Merlini Paolo, Silvestri Maurizio

Dove comincia l’Abruzzo

Pubblicato il: 16 maggio 2014

Il sottotitolo “due terranauti in autobus tra saperi e gusto” poteva far pensare ad una sorta di evoluta guida slow food, magari con l’aggiunta di qualche consistente excursus culturale. In realtà “Dove comincia l’Abruzzo”, pur non estraneo alla filosofia di Carlo Petrini, è molto di più e lo capiamo da subito leggendo la breve e appassionata prefazione di Renzo Paris “Il viaggiatore incantato”, dove si evocano suggestioni letterarie da Antonio De Nino a Flaiano. Quindi parlare in questo caso di “letteratura di viaggio”, anche in presenza di diverse pagine dedicate all’enogastronomia abruzzese, non ritengo affatto sia una forzatura. Merlini (“esperto di vie traverse”) e Silvestri (critico enogastronomico) hanno scelto di raccontare il loro viaggio “slow” per l’Abruzzo, intrapreso rigorosamente con i soli mezzi pubblici, non tanto a quattro mani ma ciascuno con le sue pagine dedicate (e diversi caratteri). Il lettore potrà così meglio cogliere qualche differenza stilistica, le più frequenti divagazioni oniriche in Merlini ad esempio, ma alla fin fine anche lo spirito solidale che ha animato i due viaggiatori nello svelarci in presa diretta la storia sociale di una regione e le sue tradizioni, spesso soffocate da una malcompresa e disonesta idea di modernità. Non sembra che per raccontarci un Abruzzo inedito, soprattutto agli occhi di chi non vive da quelle parti, siano stati necessari chissà quali sforzi intellettuali o di ricerca: lungo il loro cammino da Magliano de Marsi ad Alba Adriatica, attraversando Sulmona, Ortona, Pescara, Amatrice, Teramo, Pescara, Torricella Peligna, Tagliacozzo ed altri paesi dell’entroterra, i due viaggiatori slow, sempre sorretti da una buona dose di curiosità e di sensibilità, hanno raggiunto il loro scopo intervistando gli agricoltori, gli autisti, i ferrovieri, gli artigiani, i vignaioli, i pastori, i ristoratori  e tutti quegli abitanti che hanno dato la misura di come l’Abruzzo sia “la regione dei mille viaggi possibili”. Ed anche delle mille diversità da proteggere, tanto più in un periodo nel quale, ad opera di trivellatori e cementificatori, sponsorizzati dai Chicco Testa della situazione, si prospettano ulteriori speculazioni ai danni di un delicato equilibrio ambientale. Non è un caso allora se ci tornano alla mente le parole del naturalista Fabrizio Valente, che ha costituito a Sulmona il Consorzio produttori solina d’Abruzzo (la solina è un grano tenero): “Ci sono due passaggi fondamentali nella storia dell’agricoltura. Mentre prima il contadino poteva riprodurre lui stesso i semi, dopo il Novecento si sono realizzati gli ibridi, in cui la seconda generazione era parzialmente sterile; il secondo passaggio è quello che porta agli Ogm, in cui la seconda generazione del seme è del tutto sterile. Questo meccanismo è contrario ad ogni sano principio agricolo, e per di più lo scambio dei semi è diventato reato” (pag. 43).

