progressivamente dal Nulla che avanza per l’assenza di sogni. Auxarian richiama anche, per alcune significative similitudini, sia pur in un contesto differente, L’altra parte, unico volume dato alle stampe – un’opera assolutamente da recuperare, se siete appassionati di genere -, nei primi del Novecento, dal grande disegnatore Alfred Kubin.

Proprio la dicotomia realtà-finzione, che in ambito di un’analisi più dettagliatamente sociologica potremmo presentare come realtà-rappresentazione o ribalta-retroscena, ci aiuta a comprendere meglio le questioni alla base della narrazione proposta, le urgenze comunicative che Francesco Bellia cerca di far interiorizzare ai lettori attraverso questo suo primo romanzo. Non a caso l’autore dedica il libro ai Sognatori, rigorosamente omaggiati con la maiuscola, a tutti coloro che hanno la capacità di estraniarsi dalla realtà per immaginare nuovi mondi e nuove cosmogonie (facendo ciò omaggia anche il maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki, evidente riferimento). Ma anche nei luoghi in cui il sogno si interfaccia dinamicamente con la realtà delle cose, vigono ordini e leggi da rispettare, non sempre giuste o apprezzabili, comunque inevitabili laddove si vive in comunità. Ecco che emergono prepotentemente nel romanzo i temi del controllo e della prossimità tra i diversi o gli apparentemente uguali, della gerarchia e del potere, della necessità e del dubbio, come in qualsiasi società in cui convivono esseri senzienti. Le questioni filosofiche che ne derivano ci riportano sempre all’origine di un pensiero occidentale il cui concetto di Dio e di creazione precedono necessariamente il mondo cristiano, per ritornare a Platone e ai suoi assoluti di base. Il demiurgo, ossia il creatore, è colui che plasma la materia informe, qui rappresentata dai sogni dei Sognatori che partoriscono i Nativi. L’idea del Bene, assimilabile a quella di Dio, è un qualcosa che vive in alto ed è sostanzialmente immateriale: Dio per Platone è “pensiero di pensiero”, concetto molto simile, a ben guardare, al rapporto che esiste nel libro tra il sognatore (entità generatrice) e la sostanza sognata (l’immagine pensata che ne deriva). Questa breve dissertazione filosofica ci aiuta a comprendere la complessità che è alla base dell’idea del romanzo, il quale pur nella sua agile dimensione riesce a far emergere tutti gli universali che ho voluto portarvi ad evidenza per rimarcare il valore di quest’opera. Opera che, come accennato in precedenza, ha il pregio della scorrevolezza e che denota la confidenza dell’autore col genere, oltre che l’indiscutibile capacità di saper raccontare una storia, a prescindere dalla sua estensione.

Francesco Bellia dimostra pertanto delle evidenti qualità autoriali, corroborate da un’indubbia disposizione alla contaminazione, che è immaginabile sia dovuta anche alla sua poliedricità artistica, essendo egli uno studioso di cinema, un cantautore e un poeta, come riporta la sua breve biografia. Lo si attende dunque a prove dal più ampio respiro narrativo, in un genere che in Italia non è molto battuto e che, a maggior ragione, necessità di giovani leve talentuose. E Francesco potrà esserlo davvero un protagonista del settore, se cresce conservando anche solo una parte della purezza e dell’incanto che restituisce attraverso questa sua opera prima, continuando a scrivere con tale maturità espositiva.

“ ‘Questo mondo è già chiuso agli esseri umani’ rispose. ‘Tu sei l’ultimo Sognatore che è riuscito ad approdarvi e sono felice che ciò sia accaduto. Sono ammirato dalla potenza dei tuoi sogni, Senza Nome, per questo ti ho salvato: per permetterti di scegliere’ ”p.83

Federico Magi, ottobre 2018.

Edizione esaminata e brevi note

Francesco Bellia, è nato nel 1992. Laureato in Legge all’Università di Catania, è uno studioso di cinema, cantautore e poeta. Nel 2014 il racconto di fantascienza I sogni meccanici di Ian Traupert è arrivato in semifinale al Premio “Campiello Giovani”. Attualmente scrive recensioni cinematografiche per “Futuro quotidiano” e “close-Up – Storie della visione”. Auxarian è il suo esordio letterario.

Francesco Bellia, Auxarian, Scatole Parlanti, 2018. Collana: Mondi.