Potok Chaim

Vecchi a mezzanotte

Pubblicato il: 27 ottobre 2013

“Vecchi a mezzanotte” è il quarto libro di Chaim Potok che leggo. Ma è anche quello che mi ha coinvolta e convinta meno. E mi spiace. Perché Potok è sempre riuscito a consentirmi esperienze di lettura profonde ed avvincenti. Penso alla bellezza di “Danny l’eletto”, ad esempio, ed ho la sensazione che sia stato scritto da un altro Potok. Ho trovato “Vecchi a mezzanotte” un libro scombinato e, a tratti, persino un po’ tedioso. La mia prima perplessità nasce dalla scelta del titolo. Leggo ed aspetto di capire quale sia il senso di quel “Vecchi a mezzanotte”. Non riesco a trovarlo. Probabilmente mi sfugge qualcosa. Non so a cosa volesse riferirsi Potok o, semplicemente, non sono stata in grado di capirlo.

“Vecchi a mezzanotte” è un romanzo fatto di tre romanzi. Tre storie distinte e separate tenute insieme da una sola figura, Ilana Davita Dinn. E’ lei l’unico personaggio che si ritrova, in tempi ed età differenti, all’interno di ognuna delle tre trame. Durante l’estate del 1947 Ilana è una studentessa diciassettenne. Un annuncio nella bacheca delle Sinagoga le permette di incontrare Noah. Il ragazzo è appena arrivato negli Stati Uniti ed è approdato a Brooklyn, ospite dei suoi zii. Viene dall’Europa e ha bisogno di imparare la lingua del Paese che lo accoglie. Davita decide di aiutarlo e di diventare la sua insegnante. Noah è un ragazzo timido e silenzioso. Riesce a pronunciare solo qualche parola ma, tra una lezione e l’altra, Davita capisce che dietro la riservatezza di Noah c’è un dolore senza fine. A poco a poco, infatti, la ragazza scopre che lui è l’unico sopravvissuto del villaggio polacco da cui proviene. I suoi familiari, i suoi amici, il suo maestro e tutta la gente che conosceva è finita in un forno crematorio. Davita ha un grande dono: l’ascolto. Riesce così a raccogliere i frammenti di un trauma che ha segnato la vita di Noah.

Alla fine degli anni ’50 Davita è a New York. Lavora come assistente didattica presso la Columbia University. Uno tra i suoi compiti è quello di accogliere un certo Leon Shertov. L’uomo, soldato bolscevico prima ex agente del KGB poi, è fuggito dall’Unione Sovietica e si trova negli Stati Uniti per tenere delle conferenze universitarie sulla “psiche sovietica”. Al termine dei seminari, poco prima della partenza, Davita chiede a Shertov se abbia mai pensato di scrivere qualcosa sulla sua vita precedente, quella condotta prima della fuga. Ma l’uomo sembra deciso: “… non metterei mai nulla di tutto ciò per iscritto” convinto che le storie di “un ennesimo ebreo” non possano servire a nessuno. Davita, ovviamente, non è dello stesso avviso: “Servono a me. Senza storie non esiste nulla. Le storie sono la memoria del mondo. Senza storie il passato viene cancellato. Quando ne avrà l’opportunità, scriva almeno la storia del medico di guerra“. Ed è così che Shertov consegna alla giovane assistente delle lunghe lettere in cui racconta tutta la sua storia. Esattamente quella che Potok elabora e ci propone.

Il terzo ed ultimo “romanzo nel romanzo” è ambientato nei primi anni ’90, quelli gli occhi del mondo sono puntati sulla guerra nei Balcani e quella nel Golfo. Davita è ormai una donna di mezza età ma anche un’affermata scrittrice, autrice di racconti e romanzi apprezzati dai critici più esigenti. Si trasferisce in una nuova casa e fa conoscenza col suo vicino. Si tratta di Benjamin Walter, un anziano professore “di guerra”, noto esperto di storia militare. Oltre a combattere contro il male che affligge sua moglie, Benjamin Walter si trova a scontrarsi anche con il proprio passato: non riesce a recuperare tutti i suoi ricordi. Qualcosa continua a sfuggirgli a non voler tornare. Davita, rimasta l’attenta cacciatrice di storie che è sempre stata, lo spinge a recuperare la memoria di un tempo che sembrava svanito. L’infanzia, l’affetto per suo padre e, soprattutto, gli insegnamenti del suo “maestro di Tropi”, il signor Zapiski.

Tre storie ebraiche che si snodano attraverso tutto il XX secolo. Due Guerre Mondiali, la Shoah, gli orrori e gli errori compiuti non sembrano aver insegnato granché. Ci si ritrova, negli anni ’90, a fine secolo e fine millennio, a guardare con apprensione e preoccupazione ad altri conflitti tra uomini. Il messaggio contenuto in questo libro, evidentemente, è piuttosto pessimista. La sensazione generale che si trae dal “triplice” romanzo di Potok, infatti, è tutt’altro che rassicurante. Mantenere la memoria sembra non servire a molto perché gli uomini continuano a ricadere negli stessi sbagli. Ricordare può bastare ad impedire che un’altra Shoah o un’altra Guerra Mondiale siano ancora possibili? Leggendo “Vecchi a mezzanotte”, ovviamente, si giunge ad una risposta inquietante ma pragmatica: no. Eppure l’imperativo rimane: la memoria deve sopravvivere. Necessariamente.

Edizione esaminata e brevi note

Chaim Potok, figlio di ebrei polacchi immigrati in America, nasce a New York, nel quartiere del Bronx, nel 1929. Studia letteratura inglese presso la Yeshiva University e si laurea con il massimo dei voti. Poi ottiene altre lauree: quella in filosofia all’Università di Pennsylvania e quella in ebraico presso il Jewish Theological Seminary of America, che avvia Potok alla carriera di rabbino. E’ cappellano dell’esercito USA in Corea e, più tardi, redattore capo della Jewish Pubblication Society of America. La notorietà, come scrittore, giunge nel 1967 grazie a “The Chosen”, tradotto in Italia con il titolo di “Danny l’eletto”, romanzo che, nel 1981, diviene un film: “Gli eletti” (titolo originale “The Chosen”) diretto da Jeremy Paul Kagan. Potok è autore di libri per ragazzi, saggi storici, romanzi ed è noto anche come critico letterario. Le sue opere, oltre a “Danny l’eletto” sono: “La scelta di Reuven”, “Il mio nome è Asher Lev”, “Il libro delle luci”, “In principio”, “Storia degli ebrei”, “Il dono di Asher Lev”, “L’arpa di Davita”, “Io sono l’argilla”, “Vecchi a mezzanotte”, “Novembre alle porte”, “Zebra e altri racconti”. Potok muore nella città di Merion, in Pennsylvania, il 23 luglio del 2002.

Chaim Potok, “Vecchi a mezzanotte“, Garzanti, Milano, 2010. Traduzione di Mara Muzzarelli. Titolo originale “Old men at midnight” (2001).

Pagine Internet su Chaim Potok: Wikipedia / Scheda Garzanti / Jewish Virtual Library