Camilleri Andrea, De Cataldo Giancarlo, Lucarelli Carlo

Giudici

Pubblicato il: 24 maggio 2012

Regalare un libro non è un’impresa semplice. C’è chi preferisce andare sul generico e sperare che basti. Apprezzo il gesto della mia amica che, devo immaginare, si sarà domandata cosa potesse piacermi. Ha optato per “Giudici“, anche se non so esattamente perché. Ho lasciato per mesi questo libro impilato e, solo ora, ho deciso di leggere i tre racconti che lo compongono, scritti da tre degli autori più amati dagli italiani: Camilleri, Lucarelli, De Cataldo.

Come si intuisce dal titolo del libro, i protagonisti delle tre storie sono tre giudici. Tre figure raccontate umanamente e professionalmente lungo una cronologia che passa dal racconto post unitario di Camilleri, attraversa la fase degli anni di piombo in cui è ambientato il racconto di Lucarelli per arrivare fino ai nostri giorni con De Cataldo.

Il giudice Surra” di Andrea Camilleri ci trasporta in Sicilia. E’ in questa terra, in cui le aspirazioni filo borboniche non sono per nulla sopite, che viene trasferito “quindici giorni dopo che il primo prefetto dell’Italia unita, il fiorentino Falconcini, aveva preso possesso della carica” il torinese Efisio Surra. Il nuovo giudice arriva a Montelusa con un compito ben preciso: sostituire il suo predecessore e riorganizzare il tribunale locale. Surra, tra l’ingenuo e l’inflessibile, si pone fin da subito in contrasto col mafioso del posto, don Nené Lonero. Il sistema giudiziario di Montelusa, colluso e corrotto da tempi immemori, ha bisogno di nuovo ordine. Il giudice Surra, seguendo i suoi meticolosi principi e sorprendendo i suoi stessi collaboratori, non solo riesce a scampare ai macabri avvertimenti e agli agguati del preoccupatissimo don Nené ma, ignorando spontaneamente l’esistenza dell’organizzazione mafiosa, al tempo già ben definita e perfettamente strutturata, è capace di far trionfare la giustizia trasformandosi in una sorta di eroe involontario. Camilleri, come spesso accade, infarcisce la sua narrazione con battute in siciliano e colora la storia con quell’ironia amara che da sempre caratterizza la sua scrittura.

La bambina” di Carlo Lucarelli è ambientato nella Bologna del 1980. Il brigadiere Ferrucci Ivano, detto Ferro, lavora nel servizio scorte. Ha 56 anni, di cui 37 passati in Polizia, ed è pronto ad andarsene in pensione. Un giorno, per un cambio di servizio, gli viene assegnata la protezione di un giudice donna, La Bambina, per l’appunto. Giovane, minuta, “topolina“: gli ricorda molto sua figlia. L’incarico sembra piuttosto semplice, d’altro canto La Bambina sta seguendo solo un caso di bancarotta fraudolenta: “La scorta serve a quelli che fanno le inchieste sulla politica, serviva al povero Amato, ammazzato così alla fermata del tram“. Il fatto è che dietro l’inchiesta apparentemente innocua seguita dalla Bambina si apre ben presto un abisso pericolosissimo che vede coinvolta quella parte di Stato che con uno Stato non dovrebbe mai avere nulla a che fare. E Valentina, questo il nome del giudice, riesce a capire sulla sua pelle e a costo di una vita, quanto possa essere pericoloso e difficile rappresentare la Legge. Lucarelli, che introduce ne “La Bambina” anche dei riferimenti musicali a Pino Daniele e ai Cure, si avvale di un fraseggio intenso ed efficace. La storia è perfettamente organizzata e i personaggi dipinti con evidente, grande maestria.

Il triplo sogno del procuratore” di Giancarlo De Cataldo, come lascia trasparire il titolo stesso, ha una valenza onirica abbastanza forte. Il giudice, stavolta, si chiama Ottavio Mandati e lo vediamo scontrarsi, fin da quando erano semplici compagni di classe, contro Pierfiliberto Berazzi-Perdicò, giovane scaltro e fin troppo smaliziato divenuto, col tempo, sindaco di Novere oltre che uomo d’affari. Di dubbi affari. La “battaglia” tra Mandati e Berazzi-Perdicò incarna perfettamente la sfida eterna tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra correttezza e disonestà. Gli esiti di tale perenne lotta non sono scontati e non hanno nulla di romantico visto che, come De Cataldo sottolinea in questo racconto, il bene deve soccombere sempre più spesso ai colpi bassi del male che, per opportunismo e possibilità, riesce a scovare di frequente delle vie di fuga o degli aggiustamenti non propriamente legittimi. La storia di De Cataldo, rispetto alle due che l’hanno preceduta, è risultata meno compatta, meno organizzata. Non critico lo stile del giudice/scrittore, ma una certa approssimazione nell’allestire l’impianto narrativo e nel collocare i personaggi sulla scena.

Edizione esaminata e brevi note

Andrea Camilleri, Giancarlo De Cataldo, Carlo Lucarelli, “Giudici“, Einaudi, Torino, 2011.

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