Giavazzi Francesco

Lobby d’Italia

Pubblicato il: 8 dicembre 2006

Non è mai stato facile in Italia prendere una posizione chiara su certi temi, di fatto considerati “tabù”, oltretutto con la schiettezza stilistica, quasi brutale, che è propria di Francesco Gavazzi: è sempre stato più premiante (per alcuni) rimandare, fare finta di nulla, addossare le responsabilità a chi aveva preceduto, non inimicarsi ceti sociali, forse minoritari, ma utilissimi per mantenersi ben salda la poltroncina. Qualcuno di voi avrà sentito parlare della cosiddetta “Agenda Giavazzi”: in soldoni (proprio il caso di dirlo quando si parla di economia) le tesi, inizialmente inascoltate ed accolte anche con scetticismo e fastidio, che il nostro ha dispensato nei suoi editoriali, e non solo, proprio per la loro capacità di cogliere le dinamiche economico-finanziarie del nostro paese e di conseguenza le loro dispendiose incongruenze, hanno voluto dire individuare i temi da porre in cima all’agenda politica; lo dimostra la cronaca di questi giorni, malgrado le sempre vive resistenze politico-istituzionali di chi ha tutto l’interesse a conservare un comodo status quo.
In “Lobby d’Italia” troviamo un’antologia di editoriali scritti da Gavazzi per il Corriere della Sera   ed anche per il Financial Times, La Naciòn, La Nuova Venezia tra il 1998 e il 2005; perciò a cavallo tra il precedente governo di centro sinistra e l’intera legislatura berlusconiana.
L’aspetto francamente inquietante è che questi articoli, ordinati per argomento, nonostante il lasso temporale che li distanzia tra la loro pubblicazione e il nostro 2006, conservano tutta la loro attualità: le ragioni della lentezza della giustizia civile, la mancata liberalizzazione delle professioni, della fallita riforma del risparmio, dei concorsi universitari, dell’abolizione dei titoli di studio, della mai iniziata liberalizzazione dei servizi pubblici locali, la mancata riduzione dei servizi alle imprese (“un euro in meno di aiuti, per un euro in meno di tasse”) e via dicendo.
L’indice del volume vi darà un’idea di dove Giavazzi ha voluto andare a parare (non facendo sconti a chicchessia):
1. I privilegi di pochi che paghiamo tutti: (Premessa; Le corporazioni e i diritti negati dei consumatori; Il rimedio della concorrenza; I conti di un processo poco civile; Le tariffe degli avvocati; Perché la giustizia è tanto lenta?; Se il ministro liberalizza gli ordini; Concorrenza ed inflazione; Prezzi e rendite; Appunti per un ministro);
2. Scuola, università, ricerca: (Non si cresce senza ingegneri; L’occasione perduta; Lauree in ipocrisia; Ministro Moratti, resista!; I conservatori della ricerca; Una Cambridge anche in Italia; Milano e la ricerca);
3. L’indipendenza dei giornali: (Stampa al futuro; Il coraggio di Ferruccio De Bortoli);
4. Due Italia; chi compete (e fatica) e chi è protetto (e guadagna): (Come competere con la Cina; Le aziende lontano dal mercato; Tre domande agli industriali; Meno incentivi meno tasse; Ma Parigi ha un modello?; Un premio all’Italia dei sussidi; Nella domenica della Ferrari; Il coraggio che servirà agli Agnelli);
5. Liberalizzazioni mancante e autorità assediate: (Il complesso del gambero; Le privatizzazioni di Giulio Tremonti: solo i tabacchi di Stato; E le imprese fanno finta di niente; Ma Milano ha un tesoro e non lo usa; L’incredibile decisione di multare Ryanar; L’Alitalia e i liberisti del centro-destra; La sirena elettrica del ministro Amato);
6. L’Italia del non-lavoro: (Perché abbiamo il più basso tasso di occupati; Il grande spreco dei fuori corso; I sotto-italiani esclusi dai patti; Fare spazio agli esclusi; Le tre Italie dei privilegi; Milano e i clandestini: basterebbe un po’ di immaginazione);
7. Tagliare le spese o pagare le tasse?: (Il problema delle tasse; Ma Maggie tagliò la spesa; Per uno 0,4 per cento del Pil; Il fantasma del condono, Tecnici e politici; Lettera allo sconfitto);
8. Mercati e regole: (Quei conflitti sul risparmio; Risparmiatori dimenticati; Mercato e diritti dei risparmiatori; Rischi e regole; I dirottatori dei bilanci; L’Ipotesi europea; La designazione dei membri del comitato esecutivo della Banca centrale europea: un metodo da cambiare; L’Europa che cresce e le banche centrali; 31 maggio 1997: quale futuro per la Banca d’Italia?; La relazione di Bankitalia: quattro domande al governatore);
9. La cittadella delle banche: (Un passo coraggioso; Banche, ora parli il ministro; Banche: i rischi dell’autarchia; I gattopardi del credito; Una moderna teocrazia; Il modello bancario che seve alle imprese; La politica, le Generali e uno strano emendamento);
10. Gli Usa: ricchi, bravi (e indebitati): (Fino a quando saremo condannati a esportare il nostro risparmio negli Usa); La lezione americana per creare lavoro; Il debito americano? Nelle tasche dei cinesi);
11. America latina: viaggio nella crisi: (Da Boston alla Patagonia. La febbre globale dei risparmi; Argentina, tesori all’estero e fame dei bimbi; Il futuro dell’Argentina);
12. Diario cinese: (Lo sviluppo che respinge la democrazia; la spinta delle élite in divisa; Yuan e le riforme);
Epilogo. Prigionieri di noi stessi.

