Mailer Norman

Il nudo e il morto

Pubblicato il: 12 aprile 2007

I tempi cambiano ed anche i cosiddetti best seller pare abbiano mutato negli anni la loro fisionomia; di certo meno impegnati ed impegnativi di un romanzo come “Il nudo e il morto” che, subito dopo la seconda guerra mondiale, riscosse un incredibile successo: oltre 10 milioni di copie vendute per un’opera di un quasi esordiente sono di per sé un evento editoriale con pochi precedenti.
Norman Mailer, classe 1923, laureatosi in ingegneria aeronautica, appena ventenne si arruolò nell’esercito americano; e fu allora, nel Pacifico, combattendo con i giapponesi, che la sua vena di scrittore trovò l’ ispirazione che gli consentì di trasfigurare le sue esperienze belliche in quello che rimarrà, anche negli anni a venire, forse il suo romanzo più famoso (non necessariamente il più riuscito).
In altre parole, al di là – e forse nonostante – il successo commerciale, l’opera che lo ha consacrato nella considerazione degli intellettuali del tempo: il giudizio di Sinclair Lewis – “il più grande scrittore della nuova generazione – dice già tutto.
Il racconto, corale, privo di un unico protagonista tale da monopolizzare le pagine del romanzo, narra le vicende di un’unità di marines ad Anapopeie, nel Pacifico, con la missione di liberare l’isola dai giapponesi.
La narrazione, dal momento dello sbarco all’epilogo, positivo almeno dal punto di vista strettamente militare, ed amarissimo dal punto di vista umano, riesce a mantenersi serrata, con pochi cedimenti di tensione, pur essendo inframmezzata da frequentissimi flash back; e dove lo stile nel descrivere la confusione di uomini, prima e durante lo sbarco sull’isola, si fa come volutamente morchioso, tutt’altro che di facile lettura (è riconoscibile la tecnica “cinematografica”di Dos Passos dell’occhio fotografico, costruita su di un montaggio di dissolvenze e momenti di intenso realismo): ricordi e immediati ritorni al futuro che ci mostrano il trapasso dal surreale presente di guerra al recente passato civile (o incivile) dei soldati adesso intrappolati nell’isola di Anapopoie.
E’ qui che ognuno di loro svela la parte più nascosta di sé, per lo più quella negativa, “denudandosi” (da qui probabilmente il vero significato del titolo) e mostrando un volto alieno da ogni retorica bellicista e spirito eroico: i soldati soprattutto hanno paura, odiano l’ambiente ostile, le piogge e il clima torrido, si insultano per futili motivi e per motivi razziali, nella loro cameratesca solitudine sono ossessionati dalla probabile infedeltà delle loro donne e lo dicono senza troppe remore (“Avrei potuto fare qualcosa di meglio che sposare una squaldrina bugiarda come quella. Non ce n’è una di cui non ci si possa fidare quando non la si vede. Quante volte me la sono spassata con una donna maritata e con figli. E’ rivoltante il loro modo di comportarsi”).
Ed anche il personaggio che pare non mostrare alcun timore verso la morte e i nemici, appare non tanto nella positiva veste di eroe, quanto di soldato psicologicamente disturbato, autolesionista, brutale ed arrogante, una sorta di kamikaze in versione yankees.
Sam Croft dimostrerà la sua tempra di soldato spietato ed efficiente quando, in perlustrazione con Gallagher, catturerà un soldato giapponese scampato ad uno scontro a fuoco; nell’impossibilità di fare prigionieri, dopo una breve conoscenza e illusione da parte del terrorizzato “muso giallo” di farla franca, il sergente non avrà remore a risolvere il problema in maniera drastica: “Il prigioniero scosse la testa lentamente e tornò a sorridere. .. non ebbe tempo di mutare espressione prima che il colpo gli fracassasse il cranio. Cadde in avanti, poi rotolò su un fianco. Sorrideva sempre, ma scioccamente ora”.
Mailer ricostruisce il passato e il presente di coloro che, confusi nella massa indistinta di contadini, borghesi, intellettuali, avventurieri, rappresentanti di tutte le classi sociali, a voler parlare forbito, rappresentano gli idealtipi dell’america multirazziale.
Appartengono al plotone comandato dal tenente Hearn, intellettuale dall’incerto animo liberal, uomo che vive un rapporto di ambigua contrapposizione col generale Cummings, prototipo del reazionario votato alla guerra, qualsiasi essa sia, quale strumento di comando e di potere per il potere.
Conosciamo Gallagher l’irlandese degli slums di Boston, Martinez il messicano nato nel Texas, traumatizzato dalla battaglia ed adesso incapace di mantenere la calma di fronte al nemico, il vagabondo Red Valsen, il campagnolo Ridges, figlio dell’america più profonda e ricca di pregiudizi, l’ebreo Goldstein, alle prese con l’antisemitismo dei suoi compagni, ed ancora Wilson, Toglio, Minetta, Wyman.