Una volta abbandonati i tempi rapidi dell’auto privata Merlini e Silvestri tornano a ripensare compagni di viaggio ideali, tra i quali  John Fante, Mario Soldati, Ceronetti, Carlo Emilio Gadda quando ancora era giovane cronista a Campo Imperatore; e soprattutto hanno modo di scoprire nuovi volti dell’Abruzzo grazie a numerosi incontri reali. Senza alcuna pretesa di completezza possiamo ricordare Carmine Cercone, l’oste dannunzista di Pacentro; Enzo Pasquale, il vignaiolo di Prezza; Orazio e Agostino Masciarelli, pastieri peligni; Luciano detto “Maciste”, la guida di Lanciano; Giuditta la proprietaria del ristorante “Il Castagneto” ad Amatrice; Walter D’Ambrosio, il fornaio del futuro; Corrado Giampietro dell’Osteria ad Avezzano; Domenico Speranza, sua figlia Alessandra e il loro presidio di cucina tipica a Loreto Aprutino; Giorgio Massari “ju boss”; Dario D’Alessandro, l’avvocato di Pescomaggiore col pallino dei beni collettivi. Poi la presenza discreta del grande Mario Dondero, autore di diverse foto presenti nel volume; e l’incontro con l’anziano e indomito professor Raffaele Colapietra, che, grazie a “Draquila”, il grande pubblico avrà già conosciuto per non aver voluto abbandonare la sua casa colpita dal sisma. Proprio gli argomenti del professore da un lato ci hanno riportato alla corruzione e alle mistificazioni mediatiche che sono seguite al terremoto del 2009: “è un malevolo genio dell’immagine, un personaggio unico al mondo che da un evento naturale e tragico come il terremoto ha potuto trarne vantaggio. Ha approfittato per promuovere se stesso come una persona che in poche ore è riuscita a dare un tetto a chi aveva perso tutto. Ma Colapietra si domanda se davvero quegli aquilani avevano perso tutto e quanti di loro hanno lasciato una casa effettivamente inabitabile” (pag. 259). Lascio al lettore intuire chi sia il “genio dell’immagine”. Da un altro lato, tornando ad una storia meno recente, Colapietra conferma come l’Abruzzo “dei mille viaggi possibili” sia in realtà la somma di tre realtà profondamente diverse che hanno generato abruzzesi diversi: “C’è l’abruzzese aquilano. Colapietra ha da sempre negato l’appartenenza di Aquila all’Abruzzo (n.d.r.: significativamente citata senza la L) enfatizzando il ruolo romano della città rispetto alla sua regione […] All’opposto c’è l’abruzzese milanesizzato della costa con la sua mentalità più imprenditoriale […] Infine, l’abruzzese autentico è quello della Maiella, di Sulmona e della Valle del Sangro, la zona più pregevole dal punto di vista ambientale” (pag. 255). Un discorso quello dello storico aquilano che in qualche modo ci riporta al titolo “Dove comincia l’Abruzzo”, tutt’altro che casuale visto che Merlini e Silvestri hanno scelto di viaggiare anche per luoghi come Amatrice, ora sotto Rieti per scelta del governo fascista, ma culturalmente legata a L’Aquila.

Insomma, un libro che racconta di un vagabondaggio “slow” e che propone così tanti incontri e scenari storici e naturali da non prestarsi a facili definizioni. Possiamo considerarlo in parte anche come una guida alla ristorazione regionale: i piatti tipici, la loro storia, alcuni rinomati ristoranti come la Taverna de li Caldora di Pacentro, il LoreBlick di Loreto Aprutino, ed altri, come il Capolinea di Teramo e la Trattoria da Lucia di Palena, che non abbiamo ritrovato neppure su La Gola in viaggio 2012, ultima edizione della guida delle guide. Certo è che un Abruzzo come quello raccontato da Merlini e Silvestri, in qualunque modo si voglia leggerlo, vuoi cogliendo suggestioni letterarie da “Grand Tour”, vuoi enfatizzandone le biodiversità, vuoi riscoprendo le tradizioni ancora vive del territorio, è del tutto incompatibile con quelle speculazioni che, pur col pretesto della crescita economica, hanno rovinato territorio e coscienza civile. Per questo motivo, di un diario viaggio e guida enogastronomica come “Dove comincia l’Abruzzo”, possiamo azzardare anche la definizione di guida contro l’omologazione di un territorio.

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Merlini, esperto di vie traverse, è uno specialista di trasporto pubblico riconosciuto a livello nazionale. Tra le altre collaborazioni, cura la fortunata rubrica Viaggiare al tempo della decrescita felice sul giornale on line «www.ilcambiamento.it». Tutti i giovedì mattina parla di narrativa di viaggio, e non solo, dai microfoni di Ecoradio.

Maurizio Silvestri si occupa di viaggi e cultura enogastronomica. Dal 2008 partecipa al progetto editoriale Porthos; scrive anche su Pietre Colorate e collabora ad alcune guide di Slow Food. Ha un piccolo talento per la fotografia. Dirige, insieme a Giuseppe Gennari, il Festival Ferré di San Benedetto del Tronto, città dove risiede. Vive altrove.

Paolo Merlini, Maurizio Silvestri, “Dove comincia l’Abruzzo. Due terranauti in autobus tra saperi e gusto”, Exòrma (Collana: I viaggi senz’auto), Roma 2014, pag. 224.  Con le foto di Mario Dondero. Prefazione di Renzo Paris.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2014