Tutto è opinabile, ovviamente, ma non si può negare al nostro autore chiarezza nell’esporre le sue tesi e una totale mancanza di qualsiasi indulgenza nei confronti dell’interlocutore politico, sia esso il pur stimato Giuliano Amato, la Commissione europea, sia soprattutto il Governo Berlusconi e i suoi ministri. “Soprattutto” visto che la maggior parte degli articoli in questione risalgono al periodo 2002-2005.
Meritano alcune citazioni: “Berlusconi ci promise di capovolgere l’Italia come un calzino: la misura del suo fallimento la si legge, prima ancora che nei dati di un’economia che ha smesso di crescere, nella relazione che l’Autorità Antitrust ha inviato al Parlamento nella primavera 2005 a commento delle norme sulla competitività approvate dal suo Governo. Riferendosi agli ordini professionali, l’Autorità scrive: “La competitività dei professionisti italiani richiede un profondo rinnovamento del sistema degli ordini, ma dal provvedimento del Governo non emerge alcun ripensamento del loro ruolo”; (dall’Introduzione); “Lo Stato rimborserà alla regione Calabria gli stipendi delle 11.500 guardie forestali che essa ha assunto (in Lombardia sono 450): costo 50 milioni. E’ legittimo, ed anche equo, ridistribuire il reddito verso la regione più povera, ma il modo in cui lo si fa è il peggiore possibile. Si privilegiano i raccomandati che sono riusciti a farsi assumere alla Regione e si toglie loro ogni incentivo a trovare un lavoro vero”.
Ma non solo; riguardo l’innalzamento del tasso d’inflazione programmato: “Sorprende che interventi tanto dirigisti vengano proposti da un Governo che ogni giorno, a parole, si dichiara liberista. Il Governo ha una sola arma per combattere l’inflazione: la concorrenza. Inizi ad usarla e vedrà quanto rapidamente scenderanno i prezzi”. Penso che questo vi ricordi qualcosa, anche di molto recente.
La ricetta di Giavazzi?
Meglio sarebbe dire “le” ricette, ma in estrema sintesi possiamo ricordare un elenco di interventi a costo zero: per tagliare i costi dei servizi alle imprese, liberalizzare le professioni e aprire il mercato bancario alla concorrenza estera, cioè approvare la legge sul risparmio trasferendo alcune competenze dalla Banca d’Italia all’Antitrust; sulla ricerca, prima di spendere, cambiare le regole: abolire il valore legale delle lauree, abolire i concorsi universitari, liberalizzare le tasse universitarie, finanziare quei dottorati che si impegnano a esporre i loro studenti sul mercato accademico internazionale; modulare i trasferimenti ai comuni in funzione di quanto fanno per liberalizzare le licenze e per vendere le ex municipalizzate; ovvero riscoprire il valore e i benefici della concorrenza. Questo voleva dire, secondo Giavazzi, che sarebbe stato molto ma molto meglio che l’Alfa Romeo non fosse andata alla Fiat, che la battaglia per l’italianità delle banche non stà né in cielo né in terra, che la difesa della golden share è in realtà la posizione di chi vuole far sopravvivere le Partecipazioni statali.
In questo contesto italiano, ideale per chi vive di rendita, il vero rischio, secondo Giavazzi, è che le tante lobby che si arricchiscono e nel contempo impediscono al Paese di funzionare come un paese civile ed autenticamente europeo, dopo aver prevalso sotto Berlusconi, l’abbiano vinta anche col governo di centrosinistra.
Governo di centrosinistra, aggiungo come inciso, che, non si sa con quanta convinzione e capacità di manovra, pare voglia prendere le redini di una liberalizzazione del sistema economico; pur con al suo interno forti componenti stataliste e radicali, ben più forti rispetto agli anni 1996-2001.
Potremmo dire una politica liberista, tipica di una destra liberale, da parte di uno schieramento con forte identità di sinistra: uno dei tanti paradossi italiani.
Prima dicevo dell’indulgenza pressoché nulla di Giavazzi nei confronti di chicchessia.
A suo onore bisogna riconoscergli il coraggio di parlare senza alcuna remora anche della “casta” cui appartiene.
Alcuni esempi: “I professori universitari godono di molti privilegi. …Il Ministro Moratti aveva promesso una riforma dei concorsi universitari che oggi sono una burla. Basterebbe poco, anche solo limitare a uno il numero dei vincitori quando il posto disponibile è uno, ma nemmeno di questo il ministro sinora è stato capace. Un Governo che avesse il coraggio di togliere a queste corporazioni qualche privilegio, che impedisse ai tribunali civili di chiudere da metà luglio a metà settembre, sarebbe più credibile quando, giustamente, chiede ai lavoratori dipendenti rinuncino ad andare in pensione a cinquantasei anni con il metodo retributivo. E, invece, gli interessi della categorie potenti sono intoccabili e si resta attoniti di fronte all’incapacità del Governo di far prevalere l’interesse comune”.
Un coraggio, seppur ovviamente criticabile riguardo i contenuti dell’analisi, che lo vede in compagnia di quel Raffaele Simone, autore de “L’Università dei tre tradimenti”, un saggio pubblicato alcuni anni fa e che, oltre ad avere una visione pressoché identica (e più approfondita) dei nostri guasti accademici, ha avuto l’onore di ricevere critiche parecchio stizzite; evidentemente qualche nervo scoperto era stato toccato. Ed ancora un inciso sul Decreto di riforma del Consiglio Nazionale della ricerche (articolo del 2003), di cui si può cogliere tutta la sua attualità e che non risparmia anche un totem come la Rita Levi Montalcini: ” La reazione della comunità scientifica è dura; il premio Nobel Rita Levi Montalcini chiede una mobilitazione generale. …Tremonti e Grilli non accettano più, come giustificazione per nuovi finanziamenti che così si era fatto in passato, ma chiedono che si valuti i risultati dei denari fino ad ora spesi…L’Italia è il paese avanzato che spende meno in ricerca. Ma prima di aumentare i finanziamenti, come giustamente ha chiesto anche ieri il presidente della Commissione europea Romano Prodi, è prudente chiedersi come vengono utilizzati quelli oggi disponibili e perché spesso neppure questi vengano spesi. Il problema non solo i singoli gruppi di ricerca, bensì la struttura burocratica degli enti nazionali e i loro organi di governo, spesso guidati da ricercatori più noti per le loro amicizie politiche che per le pubblicazioni scientifiche”.
Ripeto: sicuramente molte delle argomentazioni e delle tesi di Gavazzi potranno risultare irritanti per chi ha una visione più idilliaca del nostro paese, magari dei governi passati o della propria professione; per altri, invece, che hanno una visuale privilegiata, ad esempio, tra la pubblica amministrazione ed il mondo dell’avvocatura, tra le altre cose con tutto quello che vuol dire l’interesse ad allungare i processi, le pratiche amministrative, resta molto difficile dissentire.
Sono articoli non nuovi, certo non ignoti a chi è fedele lettore del Corriere, ma, con “Lobby d’Italia”, averli tutti insieme ed ancora così attuali, fa un’impressione – vi assicuro – tutt’altro che positiva. Intendo dire per le sorti della nostra Italia.

