Lupi Gordiano

Fidel Castro. Biografia non autorizzata

Pubblicato il: 23 settembre 2012

Ci sono tanti modi per farsi trattare da fascista, imperialista, bieco capitalista. Uno dei più efficaci è criticare Fidel Castro e gli esiti della cosiddetta “rivoluzione cubana”. Per questo motivo un libro come la biografia “non autorizzata” del Lider Maximo non potrà piacere a coloro che, a dispetto del crollo di muri e sistemi dittatoriali, vedono nel regime di Castro un baluardo intoccabile dell’anticapitalismo e quindi una speranza in un modello di “socialismo caraibico” che non può assolutamente essere messo in discussione. Al punto che ogni refolo di critica, nel più puro stile benaltrista, merita l’accusa di voler ripristinare una dittatura come quella di Batista; con la pretesa che la propria immaginazione diventi una realtà incontestabile e che i Minà, Marcelli, Vasapollo e compagnia brutta siano addirittura persone serie e credibili. Questi ultimi intellettuali, o presunti tali, sono davvero in buona (o brutta) compagnia se pensiamo che un Gabriel García Marquez, uno dei tanti soggiogati o comprati dal mito del Lider Maximo ha definito Castro “un buon dittatore”. E giustamente Lupi scrive: “Non esistono dittatori buoni e il famoso scrittore lo sa bene. La storia non lo assolverà per le troppe omissioni: un Premio Nobel per la letteratura avrebbe precisi obblighi nei confronti dei lettori” (pag. 135). In realtà il libro di Gordiano Lupi, scrittore da molti anni attento osservatore della complicata realtà cubana, non è affatto un esercizio volto a sputtanare Fidel Castro senza se e senza ma. E’ semmai un’opera divulgativa, probabilmente scritta senza eccessive velleità di completezza, che, a dispetto di quanto possano pensare i tanti detrattori dell’autore (come s’è detto le critiche a Castro provocano questi effetti collaterali), è caratterizzata da un grande equilibrio e dalla consapevolezza che il dittatore cubano è una figura complessa che, ai grandi demeriti, accompagna indubbi pregi e notevoli qualità intellettuali.

Il Fidel Castro che viene fuori dalle pagine di Lupi è un tipo anarcoide, colto, grande parlatore, una sorta di incantatore di serpenti, grande amatore, grande mistificatore, ma soprattutto un rivoluzionario che negli anni ha saputo cambiare pelle e che, anche a causa della demente politica degli USA, si è trasformato da nazionalista, coraggioso antagonista del regime di Batista, forse pure con in mente qualche sincera idea libertaria e liberale, in rivoluzionario comunista, propugnatore di una pianificazione economica addirittura più radicale rispetto ai paesi satelliti dell’URSS, e quindi dittatore a tutti gli effetti. In altri termini un caudillo in versione socialista e caraibica che la cecità politica degli Stati Uniti ha sospinto verso il comunismo: la rivoluzione, sicuramente necessaria per abbattere un regime sanguinario come quello di Batista, accolse nel suo seno i comunisti “ma il comunismo è sempre stato al servizio della rivoluzione cubana e non viceversa”. Ricordiamo che sulla Sierra il futuro Lider Maximo aveva parlato di elezioni, libertà di stampa e di parola, indipendenza della magistratura e ritorno alla Costituzione del 1940; ma poi “Fidel ha sempre risposto a queste accuse sostenendo che in un primo momento erano veri obiettivi rivoluzionari, ma con le nuove tappe della rivolta sono passati in secondo piano, lasciando il posto a istanze più concrete e pressanti” (pag. 69). Questa giustificazione, unita al fatto che da anni esiste un embargo da parte degli USA (facile argomento per motivare razionamento e miseria nonostante gli aiuti da parte dell’URSS), la sentiamo sempre anche in bocca agli innamorati del regime di Castro; gli stessi che poi magari si svenano nel raccontarci quanto sia bella la nostra Costituzione democratica e parlamentare e di come da noi la democrazia sia messa in pericolo da un aspirante caudillo col capino incatramato. A quanto pare la coerenza e l’amore per la democrazia è anche una questione di latitudini.

