Magliani Marino

CARLOS PAZ E ALTRE MITOLOGIE PRIVATE

Pubblicato il: 7 Aprile 2016

Marino Magliani è famoso per parlare della Liguria e dell’Olanda, nei suoi libri. Carlos Paz e altre mitologie private (Amos Edizioni, 2016), brillante raccolta di racconti, dimostra quanto questa affermazione sia vera e, al tempo stessa, inesatta. Presa alla lettera, infatti, sembrerebbe quasi indicare un’ispirazione dagli orizzonti “costretti”. Ma questo libro dimostra come, sia all’interno di queste coordinate geografiche, sia al di fuori, quando – come nel precedente romanzo La spiaggia dei cani romantici (ed. Instar) – si diffonde sulla vita in Argentina o in Spagna, o anche – come ne Il canale bracco (ed. Fusta) – si sofferma su un quadro d’ambiente norvegese, Magliani sappia suonare, e soprattutto comporre, in moltissime tonalità e sia, di fatto, uno dei migliori scrittori italiani.

In questa sua nuova opera troviamo degli autentici capolavori, racconti capaci di toccare le corde dell’emozione con una perizia stilistica figlia sia di una mano sapiente, sia – e ancor più – di un canale di contatto intimo e diretto con la “pancia” dell’esperienza vissuta. Tanta parte di questi scritti, divisi in tre sezioni (“Rena”, “Arenaria” e “Sport liguri e olandesi”), si imperniano sui ricordi di un uomo, lui, che ha lasciato molto presto i luoghi dell’infanzia, nell’entroterra collinare di Imperia (Dolcedo, Prelà) per andare prima in collegio in Piemonte, e quindi iniziare un’esistenza girovaga, lavorando sulle navi e spostandosi tra l’Europa e l’America del Sud con uno spirito libero e un attaccamento alla vita sia pur venato di una malinconia da esule volontario.

Ma questi stati d’animo, oserei dire queste “frequenze”, Magliani li esplora immedesimandosi anche negli occhi di tanti altri , proiettati e spostati su personaggi diversi, eppure legati a lui da un fondo di sensazioni e percorsi fortemente affini. Penso a “La pozzanghera” (splendido understatement per indicare l’oceano Atlantico), in cui un clandestino peruviano sfruttato da una compagnia mercantile olandese vive per anni seminascosto sulle navi su cui lavora, finché un infortunio non lo riapre al mondo (e alle sue incognite); o a “Soggiorno in Liguria”, la storia di un uomo malato che, venendo quasi meno all’etica impostagli dal suo ruolo, s’innamora di una turista straniera in vacanza nello stesso paese; o, ancora, a “Un taxi a Utrecht”, splendida fotografia di vita nella piccola città-gioiello al centro dell’Olanda, con protagonista un tassista marocchino alle prese con la nostalgia del passato.

Tuttavia, come dicevo, Marino Magliani è bravissimo anche a svariare sulla propria biografia, come in “Carlos Paz”, che dà il titolo alla raccolta e interpreta liberamente le scorribande giovanili dell’autore e dei suoi amici; o ne “Le notti di Sorba”, dove, in una sorta di “bio-autografia”, ripercorre una sua ossessiva ricerca sulla propria infanzia, tingendola di venature drammatiche e quasi gialle.

Ovunque, però, c’è il filo conduttore della materia: dalla “Sabbia” del primo racconto, intitolato appunto così – che allude alle dune di IJmujden, la sua attuale residenza olandese, già al centro di Soggiorno a Zeewijk (Amos Edizioni) – ma anche all’inesorabile erosione di ricordi che la continua evoluzione urbanistica di quei luoghi fatalmente comporta; alla “Spazzatura” di un altro efficacissimo racconto, dove l’immondizia divorata da un camion dei rifiuti diventa una potente metafora della continua digestione del vivere, che macera e metabolizza l’esistente, sia pur offrendo all’autore preziosi spunti per meditare sulle dinamiche della scrittura; e, ancora, ai rovi, già protagonisti di altre sue opere, come La tana degli Alberibelli (ed. Longanesi), e che sono al centro di “Scene dal buio”, la vicenda di un padre e di un figlio al tempo della guerra civile post-armistizio, tra il ’43 e il 45; e non dimentichiamo tutta la sezione finale, dedicata a sport particolarissimi giocati in Liguria e in Olanda, a cui s’intrecciano vicissitudini di vita.

Questa materia, però, è intrisa di sottili percezioni mnemoniche, di simboli, di potenti archetipi emozionali. Non a caso il titolo pone l’accento sulle “mitologie private”. Tutto ciò che si vive, rifiltrato nella memoria e qui digerito, assurge, nel mondo interiore, a mito, ovvero a parola rivelatrice, verbum (e dunque, alla greca, μύθος, mythos) portatore di un significato che trascende l’attimo – sia pur deflagrante – del contatto materico con qualcosa o qualcuno, per aprire un orizzonte dalla profondità vertiginosa.

Di questo Marino Magliani è consapevole, perché nella sua scrittura, così ricca di vibrazioni e timbri diversi, pare alludere a molto più di quello che enuncia espressamente. Così, ne “Le arance”, un racconto quasi – dantescamente – purgatoriale per atmosfera, la vita e la sua dolcezza materiale vengono dolcemente evocate dall’anima di una madre che vede arrivare in Cielo il figlio, morto da poco. L’amore che era stato in vita è ancora. «Lei era, e tutto quanto attorno a lei era», dice l’autore a pag. 163, implicitamente alludendo all’“Io Sono” di Cristo nel Vangelo di Giovanni (Gv 8, 58). A quell’Amore che nella piccolezza infinitesimale di un’arancia sbucciata (da lei per il figlio, da piccolo, o da lui per la madre, quando era malata), rivela la sua più irresistibile e viscerale natura.

Edizione esaminata e brevi note

Marino Magliani è nato a Dolcedo nel 1960. Scrittore e traduttore, è autore dei romanzi L’estate dopo Marengo (Philobiblon, 2003), Quattro giorni per non morire (Sironi, 2006), Il collezionista di tempo (Sironi, 2007), Quella notte a Dolcedo (Longanesi, 2008), La tana degli Alberibelli (Longanesi, 2009), Colonia Alpina Ferranti Aporti Nava (Senzapatria, 2010), La spiaggia dei cani romantici (Instar, 2011), Amsterdam è una farfalla (Ediciclo, 2011), Soggiorno a Zeewijk (Amos, 2014) e Il canale bracco (Fusta, 2015). È inoltre autore dei racconti o raccolte di racconti Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo (Transeuropa, 2011, scritta con Vincenzo Pardini), La ricerca del legname (:duepunti, 2012), Zoo a due (PerdisaPop, scritta con Giacomo Sartori) e Carlos Paz e altre mitologie private (Amos, 2016). Ha tradotto opere, tra gli altri, di Carlos Alberto Montaner, Roberto Arlt e Fernando Velázquez Medina, e una raccolta di saggi su Roberto Bolaño (insieme a Giovanni Agnoloni).

Marino Magliani, Carlos Paz e altre mitologie private, Amos Edizioni, Mestre, 2016.

Pagine Internet su Marino Magliani:

Wikipedia

http://www.marinomagliani.com/