Cambor Kate

Gioventù dorata

Pubblicato il: 20 maggio 2012

Se è vero che di “Gioventù dorata” un critico severo come Harold Bloom ha scritto “si legge come un romanzo di Balzac [….] è una narrazione meravigliosa e insieme una visione oscura sull’inquietudine dell’influenza famigliare” e “Le Figaro” ha citato Henry James, diventa davvero difficile non accostarsi con curiosità a questa opera prima di Kate Cambor. Interesse che nasce anche dal fatto che “Gioventù dorata”, malgrado le autorevoli citazioni, non è affatto un romanzo: è semmai una biografia, magari una sorta biografia collettiva, un libro di storia seppur sui generis. Non saprei darvi una definizione efficace di biografia romanzata, ma a scanso di equivoci fin da ora posso anticipare che il libro della Cambor, nonostante il lancio promozionale che ne evidenzia gli elementi brillanti e la letterarietà, non ha nulla a che vedere con una di quelle operazioni editoriali che mescolano reali avvenimenti storici e vicende falsissime, frutto della fantasia dell’autore. Non leggiamo alcun dialogo, che fatalmente sarebbe inventato; semmai, sulla scorta sempre di fonti documentarie che ritroviamo riportate con precisione nelle numerose note, un racconto che descrive anche i plausibili stati d’animo che dovrebbero aver vissuto i protagonisti di “Gioventù dorata” durante la loro complicata vita privata e sociale. Ne consegue una narrazione che spazza via quella freddezza e distacco che è forse il difetto più evidente di tanti libri di argomento storico, almeno quelli che non vogliono abdicare ad una sorta di scientificità e rigore accademico.

Leon, Jeanne e Jean-Baptiste sono rispettivamente il figlio dello scrittore Alphonse Daudet, la nipote prediletta del grande Victor Hugo, il figlio del neurologo Jean-Martin Charcot: i tre personaggi principali che Kate Cambor ci racconta dalla loro prima gioventù, agli albori della cosiddetta Belle Epoque, fino alla loro fine poco prima e durante la seconda guerra mondiale. Eredi di tre famosissimi uomini della Francia dell’Ottocento, sono cresciuti in un ambiente mondano e sfarzoso, a contatto con grandi nomi della cultura e della politica del tempo. Amici d’infanzia, negli anni le loro vite si allontanarono, non prima di ritrovarsi in maniera piuttosto singolare (Jeanne sposò prima Léon, poi Jean-Baptiste, per divorziare infine da entrambi) e perdersi definitivamente.

A partire dal 1870 e dal trauma della guerra perduta contro la Prussia per arrivare alle soglie del secondo conflitto mondiale, in una Parigi che pullulava di cafè, nobili, intellettuali, puttane e salotti, le biografie di questi tre rampolli di buona famiglia si intrecciarono con i più noti avvenimenti sociali e politici di quegli anni, nei quali spesso i loro padri, nonni, parenti, mogli, mariti furono coinvolti in prima persona: dalla caduta dell’Impero, dall’affaire Dreyfus,  alle scoperte di Sigmund Freud,  dal Gruppo dei Cinque con Zola, de Goncourt e Turgenev allo scoppio della Prima guerra mondiale; dalle prime esplorazioni dell’Artico e dell’Antartico allo scandalo di Panama. Decenni che videro crollare il mondo dorato della loro giovinezza e le certezze che, nel loro ambiente intellettuale, sembravano consolidate: eredi di nomi ingombranti Léon, Jean-Baptiste e Jeanne si ritrovarono ad intraprendere percorsi di vita e professionali che ai tempi della loro antica amicizia non erano stati preventivati e probabilmente non erano nemmeno nelle aspirazioni dei loro familiari. Jeanne, dopo la morte del suo terzo marito, il più amato, Michel Nègreponte, visse legata alla memoria del nonno Victor. Léon  Daudet, politico e scrittore mediocre, rinnegò le convinzioni libera­li e repubblicane nelle quali era stato educato e negli anni approdò a posizioni monarchiche  e di estrema destra: nel 1907 fondò, con Charles Maurras, Action française e si distinse per il suo spirito violentemente polemico (con un antisemitismo tutto suo, pur non estremista come quello di altri suoi sodali). Jean-Baptiste Charcot, dopo essersi laureato in medicina forse più per compiacere il padre che per convinzione, riuscì a realizzare il suo sogno di diventare esploratore dei mari: partecipò a due spedizioni in Antartide tra il 1904 e i 1910, lasciando un’importante cartografia; per poi trovare poi, nel 1936, una morte degna del suo nome in un naufragio sulle coste islandesi.

Léon, Jean-Baptiste e Jeanne, come ci racconta Kate Cambor, “come discendenti dei tre più grandi rappresentanti del successo francese del XIX secolo, erano determinati, più di altri, a trarre vantaggio dalle promesse del secolo nascente. Per questo motivo sentirono più profonda la delusione e il disorientamento di una generazione che aveva scoperto l’inadeguatezza moderna della fede della scienza e nel progresso, che invece aveva sostenuto in larga misura i loro padri. Appartenevano a una generazione che era passata per gli estremi: dalle nobili certezze della Belle Epoque all’incubo della Prima guerra mondiale […] Le loro vite offrono uno spaccato eccezionale delle speranze e delle disillusioni di una generazione e delle sfide universali che affiorano tra i sogni della giovinezza e la realtà dell’età matura, tra le aspirazioni di grandezza e le paura della mediocrità” (pag. 24). Tirare fuori i nomi di Balzac o Henry James per “Gioventù dorata” è francamente eccessivo. Ma non è affatto eccessivo definirlo un gran bel libro. E’ la pura verità.

 

Edizione esaminata e brevi note

Kate Cambor è una scrittrice e storica americana. Vive a New York . Ha collaborato a The American Scholar e The American Prospect. Gioventù dorata è il suo primo libro.

 Kate Cambor, Gioventù dorata. Tre vite nella Francia della Belle Époque, Gran Vía (collana Altre vie), Fidenza 2012, trad. Pamela Cologna, pag. 380

 Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2012