Edizione esaminata e brevi note

Francesco Giavazzi, nato a Bergamo, si è laureato in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1972 ed attualmente insegna economia politica all’Università Bocconi, della quale è stato pro-rettore alla ricerca tra il 2000 e il 2002.
Dal 1992 al 1994 è stato dirigente generale del Ministero del Tesoro, responsabile per la ricerca economica, la gestione del debito pubblico e le privatizzazioni. Dal 1992, anno della privatizzazione, alla conclusione dell’OPA lanciata dalle Assicurazioni Generali, è stato membro del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo di INA s.p.a. e, in rappresentanza di INA spa, vice-presidente del Banco di Napoli dal 1998 al 2000.
Inoltre fa parte del Gruppo dei consulenti economici del Presidente della Commissione europea e collabora con il Corriere della Sera e con Project Syndicate (http://www.project-syndicate.cz), un archivio on-line di articoli scritti da economisti di vari paesi.
I suoi editoriali ed alcuni dei suoi contributi accademici possono essere letti su http://www.igier.uni-bocconi.it/giavazzi.

“Questo nostro Paese assomiglia a un bellissimo Meccano. Purtroppo è montato male. Ci sono qua e là negli ingranaggi dei sassi che ne bloccano i movimenti… Non c’è altro da fare che smontarlo e rimontarlo pezzo per pezzo”.
F. G.

Francesco Giavazzi – Lobby d’Italia – pag. 150 – BUR Rizzoli “Futuro Passato” – quinta ed. marzo 2006 – € 8,20

Recensione pubblicata su ciao.it il 16/8/2006 e qui parzialmente modificata

Luca Menichetti. Lankelot, dicembre 2006.