Piccirilli Tom

Nell’abisso profondo

Pubblicato il: 8 settembre 2012

Demoni, angeli, zombie, fantasmi, streghe e stregoni. C’è davvero tutto il catalogo dell’horror demoniaco nel romanzo “Nell’abisso profondo”; ma, nonostante abbondanza di personaggi inquietanti, il rischio di ritrovarsi con una riproposizione in chiave letteraria di qualcosa tipo “Dracula contro Frankenstein”, viene scongiurato proprio dallo stile di Tom Piccirilli e dalla trama oggettivamente complessa. Il narratore non ha un nome ma si presenta come “Maestro invocatore”, negromante che anni prima apparteneva ad un coven (letteralmente una congrega di streghe e stregoni dediti a riti pagani) capeggiato da Jebediah DeLancre. Questi, con uno stratagemma, lo conduce davanti a lui, che ha accanto a sé streghe e morti viventi, col fine di farsi aiutare nel suo folle progetto: riportare Cristo sulla Terra e scatenare l’Apocalisse prima del tempo. Jebediah DeLancre ha una carta da giocare perché il Negromante torni con lui a resuscitare i defunti: la promessa di riportagli alla vita la sua Danielle, drammaticamente morta prima che il coven si disgregasse. A questo punto la lotta tra il Bene e il Male diventerà più che mai anche un dilemma interiore per il Maestro invocatore, diviso tra la redenzione dal suo demoniaco passato e la prospettiva di ricongiungersi con l’amata. Il protagonista del romanzo, questo personaggio senza nome e con un passato che non riusciamo del tutto a comprendere, a partire da un paese sperduto del Montana inizierà un viaggio, tra demoni vecchi e nuovi, che lo porterà a Magee Wails, un isola di dannati, ed infine a Gerusalemme, dove forse si potranno chiarire i reali intenti di Jebediah DeLancre. In questo cammino funestato da ogni tipo di incontri, soprattutto con anime, streghe sotto mentite spoglie e morti resuscitati, il Negromante è sempre accompagnato dal suo demone “Me”, con tanto di chele e aspetto mostruoso, come concretizzazione della sua parte satanica e dalla quale non può separarsi, e poi, dopo il colloquio con DeLancre, da antichi e anch’essi mostruosi compagni del coven; oltre che da suo padre, resuscitato da Jebediah, e trasformato in un demente vestito da clown.

Raccontato così – ripetiamolo– la vicenda potrebbe davvero far pensare a qualcosa di particolarmente grottesco. Gli eccessi di Piccirilli potranno pure lasciare questa impressione, appunto di grottesco, in alcuni lettori. Per altri, e credo potranno essere la maggior parte, il ridicolo e i momenti umoristici saranno colti appena a fronte di una costruzione letteraria che privilegia uno stile apocalittico e volutamente enigmatico. Un enigmatico che non è solo stile, che vive dalla prima all’ultima pagina di descrizioni deliranti, ma che investe la stessa struttura della trama e del racconto. La stessa fine violenta di Danielle potrebbe venire interpretata come esito di un sacrificio umano messo in atto dal coven e dal suo presunto amato; non fosse altro per i frequenti riferimenti al senso di colpa ed alla necessità di redenzione.

Tom Piccirilli, prolifico scrittore di genere, è probabile che con questo suo “Nell’abisso profondo”, vuoi mettendoci una buona dose di furbizia, vuoi aspirando a qualcosa di ambizioso e non troppo “pop”, abbia proprio voluto inventare qualcosa di nuovo (e quindi la Gargoyle, che da anni sta esplorando tutto le declinazioni dell’horror, non poteva farsi sfuggire questa variazione su tema demoniaco): quella semplicità, che nella cosiddetta letteratura  popolare a volte scade in encefalogramma piatto, qui è proprio assente e la netta impressione, o meglio la certezza, è che l’autore con lucidità abbia pianificato la complessità nella trama e dei personaggi per lasciarci impressioni più che descrizioni. Insomma un delirio di esseri mostruosi che si intrecciano tra loro, si sgozzano, resuscitano e si maledicono, tale da far apparire la lotta tra il bene e il male come un confronto, anche e soprattutto interiore, dove i confini non sono affatto così netti.

Proprio per questa voluta mancanza di spirito manicheo si possono cogliere nel romanzo dei passaggi dedicati alla religione tutt’altro che ortodossi e che potrebbero essere letti come blasfemi, tanto più se in riferimento ai luoghi della terza ed ultima parte: Gerusalemme e i luoghi sacri durante gli scontri tra israeliani e palestinesi. Luoghi sacri ma, come scrive Piccirilli, “Dove c’è la santità, c’è Satana”. E poi ancora: “Alla luce dell’ultimo spargimento di sangue, anche i delicati colloqui di pace avevano iniziato a vacillare […] Ordigni esplosivi vengono posizionati sotto i cuscini per via di pronunce sbagliate. Intere famiglie vengono avvelenate per pochi centimetri quadrati sul retro di un sepolcro o di una chiesa. I palestinesi e gli israeliani hanno lottato per righe tirate nella sporcizia”. L’epilogo non è il caso di anticiparlo e non soltanto perché non è opportuno rovinare una recensione con degli spoiler, ma proprio perché è difficile darne conto: “Nell’abisso profondo”, dalla prima all’ultima pagina, di delirio in delirio, ha una sua struttura fatta di enigmi e apparizioni che coerentemente ci lascia un finale aperto. In attesa dell’Armageddon.

Edizione esaminata e brevi note

Tom Piccirilli (1965) scrittore americano. Ha pubblicato più di 150 opere negli Stati Uniti, spaziando dall’horror al thriller, aggiudicandosi il prestigioso Bram Stoker Award per quattro volte. Nell’abisso profondo è il suo secondo titolo edito in Italia dopo Padre delle tenebre (Sperling & Kupfer, 1993).

Tom Piccirilli, “Nell’abisso profondo”, Gargoyle, Roma 2012, pag. 217

Luca Menichetti. Lankelot, settembre 2012