Cantarella Eva

Ippopotami e sirene. I viaggi di Omero e di Erodoto

Pubblicato il: 4 maggio 2014

Un confronto tra l’Odissea di Omero e le Storie di Erodoto potrebbe far pensare a qualcosa di particolarmente impegnativo, forse inavvicinabile per un lettore non specialista in letteratura e storia antica. In realtà Eva Cantarella, con “Ippopotami e sirene”, ha affrontato l’argomento in maniera molto intelligente: la chiarezza e il linguaggio divulgativo di questo saggio breve non fanno venire meno profondità di pensiero e contenuti. Giusto sottolinearlo da subito perché non capita spesso, anche se si parla di docenti universitari di fama internazionale. Non che Omero ed Erodoto qui ci vengano svelati in tutto e per tutto – sarebbe impossibile – ma le tesi della professoressa Cantarella ci sono apparse convincenti e, complici studi improntati ad un arido nozionismo, è probabile che molti di noi non abbiano mai colto veramente le capitali differenze tra Omero ed Erodoto. In “Ippopotami e sirene” l’itinerario invece, prendendo le mosse da due tra le più antiche opere di viaggio della letteratura occidentale, approda in luoghi reali e simbolici antitetici: potremmo dire anche due modi diversi di guardare l’altro, l’estraneo. E’ vero che l’Odissea e le Storia sono entrambe espressione del mondo greco ma sono opere nelle quali l’immaginario è quasi agli antipodi. Secondo Eva Cantarella non c’è dubbio che Erodoto, primo storico occidentale e precursore dell’antropologia, spesso racconti mondi che si allontanano dalla realtà, o meglio dalla sua realtà, ma in lui c’è poco o nulla in comune con l’autore o con i reali autori dell’Odissea: “Omero impiega miti e leggende, magia e fiabe per costruire una grande metafora del ritorno dell’eroe alla civiltà. Ciò cui si riferisce Omero quando descrive mondi inesistenti è la realtà capovolta della terra in cui vive, l’opposizione tra grecità e barbarie. Erodoto, invece, utilizza il mondo reale, i luoghi e i regni che lo costituiscono per conferire fascino e originalità a culture molto diverse dalla sua. O meglio, dalle sue, parte greca e parte persiana […] Erano dei racconti grazie ai quali voleva far capire quanto il mondo era grande, vario e affascinante. Quanto si estendesse al di fuori dalle piazze ateniesi, nelle quali egli li intratteneva raccontando le sue storie” (pag. 82).

Al contrario in Omero tutto ruota intorno alla Grecia e quindi compito principale dei poemi è quello di diffondere la cultura e l’educazione della civiltà dell’Ellade. Ne consegue che il “diverso”, per lo più immaginario, nell’Odissea è sempre in relazione all’elemento greco come ad evidenziarne l’inferiorità, l’inciviltà ed anche la pericolosità. Elementi negativi che invece proprio non troviamo in Erodoto, “rapsodo in prosa e autore innanzitutto di un grande resoconto di viaggi e di storie delle periferie più estreme del mondo in cui aveva vissuto” (pag. 135): il nostro primo storico occidentale non si spende in giudizi di valore ed anzi, pur con tutto il sincretismo religioso e le imprecisioni che lo contraddistinguono, viene individuato, grazie alla sua tolleranza e apertura mentale, come il precursore di quello che è comunemente chiamato relativismo culturale. Peraltro, sempre in Erodoto, Eva Cantarella coglie altri aspetti che risultano rari nel contesto culturale greco antico, probabilmente incentivati dalle sue origini ibride: mentre i Greci tendevano ad essere misogini, l’autore delle Storie guardava con particolare ammirazione al genere femminile – si vedano le vicende di Artemisia – ed inoltre riconosceva esplicitamente i debiti che la civiltà dell’Ellade aveva verso altre culture. Questo argomento, insieme a molti altri presi in esame nei sette densissimi capitoli di “Ippopotami e sirene”, viene ulteriormente approfondito nel ricordare il dibattito ed anche lo scandalo suscitato dalla pubblicazione, nel 1987, del libro di Martin Bernal “Black Athena. The Afrodisiac Roots of Classical Civilization”, col quale si è voluto guardare in maniera del tutto nuova al rapporto tra Oriente e Occidente: i Greci si sarebbero limitati a recepire conquiste intellettuali in realtà nate per merito delle popolazioni asiatiche e africane (Athena, tanto per capirci, sarebbe stata una dea africana di nome Neith). Eva Cantarella, pur frenando sugli estremismi e le cantonate di Bernal, si trova in parte d’accordo sul fatto che l’Occidente abbia costruito il mito delle sue origini greco-romane con tanto di mitizzazione indoeuropea e ariana. Polemiche che hanno toccato nervi scoperti, hanno suscitato reazioni politiche e che in qualche modo hanno ricordato la contrapposizione grecità-barbarie contenuta nell’opera di Omero e in quella di Eorodoto.

Due cartografie diverse, il Mediterraneo da una parte, il Mondo conosciuto o conoscibile dall’altra, che poi si concretizzano in diversi approdi, visoni e finalità: in Omero il ritorno dell’eroe all’unica vera civiltà; in Erodoto l’occasione del confronto con “l’altro”, senza negarsi le più ardite riflessioni sulla grandezza del mondo e sulle diverse culture che lo abitano.

Edizione esaminata e brevi note

Eva Cantarella (Roma, 1936), giurista e scrittrice. Ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano 1987, 2006), I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma (Milano 1991, 2005), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna 2010), “Sopporta, cuore…”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Fort Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri – Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs.

Eva Cantarella, “Ippopotami e sirene. I viaggi di Omero e di Erodoto”, Utet (Collana: Dialoghi sull’uomo), Novara 2014, pag. 142.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2014