Riba Raffaele

Un giorno per disfare

Pubblicato il: 21 settembre 2014

Il 12 aprile 2004, dodicesimo anniversario di Disneyland Paris, tra la folla delle migliori occasioni, Pluto compie un gesto inconsulto: “Si libera della testa mostrando scandalosamente che nell’animale c’è l’uomo. E l’uomo sfila la sua mano dal guanto di peluche, si apre il torace con la precisione di un tassidermista ed estrae una bottiglietta di Evian. Se la vuota addosso, prende un cerino e si dà fuoco mentre guarda tutti gli altri tra cui ci sono io che lo fotografo come un giapponese davanti a un’opera d’arte“. L’io, per inciso, è Jacques Vian, inviato di “Le Monde”, e voce narrante di “Un giorno per disfare”, romanzo d’esordio di Raffaele Riba. In cinque scatti Jacques immortala casualmente il tragico episodio. Nelle altre 140 pagine del libro, l’evento viene scomposto e ricomposto grazie ad una sorta di inchiesta che ci svelerà il mistero del Pluto in fiamme.

Una storia fatta di piccole altre storie, “Un giorno per disfare”. Ogni porzione è formata da un personaggio ed ogni personaggio ha più o meno a che fare con gli altri anche se, al principio, il meccanismo si può solo intuire. Matteo Danza è un giovane italiano, studioso di etologia, trasferitosi in Francia per seguire il suo dottorato. Christiane è una ragazza inquieta che vorrebbe diventare registra teatrale e che, ad un certo punto della sua vita, decide di rompere i rapporti con sua madre Agnès. Ma Christiane è, per un certo periodo, anche la ragazza di Matteo Danza che, un po’ per caso, un po’ per necessità, si fa ospitare da Agnès durante il periodo di studi universitari. E Jacques? Lui sta prendendo confidenza con il Parkinson, un male che non lascia scampo e che, nonostante le cure, divora quel che vuole. Per questo una mattina Jacques, prendendo i biscotti per fare colazione, si accorge che la sua mano ha iniziato a tremare. “In gergo questo movimento si chiama «contare le monete»: una mano che trema come se stesse gettando le fiches sul banco di un tavolo da gioco, l’altra che cerca di fermarla. È il marchio del Parkinson e anche la sua presa in giro perché capita solo quando sei sveglio, quando puoi sapere di essere malato e quando gli altri possono vedere quello che vedi tu“.

Gli studi di Matteo Danza sono la ragione o il motore di certi accadimenti e delle loro derive. Il giovane studioso si concentra sul rapporto tra scimpanzé e uomini. Il suo intento è affascinante: capire il momento esatto in cui la mente di un cucciolo d’uomo si differenzia da quella di un cucciolo di scimmia per poter comprendere con precisione “dove e perché comincia la nostra solitudine“. La cattività a cui gli uomini inducono gli animali, quindi, non è altro che lo specchio della cattività a cui gli uomini stessi si sono ridotti da millenni. Una cattività fatta di comodità, di distacco dalla natura, di paure, di simboli, di convenzioni sociali ed altre impercettibili gabbie: “… l’uomo […] si era ritrovato a gestire con disinvoltura leggi che l’avevano portato alla tecnologia e alla costruzione di ambienti che altro non errano che zoo in cui si era infilato da solo e per rimanere solo, un vicolo cieco evolutivo insomma”. Matteo Danza è certo che isolando il preciso momento in cui si genera il divario tra la scimmia e l’uomo, si potrà intervenire per correggere il mondo o, detto più banalmente, sanare la solitudine del genere umano.

Ed è proprio di solitudini che si nutre e si fa il romanzo di Raffaele Riba. Individui separati dal resto, circondati e gonfi di una solitudine da cui non c’è riparo perché congenita ed irrimediabile. I pezzi della storia vengono a comporsi pagina dopo pagina, seguendo le linee che Jacques Vian riesce a tracciare. La scrittura di Riba sembra plasmarsi perfettamente ai toni scabri ed essenziali delle esistenze che racconta. C’è una sorta di incantevole desolazione in tutto questo: la malattia, l’incomprensione, la delusione, l’emarginazione, il fallimento. “Un giorno per disfare” è un romanzo profondo e profondamente riuscito perché riesce ad estasiare il lettore suscitandone l’immediata empatia. L’utopia di Matteo Danza diviene così la stessa di chi legge ed è importante che ciò avvenga perché l’utopia, per essere tale, necessità di chi ci creda ciecamente.

Edizione esaminata e brevi note

Raffaele Riba è nato a Cuneo nel 1983. Nel 2009 ha conseguito la Laurea in Lettere e, due anni più tardi, si è diplomato presso la Scuola Holden dove continua a lavorare come redattore e tutor. Ha pubblicato diversi racconti e “Un giorno per disfare”, pubblicato dalla 66THAND2ND nel 2014, è il suo primo romanzo.

Raffaele Riba, “Un giorno per disfare“, 66THAND2ND, Roma, 2014.

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