Ragionieri Scotti Sandra

La scuola di Renzi è davvero buona?

Pubblicato il: 1 maggio 2015

E’ vero che l’ultimo libro della professoressa Sandra Ragionieri Scotti è pubblicato da “Dissensi”, casa editrice fondata proprio con l’intento di denunciare le sperequazioni e il sistema di potere della nostra società; ma non dobbiamo cadere nell’equivoco che “La scuola di Renzi” rappresenti un testo superficialmente polemico o distruttivo. Innanzitutto viene esplicitata missione della Scuola in uno Stato realmente democratico, ovvero “aiutare bambini, ragazzi e giovani a crescere, a tirar fuori il meglio di sé,ad apprezzare il fascino della scoperta, per diventare uomini e donne consapevoli oltre che del proprio sapere, dei diritti e dei doveri come cittadini e perciò liberi di fare le scelte che riguardano il loro futuro” (vedi quarta di copertina). E da qui le risposte all’interrogativo se la cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi, al netto di hastag e delle consuete valanghe di slogan, contenga qualcosa di buono. Sandra Ragionieri Scotti, con toni garbati e sicuramente con la precisione di chi ha una lunga esperienza didattica, non nega che nel documento “La buona scuola” ci siano delle idee positive e potenzialmente innovative: “merito e sviluppo economico della carriera saranno quindi strettamente connessi. Questa è indubbiamente una novità, una scelta condivisibile, se e in quanto adottata per riqualificare il lavoro di chi insegna e dare al contempo la misura del valore che lo Stato assegna alla scuola” (pag. 45). Coerente l’affermazione di Sandra Ragionieri Scotti che ammette come ci sia più che mai bisogno di “insegnanti selezionati, che scelgano liberalmente di fare la professione” e di come “nella scuola italiana, l’attitudine non è mai stata accertata, né in passato, né recentemente” (pag. 30). Altro discorso poi l’applicazione delle idee – ma al momento solo idee – interpretate come positive. E difatti, sempre in merito al progetto meritocratico, la professoressa ci ricorda qualcosa che la “buona scuola” sembra aver tralasciato e che invece è condicio sine qua non: “per invertire la tendenza e ridare dignità alla professione docente ciò che deve essere riadeguato è piuttosto lo stipendio in ingresso, in modo tale da allineare la retribuzione degli insegnanti italiani a quella della media dei paesi europei […] Il rinnovo del Contratto Nazionale appare dunque condizione necessaria, affinché il meccanismo possa essere applicato nei termini annunciati” (pag. 49). Insomma, qualche idea condivisibile, ma anche tanta vaghezza,  progetti spacciati per innovativi e in realtà già sperimentati, evidenti contraddizioni, un odore stantio di demagogia. Pur con toni apparentemente poco “antagonisti”, Sandra Ragionieri Scotti, già attiva sostenitrice dell’autonomia scolastica ed altrettanto predisposta ad immettere nel sistema elementi meritocratici, ha però evidenziato gli elementi più discutibili della “buona scuola” e le affermazioni – diciamo pure slogan – che fanno a pugni con la realtà. A cominciare dalle incongruenze del documento programmatico con le disposizioni economiche che riguardano la scuola stessa; a partire dalla “Legge di stabilità” predisposta dal governo per il 2015. Incongruenze che ci sembrano abbiano molto a che fare con un’affermazione presente nel documento programmatico del governo: “le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze d’investimenti nella nostra scuola”. Traduzione: gli interventi dei privati rappresentano l’unico modo per tornare a competere e quindi, come scrive Sandra Ragionieri Scotti, prende corpo la scelta dello Stato italiano “di muoversi verso la direzione della privatizzazione della Scuola pubblica” (pag.99).

Altri aspetti controversi del piano governativo vengono ridimensionati e ricondotti alla loro realtà di pura propaganda. Pensiamo ai cosiddetti superpoteri del preside e alla fine delle “classi pollaio”: “L’informazione che passa, anche tramite i media, è invece illusoria perché espresse in termini estensivi, come se l’attuale riforma sancisse il potere dei presidi di scegliere effettivamente gli insegnanti della propria scuola con cui condividere il Piano dell’offerta formativa. La realtà è un’altra: il dirigente scolastico si troverà a lavorare, come in passato, con il personale assegnato alla propria scuola, dall’Ufficio scolastico regionale. Solo rispetto a una piccola parte del personale (due, tre, quattro unità…?) potrà consultare i curricola degli insegnanti iscritti nell’albo territoriale” (pag. 109). Anche in merito al ragionamento per cui “i docenti migliori dovrebbero tendere a trasferirsi nelle scuole dove i livelli di professionalità sono scarsi, perché in tal modo essi avrebbero maggiori garanzie di risultare ai primi posti delle graduatorie dei crediti”, viene da pensare che gli autori del documento governativo non abbiano le idee molto chiare, forse condizionati da una visione meramente aziendalista dell’istruzione. Così la professoressa: “tale ragionamento non tiene in considerazione l’importanza del rapporto che si instaura fra il docente e la sua scuola da cui dipendono sia la qualità della propria prestazione che, in ultima analisi, il proprio benessere lavorativo […] Il prezzo che potrebbero dover pagare in termini di avvilimento e demotivazione non è commisurabile a qualche decina di euro in più” (pag. 51). Ed anche sul tema del “Ripensare ciò che si impara a scuola” le osservazioni risultano molto critiche: “buona parte delle proposte […] sembrano piuttosto avere a che fare con l’esigenza di trovare una sistemazione dignitosa a una parte dei precari storici che saranno immessi in ruolo dal 2015-2016” (pag. 70), tanto che “ancora una volta la scuola dei numeri ha avuto la meglio nel determinare le scelte del sistema” (pag.71). Anche se, quanto pare, questa “scuola dei numeri” proprio con i numeri sembra si sia trovata in difficoltà se andiamo a vedere l’enorme confusione che è scaturita da tutta la sequenza di promesse in merito ai concorsi e alle assunzioni. Questi soltanto alcuni degli elementi critici messi nero su bianco da Sandra Ragionieri Scotti e che ci hanno confermato quanto sia importante diffidare delle parole di chi promette troppo ed ostenta una rivoluzione futura in realtà incompatibile con il proprio livello culturale e morale.

 

Edizione esaminata e brevi note

Sandra Ragionieri Scotti è stata a lungo insegnante di Scuola Superiore e poi Direttore scolastico. Si è occupata di metodologie didattiche innovative, ha promosso e realizzato progetti sperimentali e applicato l’autonomia ai massimi livelli in un fra i più grandi Istituti Superiori della Toscana. Ha promosso la costituzione della Fondazione I.T.S. MITA – Made in Italy Tuscany Academy, di cui è stata Presidente (20102012). E’ autrice del libro “La mia scuola”.

Sandra Ragionieri Scotti, “La scuola di Renzi è davvero buona?”, Dissensi Edizioni, Viareggio 2015, pag. 114.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2015