Se Anapopeie sarà conquistata, nessuno di loro, se sopravvissuto avrà di che rallegrarsene: durante quella missione che si pensava decisiva, il tenente Hearn, ferito gravemente, dovrà cedere il comando a Croft, che, nonostante il suo impeto bellicista e di rabbiosa contrapposizione al suo superiore, intenzionato invece a trattare i soldati con cameratismo, non potrà però che retrocedere.
La mattanza di coloro che avevamo iniziato a conoscere a partire dallo sbarco sull’isola si rivelerà inutile, in questo frustrando le ambizioni del generale Cummings: la conquista del presidio giapponese avverrà ma senza alcun apporto da parte sua e dei suoi soldati.
La pattuglia descritta da Mailer diventa così rappresentazione dell’esercito americano quale specchio della società americana: un puzzle quanto mai composito e che, paradossalmente, complice la forzata convivenza dei soldati in un ambiente ostile e straniero, risalta ancor più nelle sue profonde contraddizioni.
La vicende belliche, o per meglio dire l’odissea di questa banda di illusi e disperati, sono descritte in maniera del tutto realistica, con un linguaggio talvolta anche crudo e, per il tempo, sicuramente scurrile; ma è anche vero che il lettore meno condizionato dalla figura del Mailer scandaloso polemista ed attivista politico degli anni ’60 e ’70, difficilmente potrà interpretare “Il nudo e il morto” come un’opera ispirata ad un pacifismo militante; mentre una lettura più ideologica non ha avuto remore a leggere il Mailer degli anni ’40 con lo stesso metro di giudizio applicato al successivo “The Armies of the Night” (Le Armate della Notte), dove la marcia sul Pentagono contro la guerra in Vietnam dell’ottobre 1967 è vissuta in prima persona dallo scrittore.
L’impegno del Mailer esordiente pare piuttosto incentrato a rappresentare le contraddizioni e le solitudini che scaturiscono da una società composita che vive perennemente divisa tra tensioni anarchiche e le pulsioni del potere.
In questo senso non siamo dalle parti di un’opera come “Paths of Glory” del canadese Humphrey Cobb, quella che poi ispirò l’omonimo film di Kubrik e che non deve stupire abbia subito pesanti censure quali il bando dai cinema francesi fino al 1975 per la “diffamazione dell’alto comando francese”.
Ammesso che non si voglia parlare di un totale stravolgimento del romanzo da parte dell’industria hollywoodiana, appare significativo il fatto che “Il nudo e il morto”, pur con finale edulcorato e sceneggiatura non particolarmente fedele all’originale, sia stato portato sullo schermo nel 1958, con la regia di Raoul Walsh e con l’interpretazione di Raymond Massey, Aldo Ray, Cliff Robertson, James Best, William Campbell, Richard Jaeckel, Joey Bishop, Jerry Paris; e che soprattutto da questo film, dove risaltano i diversi modi di affrontare la battaglia da parte di Hearns e di Croft, tra pugno di ferro e cameratismo, non siano scaturite nemmeno una minima parte di tutte quelle violente polemiche che invece sommersero per anni il capolavoro di Kubrik.
Il Mailer “scandaloso” e che forse, a posteriori, ha influenzato la lettura delle sue opere di esordio, si è fatto riconoscere alcuni anni dopo, a partire dai successivi scritti antimaccartisti, dalla fondazione del “Village Voice”, dalle opere come , “Il sogno dell’America “, “Perché siamo nel Vietnam? “, “Il banco negro”, che hanno voluto significare il suo impegno, la sua radicale polemica contro la società americana repressa e parimenti repressiva.
Non possiamo dimenticare che è quel Mailer che ha dato alle stampe “Il banco negro” (1967), una sorta di manifesto per un “misticismo della carne”, fatto di spontaneità, violenza e che, coerentemente, ha voluto improntare la sua vita ad eccessi non si sa quanto “anarchici”, quali sei mogli, di cui una accoltellata, nove figli, soggiorni in carcere, abbondanti idratazioni a base di whisky e cannoni di marijuana. Il micro, o macro-cosmo, della società americana, con “Il nudo e il morto”, paradossalmente appare in tutta la sua contraddittorietà, proprio su di un’isola lontana dagli Stati Uniti, come a voler amplificare l’estraneità reciproca di coloro che fanno parte del cosiddetto “melting pot”: un romanzo degli anni ’40 ma che pare scritto ieri.

Edizione esaminata e brevi note

Norman Mailer – Il nudo e il morto – “Gli elefanti ” Garzanti – pag. 860 – prezzo € 9,81
Traduzione di Bruno Tasso.

Recensione già pubblicata su ciao.it il 18 febbbraio 2007 e qui parzialmente modificata.

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2007