Agnoloni Giovanni

La casa degli anonimi

Pubblicato il: 30 marzo 2016

Una delle chiavi di lettura del romanzo “La casa degli anonimi” la possiamo trovare subito nella dedica “Al connettivismo”. Dedica ad un movimento letterario nato ufficialmente da poco più di dieci anni e che – leggiamo da wikipedia – “sulla scia del cyberpunk, si propone di coniugare estrapolazione scientifica e speculazione sociale in una sintesi che non disdegna le sperimentazioni tipiche dell’avanguardia”: in altri termini una letteratura che sappia mettere in relazione l’universo scientifico e quello umanistico. E’ probabile che Giovanni Agnoloni non abbia inteso scrivere il romanzo con lo spirito di un “connettivista” ortodosso, ma il lettore, pur non cogliendo un particolare accanimento riguardo “estrapolazione scientifica e speculazione sociale”, potrà leggervi semmai un connettivismo in senso letterale, alla luce delle misteriose connessioni – appunto – tra i personaggi dentro e fuori “La casa”, in un mondo sempre più sconnesso, dove è ormai normale convivere con disturbanti forme di alienazione e incomunicabilità.

Il romanzo fa parte del ciclo della “fine di Internet” inaugurato da “Sentieri di notte” e ci racconta le vicende di alcuni personaggi, apparentemente molto lontani tra loro, che partendo da Firenze, New York, l’Olanda, il Marocco, si trovano a fare i conti con la perdita di qualcosa, a volte neppure del tutto consapevoli di aver perduto la memoria o un familiare oppure il compagno di vita, in fuga e nel contempo attirati verso misteriose case e personaggi ancor più enigmatici. Difatti appare periodicamente una casa in relazione alla quale il racconto diventa diario in prima persona di visioni metafisiche, forse realtà forse no, che di certo hanno molto a che fare con i fuggitivi e con coloro che stanno cercando di dare una spiegazione razionale alle loro inquietudini. I personaggi che avranno a che fare probabilmente con gli Anonimi e con i loro antagonisti sono un musicista e una editor fiorentini; poi Tarek, un tecnico di origine irachena, che da New York viene trascinato fino a Cuba da un suo ex commilitone; Ahmed, una guida naturalistica marocchina, che ancora non ha superato il trauma della scomparsa della sua famiglia; ed infine lo scrittore olandese Kasper Van der Maart, autore di “Partita di anime” (chiaramente un’autocitazione di Agnoloni), che tenta di raggiungere l’Italia ed invece si ritroverà in una Germania che sembra concretizzare le sue paure: “Ed ecco che sente pulsare dentro di sé un abisso da cui ha sempre cercato di tenersi a distanza: quello del mondo minacciato dalla lacerazione in tanti microcosmi” (pag. 107). Ancora più esplicito: “La sua paura più grande è che la realtà sia andata ben oltre le teorie esposte nel suo saggio, e le sfrangiature, come il clima pare dimostrare, siano penetrate anche all’interno dei continenti , riportando il mondo ad uno stadio pre-tecnologico , dove perfino comunicare a distanze di poche centinaia di chilometri poteva costituire un problema” (pag. 79).

E’ infatti  il marzo 2027, nemmeno due anni dopo quel settembre 2025 che sarà ricordato per il crollo di Internet prima in Europa e poi in Nord America e nel Nord Africa: un ritorno a comunicazioni sempre meno tecnologiche e sempre meno globali causate dai sabotaggi degli Anonimi, un gruppo di oppositori del Sistema, che hanno agito per impedire ad multinazionale tedesca, la prima responsabile della fine della rete,  di conquistare interamente le comunicazioni del pianeta e così di dotarsi di un potere assoluto.

