Costantini Costanzo

Roma città satanica

Pubblicato il: 14 marzo 2015

Il titolo “satanico” non deve far pensare che il libro postumo di Costanzo Costantini sia tutto incentrato su Satana e satanismo, oppure, come leggiamo da qualche anticipazione, che Roma sia rappresentata semplicemente come “la nuova Babilonia”. “Roma città satanica” è piuttosto una sorta di zibaldone di pensieri, di storie, di idiosincrasie, che forse Costanzo Costantini avrebbe ulteriormente revisionato prima della sua pubblicazione. Forse anche materiale scritto diversi anni fa e fino ad ora inedito. Qualche indizio l’abbiamo trovato ad esempio leggendo della vicenda del delitto Casati Stampa, avvenuto nel 1970: “[ndr: Il marchese Camillo Casati] aveva sposato in prime nozze la soubrette Lidia Holt dalla quale aveva avuto una figlia, Annamaria, che ora ha diciotto anni” (pag. 215).

Comunque sia il filo rosso che unisce le pagine di “Roma città satanica” è costituito dal male in tutte le sue forme, da quello inteso appunto come Satana, e quindi il male secondo la religione e, parente stretto, dal male nella Storia e nella cronaca della città capitale d’Italia, della cristianità e della prostituzione: da Nerone, Caligola, Otone, alle vicende romane di Pasolini e Fellini, passando per papa Borgia, alla morte papa Giovanni Paolo I ai boss della Magliana, dalla Dolce Vita ai misteri del caso Bebawi fino al delitto di Via Veneto e all’incontro con l’ambiguo e inquietente pittore boliviano Benjamin Mendoza y Amor, già attentatore di Paolo VI in quel di Manila. Insomma, un gran campionario di personaggi, romani e non, ma che con Roma hanno avuto comunque a che fare, che hanno condizionato la storia di questa città, oppure ne sono stati condizionati, molti dei quali hanno preso “le sembianze di questo nemico di Dio [ndr: Satana], spesso persino nelle stanze del Vaticano attraverso i suoi più alti esponenti”. Del resto lo stesso Costantini aveva già scritto “Roma al rogo”, che ci raccontano come “requisitoria contro il degrado che investe la cosiddetta città eterna” e che quindi ha qualcosa da spartire con questa sua opera postuma. Anche “Roma città satanica”, specchio di un paese malato e corrotto, ha molto della requisitoria, malgrado la parola “zibaldone” non sia stata usata a caso, vuoi per sottolineare i tanti accostamenti arditi e una dispersività non sappiamo quanto voluta: c’è difatti un po’ di tutto, dai demoni alle sette per finire al degrado politico e morale di nomi noti del jet set. Storie, leggende, verità e probabili bugie che evidentemente Costantini ha voluto rappresentare in maniera provocatoria, vuoi riportando le interpretazioni più trucide delle tragedie vissute nella capitale della cristianità e della Repubblica, vuoi dando la parola a personaggi fuori dall’ordinario come l’esorcista padre Amorth. Leggiamo sul cosiddetto sacco di Roma: “La popolazione, affamata, è costretta a cibarsi di gatti, cani, persino topi, contraendo malattie tremende, peste o colera. Le fonti parlano anche di casi di cannibalismo” (pag. 48).

Un libro che, in virtù di ampie citazioni, a volte quasi antologia di opere altrui, soprattutto riprende temi di monografie che Costantini aveva pubblicato anni fa riguardo incontri con esponenti della cultura romana, letterati, artisti, uomini di cinema. Si ricordano, ad esempio, le diatribe tra Gore Vidal e Tinto Brass per il film su Caligola, oppure gli scontri feroci tra Balthus e Federico Zeri, le note perfide su Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Sandro Chia, Francesco Clemente. Ma soprattutto pensiamo alle tante pagine impietose dedicate all’uomo Pasolini, alle sue pericolose scorribande notturne, al suo incompiuto “Petrolio”; ma soprattutto i capitoli dove compare il Fellini romano, l’artista che sembra aver rappresentato al meglio l’immagine della capitale nuova “Babilonia”: “Sia prima che dopo il Gran Tour, gli artisti, gli scrittori, gli archeologi, gli storici avevano contemplato Roma dall’alto alto, mentre Fellini l’aveva osservata dal basso, e si era convinto che, se si fosse toccato il suo sottosuolo, la città sarebbe sprofondata su se stessa inabissandosi nel vuoto […] Fellini ci ha offerto un punto di vista assolutamente nuovo: la città vista dal sottosuolo, come Dostoevskij vedeva San Pietroburgo. In apparenza una città celeste, sorvolata da angeli e cristi come i cieli di El Greco, in realtà Roma è una suburra, una cloaca massima, una abissale miscela di volgarità e di crimine, di violenza e di orrore” (pag. 191-192). Frasi provocatorie ma evidentemente, al di là di volute esagerazioni, sentite, frutto di pessimismo e di consapevolezza. C’è da pensare che, se l’autore fosse vissuto ancora qualche anno e avesse visto in presa diretta lo scoperchiarsi della fogna di “Mafia capitale”, avrebbe avuto poco da aggiungere. I “satanismi” della Roma del passato remoto e del passato più recente, provocatoriamente raccontati da Costanzo Costantini, si svelano parenti stretti dei delitti e delle mafie dei nostri giorni.

Edizione esaminata e brevi note

Costanzo Costantini, (1924, Isola Liri – 2014, Roma) scrittore e giornalista italiano. Trasferitosi giovanissimo a Roma si era laureato in filosofia, occupandosi poi di letteratura, cinema e arte. Quale redattore culturale del Messaggero di Roma ha intervistato i maggiori scrittori, cineasti  attori e attrici di ogni parte del mondo. Parecchie di queste interviste le ha pubblicate nei Re del cinema e nelle Regine del cinema. Ha pubblicato le biografie di Francesca  Bertini, Luchino Visconti, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Igor Mitoraj, Carlo Guarienti e Umberto Mastroianni. Il suo libro su Fellini, uscito in Francia nel 1995, è stato pubblicato finora in venticinque lingue. Il suo romanzo “Ho tentato di vivere” è stato tradotto in film da Nicholas Roeg con il titolo “Bad times”. Ha pubblicato inoltre con Marina Ripa di Meana “Cocaina a colazione”, le biografie dei tre pittori maledetti  Schifano, Angeli, Festa, e “Roma al rogo”.

Costanzo Costantini, “Roma città satanica” Iacobelli (collana Parliamone), Pavona di Albano Laziale 2015, pag. 240. Prefazione di Marina Ripa di Meana.

Luca Menichetti. Lankelot, marzo 2015