Baker Nicholson

L’antologista

Pubblicato il: 19 novembre 2012

Al centro della candida copertina de “L’antologista”, dello scrittore statunitense Nicholson Baker, c’è una prugna. A primo impatto ho pensato fosse un dettaglio divertente, poi mi sono chiesta che senso avesse. La risposta l’ho trovata a pagina 67: “Così chiamo una poesia che non rima: una prugna. Noi che scriviamo e pubblichiamo le nostre prugne senza rime non siamo poeti, siamo pruni. O prugnai. E alcune prugne possono essere ottime – migliori di qualsiasi cosa vi possa capitare di leggere, ovunque. La poesia di James Wright disteso sull’amaca nella fattoria Duffy è una prugna, e lui è un genio. Lo stesso vale per Il pesce di Elizabeth Bishop, naturalmente. “Ho preso un pesce tremendo” – geniale. Per cui voi non pensate che magari questa poesia-prugna sia buona, liberamente, a modo suo. E’ così? Ne leggete un paio di versi. No, per niente. Anzi è pessima. Fa schifo. Com’è possibile che sia così brutta? Com’è possibile che questa brutta prugna si trovi qui, stampata, davanti a me? Non capisco“.

Paul Chowder, voce narrante de “L’antologista”, è un poeta. Un poeta come tanti, come troppi probabilmente. Nella media. Forse per questo mediocre. D’altro canto non è dato giudicare: scrive di tutto ma nemmeno un’ombra dei suoi versi. Troviamo Chowder impegnato nella redazione dell’introduzione ad un’antologia delle sue poesie in rima. E intorno alla nascita della rima, al suo significato, alla sua natura, alla sua meccanica si dipanano decine e decine di pagine di questo libro. Che sia chiaro: si parla di poesia anglosassone. Paul/Nicholson snocciola poesie e nomi di poeti che, temo, siano pochissimo noti ai lettori italiani. Infatti credo che il punto debole de “L’antologista” sia proprio questo: il tutto ruota attorno alla poesia e ai poeti, ma si tratta di poesia e poeti che, in Italia, non conoscono tutti o, quanto meno, hanno letto in pochi. A mio avviso per tre motivi, fondamentalmente. Primo: leggiamo poca poesia. Secondo: molti dei poeti citati sono praticamente sconosciuti. Terzo: noi italiani possediamo un substrato, almeno scolastico, che associa la poesia ai nomi e ai versi di Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso e via dicendo. E, con tutto il rispetto per i poeti anglosassoni, godiamo di una eredità poetica che l’intero pianeta non può che invidiarci.

La scrittura di Baker è spettacolare. Frasi brevissime, incisi dinamici, immediatezza e totale assenza di affettazioni e preziosismi. Per questo è divertente leggerlo. Dietro questo libro, evidentemente, c’è uno scrittore colto, sottile, sagace. Il personaggio di Paul Chowder è stato costruito in maniera impeccabile ed affidarsi al suo flusso di coscienza è stata, a mio avviso, una scelta narrativa particolarmente indovinata e d’effetto.
Paul è un uomo dalla vita scoordinata e, per certi versi, persino banale. Si chiude in granaio per concludere qualcosa ma, alla fine, non riesce a concludere un bel niente. Ed è questo il motivo per cui Roz, la sua compagna, va via di casa lasciandolo solo col cane Smack. Paul è disordinato, pigro, disorganizzato, monotono ed inconcludente. In sostanza somiglia alla stragrande maggioranza degli appartenenti al genere maschile occidentale. Eppure i suoi discorsi sulla poesia e sul fare poetico sono fenomenali. Scrivere poesie, per lui, è un atto magico, necessario, endemico. Cerca di spiegarlo al lettore in decine di modi ricorrendo ad analogie e parallelismi anche piuttosto stravaganti: “Quello che faccio quando scrivo poesia è un tentativo di preparare un’insalata mista. La giusta quantità di germogli in cima, un paio di ceci. Niente bacon. Magari un uovo affettato. Non sembra affatto di scrivere“. Ma, nonostante tanta apparente semplicità, Paul conosce i suoi limiti: “Sono praticamente disposto a tutto pur di scrivere una poesia davvero bella. E’ lo scopo della mia vita. E non è accaduto. Ho aspettato con pazienza. A volte ho aspettato con impazienza. A volte mi sono “sforzato”. Ho scritto delle poesie accettabili – poesie che, alla lettera, sono state accettate. Ma non una sola poesia davvero bella“.

Il legame stringente tra poesia e musica viene regolarmente a galla. Non a caso, tra le righe del libro, troviamo poesie musicate con tanto di pentagrammi ed accordi. La crociata di Paul contro il pentametro giambico è tra i puntelli di tutti i suoi discorsi. La numerose spiegazioni, corredate di versi in lingua inglese (tradotti in nota), numeri, scansioni sillabiche e quant’altro puntano ad una sola verità: “Il cosiddetto pentametro giambico è, nella sua essenza più profonda, un verso con sei accenti“. Semplicemente perché l’ultimo accento è costituito da una pausa. I tecnicismi sono, forse, la parte meno coinvolgente e meno appagante di questo libro anche se Paul/Nicholson cerca di animarla con tutta la vivacità che può, teso nello sforzo di rendere divertente o leggere un argomento che, per un lettore medio o privo di una cultura umanistica sufficiente, potrebbe risultare ostico se non addirittura indecifrabile. Molto più spassosi gli episodi legati alla quotidianità di Paul: l’amicizia con la vicina di casa Nan, la scoperta della presenza di un topo piuttosto sfacciato che vive nella stufa della cucina, i goffi tentativi di entrare nell’ordine di idee che Roz può uscire con qualche altro uomo oppure il pensiero di realizzare per lei una collana fatta di perline.

Edizione esaminata e brevi note

Nicholson Baker è nato nel 1957 a New York. Si è laureato in filosofia presso l’Haverford College. E’ autore di romanzi ma anche di saggi, articoli e poesie. Nel corso della sua carriera ha ottenuto diversi riconoscimenti e premi letterari ed è indicato come uno degli autori statunitensi contemporanei più talentuosi e brillanti. Tra i libri pubblicati in Italia: “L’ammezzato” (Einaudi, 1991); “A temperatura ambiente” (Frassinelli, 1995); “Vox” (Frassinelli, 1992; Bompiani, 2008); “La pausa” (Frassinelli, 1994); “Un po’ di testa non guasta” (Frassinelli, 1997); “Checkpoint” (Mondadori, 2004); “Cenere di uomo” (Bompiani, 2009) “La casa dei buchi” (Bompiani, 2011); “L’antologista” (Bompiani, 2012).

Nicholson Baker, “L’antologista“, Bompiani, Milano, 2012. Traduzione di Alberto Cristofori. Titolo originale “The anthologist” (2009).

Pagine Internet su Nicholson Baker: Wikipedia / Sito ufficiale / Scheda Bompiani