Qualche spunto che ci fa capire come nella “casa degli Anonimi” ci sia tanta carne al fuoco; e come di conseguenza l’abilità dell’autore sia stata proprio quella di rimanere ancorato ad un linguaggio asciutto malgrado l’opera si presti a più livelli di lettura e spesso indulga a momenti misticheggianti (si veda l’immagine di un paesaggio avvolto dalla nube bianca quale probabile percorso per una nuova consapevolezza di sè). Volendo essere ancora più precisi non dovremmo neanche parlare di fantascienza, semmai di fantastico: la tecnologia presente nel romanzo, dai droni ai server, è attuale, non certo futuristica ed anzi – tanto per fare un esempio – l’immagine del walkman (pag. 39), antiquariato già nel 2015, è tutto sommato coerente con l’idea di un progressivo ritorno ad un’era premoderna. Dall’ipotesi di un mondo che si ritrova dall’oggi al domani senza internet scaturiscono innumerevoli interrogativi e altrettante realtà e ipotesi, per lo più inquietanti: appare evidente come Agnoloni abbia voluto rimarcare i condizionamenti negativi dei social network, oltre che della rete in generale, l’omologazione mentale e i rischi di strumentalizzazioni politiche, un pianeta in pericolo a causa degli stravolgimenti climatici, la tecnologia wireless e l’uso dei droni quale rimedio alla mancanza della rete e nel contempo nuovo strumento di dominio, elementi distopici che si rivelano anche nella descrizione di forze dell’ordine ormai ridotte a fare un lavoro sporco alla stregua di brigate della morte, personaggi letterari che prendono vita ma che forse non erano davvero  frutto di fantasia, la ricerca di qualcosa o qualcuno che possa mitigare la propria solitudine, forme spontanee e inaspettate di telepatia che in qualche modo compensano la progressiva carenza di comunicazione tecnologica, contrapposte ad una popolazione che, senza internet, appare sempre più incupita e distante; e non ultima, in un mondo dove le identità si fanno sempre più evanescenti mentre le solitudini si amplificano, l’importanza attribuita ai segni quali strumenti per collegarsi al prossimo, grazie alla citazione di un passo dal Vangelo di Giovanni, quando Gesù era intento a scrivere delle parole, mai rivelate, sul pavimento del tempio: “Non importa quali fossero. Ciò che conta è che le abbia scritte. Allo stesso modo, non ha rilevanza dove e come Joseph Hermann – se di lui si tratta – lo stia conducendo. Ciò che conta è che lui, Kasper Van der Maart, si presti a seguirlo” (pag. 205).

Un romanzo quindi difficilmente assimilabile ad un genere letterario definito e che ci lascia con un finale altrettanto indefinito o, come si suol dire, con un finale del tutto aperto. Un chiaro indizio che degli Anonimi sentiremo parlare ancora.

 

Edizione esaminata e brevi note

Giovanni Agnoloni, nato a Firenze nel 1976, dopo la laurea in Giurisprudenza si è dedicato alla scrittura e alle lingue. Studioso di Tolkien in chiave comparativa con gli autori classici e contemporanei, è autore di Letteratura del fantastico. Compare, con l’articolo “Tolkien as a Benchmark of Comparative Literature. Middle-earth in Our World” nella pubblicazione The Ring Goes Ever On: Proceedings of the Tolkien 2005 Conference (The Tolkien Society, 2008). Ha pubblicato i romanzi Partita di anime (2014) e Sentieri di notte (2012), tradotto in spagnolo (Senderos de noche, 2014), e i saggi Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (2011), Nuova letteratura fantasy (2010) e Letteratura del fantastico. I giardini di Lorien (2004). Curatore e co-autore di Tolkien. La Luce e l’Ombra (2011) e co-traduttore (con Marino Magliani) di Bolaño selvaggio (2012), ha tradotto opere di Amir Valle, Peter Straub, Tania Carver e Noble Smith. Scrive sui blog “La Poesia e lo Spirito” e “Postpopuli”. Autore del thriller in inglese Less Than a Mile (Stonegarden, 2004). Esponente del movimento letterario fantascientifico del Connettivismo, compare nelle raccolte di racconti Noir No War (Giulio Perrone, 2006) e AFO. Avanguardie Futuro Oscuro (Kipple Officina Libraria, 2009). È traduttore per le lingue inglese, francese, spagnola e portoghese. Il suo blog è: http://giovanniag.wordpress.com

Giovanni Agnoloni,”La casa degli anonimi”, Galaad Edizioni, Giulianova 2014, pag. 276.

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2015