Schepis Adriana

Patti Smith. Voglio, ora

Pubblicato il: 22 dicembre 2016

Non ho mai ascoltato Patti Smith. È uno di quei “mostri” che faccio fatica a voler avvicinare. Ci sono libri troppo “grandi” che non riesco a leggere e personaggi troppo “grandi” che non riesco a conoscere. Il motivo è semplice: so che mi costerebbero un’immane fatica mentale ed umana. Mi limito ad attendere che arrivi il momento giusto che, tra l’altro, potrebbe non arrivare mai. Conscia delle mie inibizioni ho comunque accettato di leggere il libro di Adriana Schepis. Patti Smith? Da qualche parte dovrò pur partire, mi sono detta, e una biografia è comunque un inizio. Persino la Schepis, nella sua introduzione, confessa: “Io stessa sapevo poco della sua vita quando ho iniziato questo viaggio“. Bene, rincuorante.

Di biografico, ovviamente, in “Patti Smith. Voglio, ora” c’è molto. Ma ho percepito questa lettura più come uno studio su Patti Smith, un documento utile a ripercorrere l’esistenza di una donna e di un’artista per poterne celebrare la forza, la volontà, il genio. Non ho trovato nulla di sensazionale né di eclatante in quel che scrive la Schepis: questo libro non aggiunge nulla a quello che di Patti Smith si sapeva e si sa. Più che una biografia pura e sensazionale si tratta di un omaggio, quello che una donna fa ad una donna che ama ed ammira.

I richiami ad altri testi su Patti Smith sono costanti: libri, interviste, autobiografie, articoli e altre biografie. La Schepis ha studiato e letto parecchio e, dal materiale a disposizione, ha tratto la sua opera. Gli eventi della vita della Smith vengono ripercorsi gradualmente, con metodo, attraverso uno scrivere fluido e coerente. Ogni pagina è costellata da richiami ed incisi provenienti da altre fonti e l’immagine di Patti Smith che trapela è quella di una persona decisamente fuori dagli schemi. Di più: mi piace pensare a Patti Smith come ad una poetessa indomabile prestata alla musica, quasi per caso, quasi per sbaglio.

Il sogno della Smith parte da New York. È la città che la cura e l’accoglie dal 1967 esattamente come desiderava. Il suo luogo dell’anima, per capirci. Qui conosce uno dei più grandi amori della sua vita, Robert Mapplethorpe, e comincia a frequentare gli ambienti che le consentiranno di divenire l’artista ribelle ed anticonvenzionale che è. Si presenta al mondo con un verso scritto quando aveva diciannove anni e a cui rimarrà legata per sempre: “Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i miei“, introduzione alla sua personale versione del brano “Gloria” di Van Morrison.

Non ha senso ripercorrere qui la carrellata di eventi ed episodi che hanno caratterizzato la vita di Patti Smith perché esiste già il libro di Adriana Schepis. Qui mi basta sottolineare quello che io ho imparato sulla Smith leggendo il libro di Adriana Schepis e quello che ho imparato è che Patti Smith è una donna letteralmente stra-ordinaria. Per aver avuto il coraggio di diventare quello che voleva, per aver avuto l’audacia di pensare e scrivere e amare e desiderare liberamente con ostinazione e caparbietà. Ma, a 34 anni, ha anche scelto di abbandonare tutto, divenire madre e poi ritornare nove anni più tardi. Una mescolanza di tenacia e passione, di delicatezza e dissacrazione, di esaltazione e di sfrontatezza. Ha goduto e patito ogni momento, è stata avversata ed adorata ma, soprattutto, ha saputo accompagnare la propria crescita con un’intelligenza cangiante e uno spirito irriducibile. E, dopo tutto, mi piace pensare a lei come a quella donna coi capelli ormai bianchi che si commuove imbarazzata e senza parole davanti alla platea del Nobel mentre canta per il suo amico Bob Dylan.

Edizione esaminata e brevi note

Adriana Schepis è nata nel 1980 a Trieste. E’ laureata in Psicologia, ha conseguito un dottorato in Psicologia della comunicazione e un master in Comunicazione della scienza. Per Imprimatur ha firmato nel 2015 “Spregiudicate: grandi donne che hanno usato il loro potenziale d’amore” e nel 2016 “Patti Smith. Voglio, ora”.

Adriana Schepis, “Patti Smith. Voglio, ora“, Imprimatur, Reggio Emilia, 2016.

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