Katz Janina

Desiderio su ordinazione

Pubblicato il: 6 febbraio 2012

La mia scrittrice preferita (non è un mistero) è Agota Kristof. Perché parlo di Agota per recensire un libro di Janina Katz? Perché le due scrittrici hanno un elemento letterario comune fondamentale: entrambe hanno scelto di scrivere in una lingua diversa da quella madre. Quando ho letto che la Katz, originaria di Cracovia, dal 1990 scrive le sue opere solo in danese, la lingua del Paese in cui ha scelto di vivere dal 1969, non ho potuto non pensare alla Kristof che ha scritto i suoi libri in francese pur essendo nata in Ungheria, Paese dal quale è fuggita nel 1956.

E’ evidente che quando si sceglie di fare letteratura scrivendo in una lingua che si impara da adulti e che si acquisisce altrove, il compito si fa gravoso e la consapevolezza della propria scrittura diviene sostanziale.
La Katz non scrive come la Kristof, eppure non si può non notare la stessa cura nel maneggiare il linguaggio e lo stesso stile scarno e ruvido. L’approccio di chi deve scegliere ogni singolo vocabolo con l’accortezza e l’umiltà del “praticante”, diviene necessariamente oculato. E così accade anche alla Katz.

Al centro di “Desiderio su ordinazione” c’è il perfetto alter ego di Janina. La protagonista e voce narrante del libro si chiama Olga, ha 65 anni, è un’ebrea cattolica polacca trasferitasi in Danimarca che lavora scrivendo libri per bambini. Olga è stata sposata ad un uomo che ha poi scoperto di essere omosessuale e non ha figli. Va in vacanza in Israele e si gode il sole ed il mare ospite da tempo dello stesso identico albergo: “sono davanti allo specchio del mio vecchio, fedele albergo dove torno ogni volta, anche se probabilmente è il peggiore della città, se non di tutto Israele“. Ma Olga si reca in quell’albergo soprattutto perché c’è Sammy, la sua “trentottenne Lolita“. Si tratta del tuttofare dell’hotel, un uomo che ha 27 anni meno di Olga ed è il suo amante. Un ebreo yemenita bello, bruno, elegante, sposato e che parla solo l’ivrit (l’ebraico israeliano). Tra Olga e Sammy, infatti, non può esserci un dialogo perché nessuno dei due conosce la lingua dell’altro. Eppure comunicano a modo loro attraverso i gesti, le parole pronunciate male, il codice del corpo e quello universale e muto del desiderio. Ed è con il suo giovane amante che Olga parla, quasi come in un ininterrotto monologo, durante tutto il corso del romanzo. A lui spiega continuamente dettagli del suo passato e della sua vita. Tra la donna e il suo amante ci sono differenze abissali per via dell’età ma anche per cultura, vissuto personale ed atteggiamenti.

La storia narrata in “Desiderio su ordinazione” si snoda attraverso stagioni diverse anche se, in realtà, durante tutto il romanzo, Olga non fa che raccontarci la sua vita saltando continuamente da un tempo all’altro, da un luogo all’altro, da un evento all’altro. Dalla sua infanzia alla sua esperienza matrimoniale, dal suo presente con Sammy al periodo in cui viveva con sua madre, dai nonni morti ad Auschwitz alla sua amicizia con l’affascinante ed intelligentissimo Moniek. Inoltre, nella vicenda, si insinuano sovente anche David ed Allergia-Acquamarina, i due bambini immaginari che riempiono le storie che Olga scrive ed illustra per mestiere e che le si presentano, quasi come fossero magiche apparizioni, ogni volta che vogliono.
Sammy riesce a far riscoprire ad Olga il senso del desiderio, le piccole follie, la dolcezza dell’attesa ma anche l’amara consapevolezza di un’amante (non più giovane) che conosce i limiti della relazione che sta vivendo assieme alla piccola vergogna di avere un rapporto che rappresenta qualcosa di inconsueto o, per qualcuno, persino inappropriato o immorale. Olga è una creatura profondamente sensuale e ci parla con spontaneità del suo corpo, della sua carnalità e della sua passione.

Il legame tra Olga e Sammy è un po’ il cuore del romanzo ma è anche una sorta di fulcro attorno al quale girano propositi ma soprattutto ricordi come la costante presenza/assenza della madre della scrittrice. La figura materna è al centro di un conflitto perenne tramutato in un senso di colpa giunto troppo tardi. “Tu eri il mio Gesù e io ti crocifiggevo. Non una sola volta: tante. Ero il tuo Pilato, il tuoi romani, i tuoi ebrei urlanti. Io, la tua amatissima figlioletta. Ma anche tu eri la mia croce. Tu, la mia paffuta, gioiosa, filosofica madre. Ogni volta che ti crocifiggevo ti ribellavi con forza. Mi prendevi a schiaffi, facevi scenate in pubblico, fuggivi. Ma la cosa peggiore era quando tacevi. Ti descrivevo la mia rabbia interiore, ti facevo una relazione completa delle tue colpe: era colpa tua se non mi ero sposata, se non avevo avuto figli, se ero finita a vivere in un Paese in cui non avrei mai voluto vivere…“.

“Desiderio su ordinazione” è un’opera che, nonostante una grande densità narrativa, riesce a mantenersi lieve. Il lirismo della Katz è ovunque anche se la scrittrice trattiene la vicenda ben ancorata a terra seppur si serva, di tanto in tanto, di qualche cruda e sapiente suggestione.

Edizione esaminata e brevi note

Janina Katz è nata a Cracovia nel 1939 da una famiglia ebrea. Durante la Seconda Guerra Mondiale è sfuggita ai campi di sterminio ed è stata affidata ad una famiglia cristiana polacca. Ha studiato letteratura e sociologia. Si è trasferita in Danimarca nel 1969 e per 13 anni ha lavorato presso la Biblioteca Reale. Ha collaborato con diverse riviste ed ha curato molte traduzioni dal polacco al danese. Il suo debutto, come scrittrice, risale al 1991. La Katz è autrice di libri di poesia, di alcuni romanzi, di racconti e di un libro per bambini. Ha ricevuto vari riconoscimenti e premi letterari. Il suo romanzo “Desiderio su ordinazione” è stato pubblicato in Italia da Lantana Editore nel 2012.

Janina Katz, “Desiderio su ordinazione“, Lantana Editore, Roma, 2012. Traduzione di Maria Valeria D’Avino. Titolo originale: Længsel på bestilling (2008).

Janina Katz: Wikipedia (pl) / Litteratursiden (scheda – dk)