Autori Vari

Genuino Clandestino

Pubblicato il: 29 marzo 2016

“Genuino Clandestino” non è soltanto un reportage, un “viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere”: sicuramente impressioni di viaggio, incontri più o meno bizzarri, ma soprattutto il racconto delle motivazioni che hanno portato ristrette comunità e singoli contadini a sfidare le regole del mercato agricolo-industriale contemporaneo. Come possiamo leggere in quarta di copertina: “Genuino Clandestino è una rete informale di realtà agricole e urbane impegnate a promuovere il diritto alla terra e al cibo, nell’ottica della difesa dell’ambiente e del territorio, della promozione dei legami sociali e dei diritti di chi la terra la lavora”. Nulla a che vedere quindi con il sistema che alimenta – nel vero senso della parola – la grande kermesse pop dell’Expo e quello che ci gira intorno. Ed infatti si parla di un’Italia inedita, di “contadini, erboristi, allevatori, panificatori che garantiscono prodotti genuini e autoprodotti, clandestini nella misura in cui non rientrano nei protocolli alimentari decisi dai legislatori per soddisfare gli appetiti dell’industria agroalimentare”. Un libro, arrichito dalle foto Sara Casna e Michele Lapini, che è frutto di un lavoro collegiale (il testo è opera di Michela Potito e Roberta Borghesi), diario di viaggio “dentro l’agricoltura contadini e le sue pratiche di resistenza” (pag. 250), ed anche un modo per chiarire cosa significhino le cosiddette pratiche contadine che si contrappongono alla diffusione dell’agroindustria, passando dalla riformulazione del rapporto tra città e campagna, tra co-produttori e consumatori, da una rinnovata attenzione alle biodiversità all’autorganizzazione dal basso da parte di produttori e consumatori, dalla trasformazione dei prodotti della terra alle comunità del cibo. Una rete informale che gli autori di “Genuino Clandestino” ci hanno voluto far conoscere percorrendo, in dieci tappe, l’Italia degli agricoltori e degli artigiani “alternativi”: in altre parole dieci insediamenti rurali che mostrano un modo più naturale -e non globalizzato- di gestire la filiera tra terra e cibo. In particolare: Strulgador (Montemombraro- Mo), 2Soli (Fara Sabina-Ri), Fattoria La Goccia – Orvieto, Semi Bradi (Umbertide-Pg), Mondeggi (Bagno a Ripoli-Fi), Cascina Malerbe (S. Raffaele Cimena-To), Cascina delle Cingiallegre (Gingia De’ Botti-Cr), Urupia (Francavilla Fontana-Br), Totò e Ceci (Lamezaia Terme-Cz), Terre di Palike (Ramacca-Ct).

Un libro che potremmo definire “militante” e nel quale leggiamo alcuni passaggi molto polemici, del resto inevitabili visto che si parla di “Genuino Clandestino”, ovvero campagna di comunicazione ed anche realtà in continuo movimento, priva di gerarchie: iniziativa che, portando avanti il principio di autodeterminazione alimentare, circuiti di economia locale, coltivazioni che escludono pesticidi di sintesi, diserbanti ed organismi geneticamente modificati, rappresenta quindi gruppi e singoli che si contrappongono alla grande distribuzione.

Viene citato l’Almanacco Slow Food per ricordare come a partire dagli anni Settanta si sia “verificata una convergenza di interessi e poteri tra industrie sementiere, case farmaceutiche e settore petrolchimico, favorita anche da sistemi commerciali simili, specialmente per quanto riguarda sementi e pesticidi”. Risultato? Una rivoluzione che ha sottratto ai contadini semi e autonomia e che “ha comportato anche la scomparsa delle comunità agricole fondate su reti di prossimità e collaborazione” (pag. 253). Osservazioni che ci riportano alle prime pagine di “Genuino Clandestino” e che sicuramente non faranno piacere a Farinetti e ai suoi simili. Molti di noi intendono la parola “neoliberismo” in maniera diversa rispetto “liberismo”, ma basta intendersi e il concetto espresso dagli autori del libro è molto chiaro: “Al giorno d’oggi è di gran moda il marketing del territorio. Si può fare storytellig anche del mondo rurale […] Il sistema economico neoliberista, di cui Eataly è solo un caso esemplare e avanzato, funziona proprio così: si riempie la bocca di quegli stessi valori che in realtà distrugge. Crea delocalizzazione produttiva, omologazione del paesaggio, sfruttamento del lavoro e della terra, impoverimento ecologico, genetico e culturale” (pag. 13). Poco dopo parole non proprio lievi nel ricordare una kermesse che, se organizzata diversamente (e qui potremmo pure citare le parole sconsolate di Carlo Petrini), poteva rappresentare ben altro la greppia di spreco e malaffare: “Pensare di rigenerare l’economia a partire da Expo, è come fare un’operazione di chirurgia plastica su un organismo malato: ci guadagna solo il chirurgo. Imperversa la moda del mercato contadino, del km zero, ma i contadini come sempre non si vedono […] I contadini paiono una specie in estinzione, dunque si possono esporre nel museo” (pag. 14). Mentre invece le “agri-culture contadine non hanno bisogno di un marketing di facciata, perchè sono reali, vere, genuine appunto. Ma è necessario raccontarsi e farsi raccontare le storie di ritorno alla terra” (pag. 16). “Genuino Clandestino” l’ha fatto.

Edizione esaminata e brevi note

Michela Potito, laureata al Dams e specializzata in storia e cultura dell’alimentazione. Vive nella campagna bolognese.

Roberta Borghesi, dopo il dottorato in geografia, coniuga il lavoro di ricerca freelance con la vita in campagna sull’Appennino bolognese.

Sara Casna, diplomata all’Istituto Italiano di Fotografia. Ha partecipato a numerose mostre, lavora come fotografa freelance collaborando con riviste internazionali.

Michele Lapini, laureato in Cooperazione e Sviluppo, lavora come fotografo freelance con agenzie e media italiani e internazionali.

Michela Potito, Roberta Borghesi, Sara Casna, Michele Lapini, “Genuino Clandestino. Viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere”, Terra Nuova Edizioni (collana Stili di vita), Firenze 2015, pp. 280. Postfazione di Wu Ming 2.

 

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2015