Steinke René

Sante gonne. La vita della baronessa Elsa

Pubblicato il: 10 ottobre 2012

Sante gonne è una ricostruzione romanzesca della vita della Baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven. Il personaggio della baronessa e la maggior parte degli avvenimenti del romanzo sono basati su fonti originali, ma a causa delle enormi lacune in ciò che si sa della vita della baronessa, e delle esigenze narrative, certi eventi e fatti sono stati cambiati“. Preso atto dell’avvertenza che René Steinke scrive in nota al suo libro, si può passare alla lettura della sua bellissima biografia romanzata. Protagonista, come annunciato, Elsa Hildegard Plötz divenuta famosa, durante la prima parte del Novecento, con il nome di baronessa Elsa. Un’artista, una poetessa, una pittrice, una donna fuori dagli schemi e dalle convenzioni. Bisessuale, esibizionista, ironica, eccentrica, sensualissima, graffiante, estrosa, immaginifica, bella, intelligente e molto determinata. Nel tempo la sua figura, che pure aveva fatto epoca, è andata sbiadendo fino quasi ad essere dimenticata. Eppure Elsa con il suo genio è stata tra le artefici del successo del dadaismo. Il libro della Steinke, quindi, ha il merito di restituire alla baronessa l’attenzione che merita.

Elsa giunge a Berlino nel 1904. Ha solo 19 anni e sta fuggendo da un padre che odia. Lo ritiene colpevole della follia di cui sua madre è morta. E’ stato lui a trasmetterle la sifilide. E’ stato lui a rendere la sua vita un inferno. E’ stato lui a tradirla e a portare in casa i germi di un male che non perdona. Elsa è giovane e bellissima. Consapevole di possedere un corpo capace di attrarre gli uomini. Inizia a lavorare presso un teatro cittadino come statua vivente. Conosce molti uomini, le piace sedurre ed ama innamorarsi di chi le dà attenzioni. Si vede spesso ingenua ma impara in fretta a capire le regole del sesso e della seduzione. Si abitua ai regali, al lusso, alla bellezza. L’invenzione della Steinke ricostruisce passaggi e momenti che, probabilmente, non sono mai realmente accaduti ma che, nell’economia della storia, costituiscono un tessuto narrativo ben organizzato e godibile.

Elsa si sposa una prima volta. Lui, August, ha diversi anni più di lei ed è un architetto famoso ed originale. A questo matrimonio, nel tempo, ne seguono altri due. E accanto ai suoi uomini, Elsa viaggia molto spostandosi in tutta Europa. L’approdo in America, a New York, avviene al seguito del secondo marito, colui che la abbandonerà dopo averle portato via le prime poesie e l’embrione di una fama che lei avrebbe desiderato conquistare. Il barone che le dà un titolo nobiliare ma anche un’enorme, ulteriore sofferenza, è tedesco come lei. Anche questo terzo matrimonio è destinato ad inabissarsi dopo qualche anno: colpa della prima grande Guerra e di una separazione che Elsa non avrebbe voluto.

Dopo gli alberghi lussuosi a cui è abituata, la baronessa va a vivere nella più abbordabile 14esima strada. Nell’arco di qualche tempo tutta la zona del Greenwich Village impara a conoscerla. D’altro canto non si può non notare il suo abbigliamento stravagante: camicie tempestate di spille da balia, un abito con un fanalino rosso acceso, la gabbia con un uccellino in testa o inserti realizzati con carta stagnola e altri rifiuti raccolti in giro. Intanto le sue poesie iniziano ad attirare l’attenzione. Sono diverse, sono stra-ordinarie. L’uso di una lingua che non è la sua, evidentemente, la aiuta ad accentuare certi effetti e a selezionare con cura ogni suono, ogni parola. Frequenta le feste e non si lascia scappare eventi mondani durante i quali attira sempre su di sé gli occhi e la meraviglia o il biasimo di tutti. Conosce Marcel Duchamp del quale, almeno nel romanzo, si innamora perdutamente senza essere ricambiata come avrebbe desiderato.

Negli ultimi anni frequenta locali malfamati e uomini di bassa lega. Si ammala di sifilide, da cui era guarita già una prima volta quando viveva a Berlino, e teme di morire come sua madre. La poesia rimane la sua unica, autentica ragione di vita. E’ una donna indomabile che non si fa imbrigliare dalle regole del buon senso e della morale comune. L’autrice di “Sante gonne” si sofferma spesso sugli aspetti più irriverenti della vita di Elsa, sul fatto che la sua esistenza sia stata spesso l’opposto rispetto a quella delle donne del tempo. Guardata con disprezzo perché fumava in pubblico, cacciata dai locali per soli uomini nei quali si ostinava ad entrare, disprezzata per la sua poesia e per il fatto che fosse tedesca. Lei si fa beffa di tutti. La sua insolenza e la sua arroganza, infatti, la proteggono e la esaltano collocandola ben al di là della sua epoca. Nel 1927, Elsa viene trovata morta nel suo piccolissimo appartamento in un quartiere periferico di Parigi. Il forno della sua stufa a gas era aperto. La sua morte è rimasta un mistero.

Edizione esaminata e brevi note

René Steinke è insegnante di scrittura creativa. Fino al 2007 è stata chief editor di “The Library Review”. E’ autrice di “The Fires” e di “Holy skirts”, tradotto e pubblicato in Italia da Alet con il titolo di “Sante gonne”.

René Steinke, “Sante gonne. La vita della baronessa Elsa“, Alet Edizioni, Padova, 2009. Traduzione di Delfina Vezzoli. Titolo originale: “Holy skirts” (1999).

Pagine Internet su René Steinke: Wikipedia (en)

Pagine Internet sulla baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven: Wikipedia(en) / Enciclopedia delle donne / University of Maryland