Notari Umberto

La donna “Tipo tre”

Pubblicato il: 9 novembre 2018

Ho notato subito questo libricino dall’aspetto piuttosto desueto. Una copertina evidentemente molto lontana, nei colori e nello stile, da quelle che sparano colori, immagini e titoli a caratteri cubitali dagli scaffali delle librerie. Un libricino che sembra essere stato abbandonato da qualcuno molto tempo fa e che, per puro caso, mi è capitato sotto mano. Arriva innegabilmente da un altro tempo “La donna “Tipo tre”. Arriva, per l’esattezza, da un tempo in cui le donne italiane, e nemmeno tutte, iniziavano a prendere coscienza del proprio ruolo e della propria autonomia. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1929, anno VII dell’era fascista (dettaglio non trascurabile). Il suo autore è Umberto Notari, giornalista ed editore nato nel 1878 a Bologna. Purtroppo l’edizione in cui sono incappata non è quella originale, ma una ripubblicazione del 1998 ad opera delle Edizioni La Vita Felice e presentata da Chicca Gagliardo.

Ma di cosa parla Notari quando parla della donna “tipo tre”? È presto detto: “La donna «tipo tre» è colei che dai proventi del proprio onorevole lavoro trae i mezzi di sussistenza e si trova di fronte all’uomo, – padre, fratello, marito o amante – in condizioni di assoluta indipendenza economica“. Una figura femminile che si pone in contrapposizione alla donna «tipo uno», ossia la sposa, la madre, la figlia che bada alla casa e alla famiglia, rispettosa dei solidi principi cristiani e civili oltre che del tutto dipendente, dal punto di vista morale ed economico, dall’uomo capo di famiglia; e alla donna «tipo due», quella che Notari denomina la “donna zoologica”, la femmina a cui l’uomo si rivolge per soddisfare i piaceri della carne. Come evidente, lo scrittore compie una classificazione socio-antropologica piuttosto nitida dell’universo femminile operando, da uomo, delle categorizzazioni molto definite.

Secondo l’autore, dunque, la donna «tipo tre», proprio come fosse una nuova specie vivente, avrebbe iniziato a svilupparsi a partire dalla metà del XIX secolo complici alcuni mutamenti culturali e civili in atto. In primo luogo, secondo Notari, l’uomo, in quanto maschio, è protagonista di una lenta e progressiva, oltre che pericolosa, fase di decadenza e di debolezza. Le donne, in sostanza, conquistano sempre più frequentemente ambiti ritenuti ad esclusivo appannaggio maschile ma, a ben vedere, ciò accade soprattutto perché l’uomo non sembra più essere quello di una volta: “l’inizio dello sfaldamento del dominio maschile si deve alla irriflessione e all’egoismo dell’uomo“. La “colpa” più evidente della diffusione e del successo di donne di «tipo tre» va imputata alla civiltà meccanica ed industriale. Le riflessioni di Notari, in questo senso, sono schiaccianti: “La macchina creò lo spostamento di tutte le basi e di tutte le regole di lavoro che l’uomo aveva sino allora attuate, attribuendo a se medesimo tutti i compiti e tutti i profitti. […] L’uomo non bastò più a coprire tutti i cicli, tutte le masse di occupazioni e di impieghi che l’industria generata dalla macchina gettava sul mercato. Il bisogno spinse l’uomo a chiamare in suo aiuto la donna“.

Una donna che lascia da parte gli obblighi domestici, che tralascia finché può l’idea di diventare moglie e madre, che si concentra sul lavoro, che guadagna quel che le consente di vivere serenamente senza il sostegno di un uomo. Siamo al cospetto di una rivoluzione sociale e culturale inimmaginabile e inimmaginata. La donna si evolve, si emancipa e sembra non avere più alcun bisogno di un maschio al suo fianco pronto a proteggerla o a sostenerla. Nel lavoro si dimostra persino più oculata, più intuitiva, più attenta di un uomo e, come rileva il Notari, la Grande Guerra ha comprovato il successo della donna «tipo tre» in occupazioni apparentemente a essa poco adatte. La donna guadagna il proprio stipendio e, di conseguenza, la propria autonomia e tanto basta a collocarla allo stesso livello di un uomo. A rafforzare il ruolo e il trionfo della donna «tipo tre», però, è soprattutto un ruolo maschile sempre più fragile e accomodante. L’uomo ha perso “il senso del cavalleresco e del protettivo“, accetta serenamente il denaro portato a casa da una donna e abdica velocemente dal ruolo di guida e di difensore che ha mantenuto per secoli. Un processo inevitabile che induce la donna «tipo tre» a conquistare forza e, nel contempo, a perdere la stima nei confronti di un maschio ormai svilito nelle sue funzioni di potere e supremazia.

Il breve saggio di Umberto Notari, seppur datato, mantiene un discreto fascino. D’altro canto è sempre molto divertente leggere le impressioni di un uomo sull’universo femminile e le sue evoluzioni. C’è ironia, c’è intrattenimento e persino qualche goccia di cattiveria. Dietro l’apparente leggerezza, Notari critica in maniera anche rigida certi costumi a lui, evidentemente, non proprio graditi, una mollezza del genere maschile che probabilmente, e nemmeno troppo in fondo, lo preoccupa anche un po’. Ricordiamo che Notari è nel gruppo dei Futuristi e ha aderito al Fascismo fin dagli albori. Il suo scrivere risente della retorica degli anni venti del Novecento, si nutre di vocaboli ampollosi e spesso affettati che, comunque, letti oggi, risultano persino spassosi.

Edizione esaminata e brevi note

Umberto Notari nasce a Bologna nel 1878. Fin da giovanissimo dimostra di possedere ottime doti scrittorie e comunicative. Marinetti lo nota per via di alcuni articoli di denuncia del malgoverno del tempo e lo invita a collaborare alla rivista “Poesia”. Notari milita nel Movimento Futurista e continua a scrivere. Nel 1905 pubblica il suo romanzo più noto, “Quelle signore”, che provoca enorme scandalo poiché tratta in maniera piuttosto esplicita il tema della prostituzione. A causa di quest’opera Notari viene accusato di offesa al pudore e processato. I problemi giudiziari del suo autore contribuiscono a dare a “Quelle signore” un enorme successo. Fecero seguito opere altrettanto scandalose: “Femmina” (1907) e “Dio contro Dio” (1908). Notari continua a lavorare come giornalista e diviene anche editore. Entra a far parte della Massoneria nel 1915 e pochi anni più tardi aderisce al Fascismo fondando il quotidiano “L’Ambrosiano”. Nel 1938 Notari firma il “Manifesto della razza“, documento alla base delle leggi razziali. Muore a Perledo nel 1950.

Umberto Notari, “La donna “Tipo tre”“, Edizioni La Vita Felice, Milano, 1998. Presentazione di Chicca Gagliardo con interventi di Raul Montanari, Gaetano Cappelli, Alessandro Gennari, Carlo Lucarelli ed Elio e le Storie Tese. Con otto litografie di Enrico Sacchetti.

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