Kasparov Garri

Scacco matto a Putin

Pubblicato il: 22 aprile 2014

Garri Kasparov non è stato soltanto il più grande campione di scacchi di sempre, o quanto meno uno dei più grandi in assoluto. Kasparov è stato anche una spina nel fianco del regime sovietico, ed ora, coerentemente con la sua idea di libertà, è diventato un radicale oppositore del regime putiniano. Proprio a riguardo la Isbn di Milano ha pubblicato, col titolo un po’ furbo di “Scacco matto a Putin”, una raccolta di articoli di Kasparov apparsi tra il 2010 e il 2014 su testate internazionali e sul suo sito kasparov.com. Un titolo che rappresenta l’auspicio del grande scacchista, non certo una realtà. Articoli, o forse più precisamente appelli al popolo russo e agli occidentali, che magari non saranno esempi memorabili di giornalismo, ma difficilmente criticabili quanto a chiarezza e capacità di denuncia: non un generico attacco a Putin e ai suoi oligarchi, ma pagine impietose che intendono sbugiardare con precisione la propaganda del regime in merito all’attuale sistema giudiziario, alle false opposizioni e alle elezioni farsa, alle Pussy Riot, alle olimpiadi invernali di Soči, all’annessione della Crimea, ai rapporti tra Obama e la Russia. Senza dimenticare le vicende che hanno visto lo stesso Kasparov arrestato e sotto processo per la sua attività di oppositore politico; salvo dover ammettere come i riflettori e la notorietà internazionale gli abbiano evitato guai ben peggiori. Insomma, un obiettivo chiaro quello del leader del “Fronte civile unito”: rivelare al mondo la vera natura del regime di Putin, quale autoritarismo mafioso, privo di un’autentica ideologia ma con l’unico scopo di restare al potere e continuare a rubare. Detto così sembrerebbe l’identikit del nostro sistema partitocratico e dei nostri televenditori prestati alla politica. Ma mentre da noi è più facile che si caschi nella farsa, in Russia, dove le istituzioni sono state piegate al volere di una banda di oligarchi, con tanto di oppositori incarcerati e ammazzati, è più giusto parlare di dramma. In altri termini un regime “asiatico” che “si esprime attraverso l’autosufficienza del potere al governo, e non è limitato da alcuna norma o regola” (pag. 34).

Proprio per questo motivo non c’è affatto da stupirsi per la dura polemica di Kasparov nei confronti dei governi occidentali: “Per quanto Putin e i suoi alleati rappresentino un problema russo, e che solo i russi possono risolvere, è patetico vedere quanto supporto straniero abbia ricevuto questo dittatore, da parte di coloro che al contrario dovrebbero rappresentare i valori del mondo libero. La mia richiesta ai leader stranieri – ormai la seconda generazione ad avere a che fare con Putin – è sempre stata semplice: smettetela di fornire a Putin credenziali democratiche; fate affari con la Russia, così come li fate con la Cina, ma non fingete di avere di fronte un uomo democratico. In Russia, un paese con scarsa esperienza di cosa sia la democrazia, Putin ha utilizzato in modo molto efficace i propri rapporti con questi leader […] Con il passare dei mesi e degli anni, Obama, ormai al secondo mandato, ha accantonato il tema dei diritti umani, e ha continuato con la filosofia il cui adagio recita: ‘Gli affari sono affari’, che era già stata fatta propria da Clinton e poi da Bush junior” (pag. 65 e pag. 115). Anche come Italia non ci siamo fatti mancare nulla con l’ex premier, quello del lettone, più volte citato come emblema di affarismo: “Per altri ancora, come Silvio Berlusconi o Gerhard Schroder, l’unica preoccupazione è stata, letteralmente, quella di fare più affari possibili con Putin” (pag. 57). E poi ancora: “La conseguenza meno evidente del fallimento collettivo dell’Occidente nel suo opporsi a Putin è la perdita di credibilità causata dell’impiego di un doppio standard. Basti considerare il messaggio che lasciano passare i leader americani quando parlano con trasporto della democrazia in Iran o in Afghanistan, mentre trattano la Russia di Putin come un membro del loro stesso club democratico: il messaggio è che la democrazia e i diritti umani sono soltanto una carta da giocare quando conviene, e da scartare quando non conviene più” (pag. 56). Non ultima, nel pretendere misura e buon senso, la polemica nei confronti di Snowden, fresco di asilo politico in Russia, e di certi azzardati paragoni: “non c’è alcun dubbio che qualsiasi violazione delle libertà personali e dei diritti dell’individuo da parte di un governo debba essere criticata e dibattuta […] Ma i cittadini che si trovavano a vivere oltre la cortina di ferro non erano terrorizzati dai servizi segreti a causa della raccolta dei dati personali. Vivevamo nella paura perché sapevamo bene cosa sarebbe successo se avessimo mostrato anche il minimo segno di dissenso nei confronti del regime […] Il presidente russo è sempre stato abile nello sfruttare i propri gesti autoritari, ma spesso sono stati i leader e la stampa occidentali a cercare dei pretesti per non definirlo un dittatore. Questo connubio di forza e debolezza è connaturato nel dna del mondo libero” (pag. 21).

Tutte argomentazioni – c’è da giurarci – che risulteranno sgradite ad una larga fascia di italiani, non fosse altro che Kasparov, senza alcuna esitazione, nel cucuzzaro dei regimi dittatoriali e autoritari  mette i governi dell’Iran, del Venezuela chavista, della Siria; tra l’altro tutti in qualche modo protetti o in buoni rapporti con la Russia di Putin. L’ammirazione che molti italiani mostrano per l’ex tenente colonnello del Kgb, ammesso che la loro cultura geopolitica non si limiti soltanto a qualche dubbio articolo scovato su internet, avrà sicuramente diverse motivazioni, non ultimo “il nemico del mio nemico è mio amico”: una Russia vista come felice alternativa all’Europa dei banchieri, della Trilateral e di chissà di quali altri abomini. E’ chiaro quindi che ai putiniani di casa nostra non potrà certo piacere quanto scrive Kasparov sulla spaventosa corruzione della Russia turbocapitalista, sull’economia mafiosa in mano agli oligarchi, sul fatto che in questi anni si sia prodotto un devastante processo di privatizzazione dei profitti statali russi. Quale conclusione possiamo citare un’affermazione di Putin del 2005, ricordata anche da Kasparov nei suoi articoli, e che potrà forse spiegare cosa è successo, cosa sta accadendo, cosa presto accadrà in Russia e negli stati confinanti: “La dissoluzione dell’Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del novecento”.

Edizione esaminata e brevi note

Garri Kasparov, nato nel 1963 A Baku, in Azerbaigian, è stato campione di scacchi dal 1985 al 2000. Dal 2007 è impegnato in un’intensa attività politica in favore della libertà d’espressione e della democrazia e contro il regime di Vladimir Putin. In seguito alle proteste e alle manifestazioni a cui ha partecipato a fianco della coalizione di opposizione L’Altra Russia è stato arrestato più volte. Pubblica articoli a proposito della situazione politica e dei diritti civili in Russia su importanti testate internazionali, dal Time al Wall Street Journal al Washington Post.

Garri Kasparov, “Scacco matto a Putin”, Isbn edizioni, Milano 2014, pag. 190. Traduzione di Mario Bonaldi

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2014