Rimane la realtà di Cuba dove purtroppo l’amatissimo Fidel, per usare le parole di Theodor Draper, “è riuscito nel miracolo di nutrire il suo popolo più di fantasie che di cibo” e dove da anni, venuti meno gli aiuti sovietici, i limiti del regime sono venuti tutti a galla. Limiti relativi all’economia e quindi relativi alla scelta collettivistica, ma ovviamente limiti che riguardano il mancato rispetto dei diritti civili e politici: da decenni Castro e la sua cricca ha posto un rifiuto netto ad ogni ipotesi di libere elezioni (quelle fasulle ci sono da tempo) e ad ogni ipotesi di una transizione che porti poi al pluralismo ed alla democrazia. E’ vero che la dittatura castrista, che ha sempre cercato una sua giustificazione nell’ostilità degli USA, non ha quelle caratteristiche sanguinarie e gangsteristiche del corrotto regime di Batista (Lupi riconosce a Castro, uomo innanzitutto pragmatico, di non essere mai stato razzista, di aver smussato quel sentimento da sempre presente a Cuba, di aver favorito l’alfabetizzazione), ma semmai si basa più sull’intimidazione e su una censura pervasiva; con buona pace degli intellettuali che si ostinano a compiacere il “buon dittatore”.

La complessità del personaggio Fidel Castro emerge bene col racconto di tutte le sue piroette ideologiche e dei piccoli e grandi crimini del regime: nonostante l’educazione cattolica il futuro dittatore da subito diede il via alla repressione dei culti religiosi (preti e santéros furono rinchiusi nelle famigerate UMAP, lager per gli “antisociali”) e poi recentemente si è riavvicinato alla Chiesa con la visita di Giovanni Paolo II; poi il machismo dei rivoluzionari e il trattamento nei confronti degli omossessuali (si leggano a tal proposito le considerazioni del Che); la repressione spietata degli oppositori, incarcerati senza processo e fucilati, giustificata sempre come necessaria pulizia per salvaguardare la rivoluzione; il caso Padilla, ovvero la vergogna di un processo farsa ad un intellettuale che aveva criticato gli esiti della rivoluzione e che per questo veniva costretto all’abiura (coerente la risposta di Fidel alle critiche occidentali: “Qui c’è posto soltanto per i rivoluzionari, senza mezze misure e senza scuse. Lo sappiano, signori intellettuali borghesi, agenti della CIA e dell’imperialismo. I libri che si pubblicano qui, la carta che si stampa, lo spazio di cui disponiamo, deve essere tutto al servizio dell’educazione. La nostra è una valutazione politica”); il 13 luglio 1994 quando trentasette persone, bambini compresi, morirono in un tentativo di fuga alla volta di Miami.

La parabola del regime castrista e dell’uomo Fidel Castro, da coraggioso rivoluzionario a icona intoccabile, cristallizzato nel contemplare il proprio mito (micidiale il capitolo “La vita segreta di Fidel” dove si racconta del reportage e dei filmati opera di Dashiell Torralba, ex fidanzata di Antonio Castro, che svela gli agi e le ricchezze in mano alla famiglia del dittatore) viene raccontata per brevi capitoli come “Fidel e la morte di Che Guevara”, “Fidel e il nemico yankee”, “Il comunismo di Fidel”, “L’alleanza con Salvador Alliende”, “I Marielitos”, “Il generale Ochoa e il narcotraffico”, “Il periodo speciale”, “Fidel consegna Cuba a Raul”. Lupi al termine della sua biografia, in “Come cambia la rivoluzione”, azzarda qualche ipotesi su come andrà a finire il regime, se davvero potrà esserci un passaggio indolore al pluralismo. Di certo “Castro morirà nel suo letto, nonostante gli infausti presagi che molti hanno espresso nel corso degli anni” […]. E nell’attendere una svolta che possa portare quella rivoluzione diventata regime ad adattarsi ai tempi che cambiano (e alla richiesta di democrazia e pluralismo) viene opportunamente citata una famosa frase di Simon Bolivar, nella speranza che non sia confermata anche in futuro: “Servire la rivoluzione è come arare il mare”.

Edizione esaminata e brevi note

Gordiano Lupi (Piombino, 1960), romanziere, poeta, saggista, sceneggiatore, traduttore, editore italiano. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa. Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa di Torino come traduttore del blog di Yoani Sánchez. Direttore della collana di narrativa latinoamericana Celebres Ineditos di Edizioni Anordest.

Gordiano Lupi, “Fidel Castro. Biografia non autorizzata”, Acar edizioni, 2011 Lainate (Mi), pag. 208, euro 15,00

 Luca Menichetti. Lankelot, settembre 2012

Recensione già pubblicata il 23 settembre 2012 su ciao.it e qui parzialmente modificata.