Pasolini Pier Paolo

Teorema

Pubblicato il: 13 gennaio 2015

Al sentir pronunciare la parola Teorema i più agguerriti nemici della matematica si dileguano. Dimostrare la verità, la fondatezza di formule traboccanti di numeri e di segni più o meno comprensibili, è impresa non da poco. Tutta la logica in nostro possesso deve essere spesa per giungere all’unica, ammissibile interpretazione. La natura pragmatica e lineare che il titolo ci propone non si ritrova affatto nella storia narrata in questa pellicola; bislacca, sui generis, in certi momenti perfino improponibile ad uno spettatore mediamente ortodosso. Un giovane ospite viene accolto in una placida e mortifera famiglia borghese, avvezza a mimetizzare nei verdi angoli del suo maniero, le proprie psicosi e fragilità. Come una variopinta tavolozza, il quadretto domestico racchiude le caratteristiche stereotipate che ci si aspetta da chi mollemente sprofonda nelle certezze economiche. Un pater familias distinto e affermato nelle sue impeccabili vesti di magnate dell’industria, una moglie colta e impettita, che danza con leggiadria da un salotto a un altro fra le mille ruches dei suoi impalpabili completi pastello. Prevedibili poi i caratteri dicotomici dei due figli; il maschio giocoso e con talento per le arti, la sorella schiva e taciturna, maniacale nel culto dei suoi cari, che porta sempre con sé nel suo album fotografico, rendendosi ridicola agli occhi dei coetanei. La domestica poi ha quello sguardo vitreo e robotizzato, tipico della serva perfetta, uscita da una purgante scuola di orsoline, con conseguente perdita di qualsiasi spirito di volontà. Arriva il predetto giovane e rade al suolo l’intero palazzo, ma non demolendo le sue mura, bensì annichilendo le tiepide e inconsistenti vite dei suoi ospiti.

A ruota finiranno per usarlo come sfogo sessuale; non lo si vede mai prendere l’iniziativa in qualche approccio, si limita con la sua irritante gentilezza da geisha, ad accontentare i loro impulsi. Non sembra che gliene importi molto dello sconquasso generato; difatti un giorno alza i tacchi e se ne va e a nulla valgono le preci dei sedotti e abbandonati. La follia è alle porte. Il rampollo di casa fa le valigie e va, decidendo di soffocare i tormenti di un sentimento travagliato, dedicandosi alla pittura, che è tanto ispirata da usare una orinata come alternativo mezzo espressivo; il ragazzo ha dato in numeri ma con creatività almeno. Senza speranza i destini della sorella e della cameriera; entrambe lasceranno la villa e nessuna in buone condizioni. La ragazza cadrà in una narcolettica depressione che l’ imprigionerà al letto, dal quale la porteranno fuori solo gli infermieri del nosocomio; la seconda donna, una davvero brava Laura Betti, perderà il senno ma acquisterà la santa venerazione dei suoi compaesani; nella guarigione di un bimbo e nella levitazione sul tetto della casa natia si riconoscono le pennellate surreali e irreverenti del nostro Pasolini. Il regista infatti gioca in più di una circostanza a introdurre l’elemento mistico; nella voce fuori campo che sciorina qualche verso biblico e anche nelle insicure pratiche religiose della Mangano pre e post pentimento. L’affascinante donna in questione, dopo aver gustato il piacere del sesso giovanile, finirà per adescare ragazzotti per le strade, e a concedersi persino sulla nuda e cruda terra. Il finale del film segnerà anche la definitiva dipartita cerebrale del padre, un signorile Massimo Girotti, che lascerà agli operai la sua fabbrica, spogliandosi persino dei suoi abiti, in preda ad un raptus urlante.

La storia ha già dell’assurdo in sé, a maggior ragione se a vestire i panni dello sterminatore di cuori, si sceglie un giovane, pallido, noioso, flaccido e anche un po’ trascurato a cui non vien voglia neanche di fare lo shampoo, visto che solo l’unto dei suoi capelli e l’azzurrato sguardo da pesce lesso, sono gli unici elementi che saltano all’occhio di questo scalcinato Terminator sentimentale. Delusione inaspettata da un film stigmatizzato e contestato al suo esordio ma che in realtà ho trovato non così degno d’attenzione. Doveva far scalpore non tanto per l’irriverenza della trama, che sposa la crociata del 68 (anno di uscita del film) contro il moralismo bigotto dell’epoca, quanto per la modestia dell’opera del maestro friulano. Da apprezzare le interpretazioni dei “coniugi” cinematografici Girotti- Mangano, due interpreti di prima grandezza. Da non rivedere, quantomeno nel breve.

Giovanni Capizzi

13/01/2015

Edizione esaminata e brevi note

Regia: Pasolini Pier Paolo

Soggetto: Pasolini Pier Paolo

Sceneggiatura: Pasolini Pier Paolo

Tratto da un romanzo di: Pasolini Pier Paolo

Direttore della fotografia: Ruzzolini Giuseppe

Montaggio: Baragli Nino

Interpreti principali: Stamp Terence, Mangano Silvana, Girotti Massimo, Betti Laura

Musica originale: Morricone Ennio

Scenografia: Puccini Luciano

Costumi: De Marchis Marcella

Produzione: Aeros

Origine: Italia (1968)

Durata: 98 min.

Approfondimenti:

http://www.nytimes.com/movie/review?res=9D05E1D8153AEE34BC4A51DFB2668382679EDE

http://www.imdb.com/title/tt0063678/