Brandimarte Pier Franco

L’Amalassunta

Pubblicato il: 23 marzo 2015

Un testo in elegante e acrobatico equilibrio tra finzione e saggio, per l’abilità e l’originalità dimostrate – seguendo il trend di scritture che si sono messe sulle tracce di personaggi reali – nel ricostruire, secondo molteplici registri narrativi e con scrittura impeccabile e compatta, la vicenda umana e artistica del pittore Osvaldo Licini compenetrandola, in studiata sinergia, con la vicenda esistenziale del narratore, e per l’ardimento mostrato nel raccontare una storia “ai margini” che ci interroga sulla precarietà della memoria e sulla misteriosa eclissi degli individui dalla storia collettiva“. Con questa motivazione la Giuria assegna il Premio Calvino 2014 a “L’Amalassunta” di Pier Franco Brandimarte. In una e-mail mi è stata proposta la lettura di due romanzi. Ho optato per quello di Brandimarte per una ragione molto semplice: è abruzzese come me. Il fatto che abbia vinto un prestigioso premio letterario per esordienti, onestamente, è stata un’informazione quasi irrilevante ai fini della mia scelta.

Osvaldo Licini. Mi sono domandata se, nell’ambito di qualche mostra visitata, abbia potuto ammirare qualche sua opera. Ho visto quadri di Modigliani e Fontana, di Morandi e De Chirico. Ma avrò visto anche i suoi? Non ne ho idea. Perché il nome di Osvaldo Licini, in tutta onestà, non mi dice nulla. Non sono un’esperta, né una studiosa d’arte. Licini? No. E devo a “L’Amalassunta” di Brandimarte la conoscenza di questo artista. Un testo che è un po’ biografia, un po’ autobiografia, un po’ onirico, un po’ lirico, un po’ memoir, un po’ ricerca, un po’ visione, un po’ saggio. Ci sono sovrapposizioni costanti che portano il lettore a muoversi regolarmente tra registri narrativi diversi e diverse epoche. Brandimarte ha saputo innestare, con una certa maestria, due esistenze distanti e dissimili, quella di Antonio (voce narrante e suo palese alter ego) e quella di Osvaldo Licini.

La vita e le opere di Licini, nato nel 1894 a Monte Vidon Corrado, nelle Marche, sono indagate da un giovane che pare alla ricerca di qualcosa. Dopo aver deciso di lasciare Torino e Nina, la sua fidanzata, Antonio torna a Torano Nuovo, il piccolo paese del teramano da cui proviene. Sta nella casa che fu la barberia di suo nonno e da lì studia e ricostruisce l’esistenza di Licini. Come ha avuto inizio questa storia del pittore? “Non l’avevo mai sentito nominare. Quando vivevo a Bologna salivo a Palazzo d’Accursio a guardare i quadretti di Morandi, il pittore delle bottiglie che stava al 36 di via Fondazza. Può darsi che abbia letto il suo nome in quel museo, perché in gioventù erano stati compagni di scuola. Come può darsi che a Torino, nel salotto della padrona di casa, ci fosse un suo quadro accanto alla finestra, un quadro che ho guardato mentre lei sottovoce ricontava l’affitto“. Un giorno durante un giro nelle valli fermane, Antonio e Nina sostano a Montevidone. Visitano una mostra di quadri del pittore, osservano la casa in cui ha vissuto fin dagli anni ’30 insieme a Nanny Hellströmm, la moglie venuta dalla Svezia. Ed è così che deve essere andata. Così il narratore ha incontrato il pittore.

Amalassunta: “era il soggetto preferito dei suoi quadri, e non c’era dubbio che Amalassunta sarìa la luna“. Un soggetto che Licini ha dipinto in varie versioni e che deve aver amato profondamente. Nel libro di Brandimarte appaiono, di tanto in tanto, immagini di quadri come a perfezionare un’intenzione di raccontare che il semplice scrivere non basta. Come rappresentare a parole un quadro astratto? Purtroppo quelle contenute nel libro sono foto in bianco e nero che non rendono neppure nel modo migliore. E’ per questo che i quadri di Licini, Amalassunta in primis, sono andata a cercarmeli su Internet perché è necessario guardare quei colori ed ammirarne tutta la potenza per afferrare fino in fondo l’opera del pittore e, di riflesso, il valore del testo di Brandimarte. All’amico Giuseppe Marchiori, nel maggio del 1950, Licini scrive: “Amalassunta è la Luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco“. Parole incantevoli che, per qualche eco di memorie personali, mi hanno riportato alla mente quelle, altrettanto magiche, di mia nonna: “La luna è la compagnia dei poveri“.

L’opera di Brandimarte, dunque, è incontro e ricerca. Un percorso fatto di meraviglie che si muove attraverso una narrazione mai banale né convenzionale. “Elegante e acrobatico equilibrio tra finzione e saggio” si legge nella motivazione del Premio Calvino. Un equilibrio che non sempre è facile governare o mantenere soprattutto da parte di chi si trova agli esordi. Pier Franco Brandimarte sembra avere il talento necessario per affermarsi nel mondo della letteratura italiana. Con “L’Amalassunta”, sua opera prima, il giovane scrittore abruzzese ha dimostrato di possedere la sensibilità e la maturità necessarie per proseguire oltre. Per la conferma non ci resta quindi che attendere la sua opera seconda.

Edizione esaminata e brevi note

Pier Franco Brandimarte è nato a Torano Nuovo, in provincia di Teramo, nel 1986. Si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna. Ha scritto favole e spettacoli teatrali per bambini e disegnato vignette satiriche. Il suo primo romanzo, “L’Amalassunta” (Giunti, 2015), ha ottenuto il Premio Calvino nel 2014. Brandimarte vive tra Torano Nuovo e Torino.

Pier Franco Brandimarte, “L’Amalassunta“, Giunti, Milano, 2015.

Pagine Internet su Pier Franco Brandimarte: Facebook / Premio Calvino / Pagina Giunti 

Pagine Internet su Osvaldo Licini: Centro studi Osvaldo Licini / Wikipedia / Osvaldo Licini (sito dedicato) / Casa museo Osvaldo Licini