Giommi Francesca

Il tesoro degli ashanti. Viaggio in Ghana

Pubblicato il: 25 novembre 2017

“Quello che però i suoi corsi di letteratura e cultura africana alla SOAS di Londra e la sua inseparabile Rough Guide non le avevano insegnato, Isabel lo apprese presto da sé in una sorta di corso accelerato” (pp.11). Così si presenta, fin dalla prima pagina, la protagonista del “Tesoro degli ashanti”, opera della giornalista Francesca Giommi. Diciamo pure “opera letteraria”, nemmeno azzardando particolari definizioni, perché effettivamente il lettore potrà leggere queste pagine alla stregua di un romanzo di formazione, oppure anche immaginandolo come un vero e proprio diario di viaggio. Mentre Pap Khouma, in postfazione, scrive semplicemente di “lungo racconto”, Itala Vivan, autrice della prefazione, scrive di “diario di gioventù”: in ogni caso concordi nel descrivere questo esordio di Francesca Giommi in un campo affine alla narrativa come un “viaggio di riscoperta” o parimenti di “scoperta degli altri”. Ci sembrano le parole più appropriate per “Il tesoro degli ashanti” che – leggiamo in quarta di copertina – intende raccontare “un viaggio di laurea, destinazione Ghana”, ed ancora un’avventura che “ridefinirà le confuse idee accumulate durante gli anni di studio sul continente africano e i suoi abitanti, facendole attraversare l’intero paese su scassati tro-tro e travolgendola in un turbinio di suoni e colori, sapori e odori”. L’iniziale disorientamento dell’italiana Isabel appare evidente nonostante venga presentata come una ex studentessa teoricamente ben consapevole dei tanti luoghi comuni attribuiti al continente africano. Ed infatti: “Isabel ci tenne però a precisare che la parola scritta esiste anche in Africa da secoli, non solo nelle lingue coloniali” (pp.103).

Proprio il racconto di questi stupori e inaspettate scoperte fanno capire che le pagine di Francesca Giommi sono al contrario frutto di una solida preparazione e conoscenza di quello che, complice una mentalità colonialista ed eurocentrica, fino a pochi anni fa era stato definito “il continente senza storia”. Sappiamo che le parole di Hegel (“L’Africa non è una parte storica del mondo, non offre alcun movimento o sviluppo, alcun svolgimento proprio”) hanno soltanto preceduto quelle di altri storici che hanno coltivato l’africanistica tutt’al più come una branca dell’orientalismo; e magari hanno derubricato il passato del continente ad una landa desertificata. Basti pensare allo scritto, datato 1963, dell’oxfordiano H.R. Trevor- Roper: “forse nel futuro di sarà una qualche storia africana […] ma al presente non ce n’è nessuna, c’è solo la storia degli europei in Africa”.

Se comunque viaggio in Ghana di Isabel rappresenta l’ulteriore presa d’atto di un passato popolato da civiltà evolute  – quelle negata da studiosi con mentalità eurocentrica o peggio – non per questo la protagonista del “Tesoro degli ashanti” risulta, come anticipato, immune da un qualche smarrimento: la difficoltà di riconoscere nella realtà di tutti i giorni quanto studiato sui libri; e non ultimi i problemi legati alla decifrazione di “alcuni codici di comportamento” e a “usi e costumi tanto diversi”. Il racconto, rigorosamente in terza persona, quindi appare davvero come una sorta di diario di viaggio sui generis, in virtù anche dell’assenza di dialoghi espliciti e di una trama sostanzialmente esile. La presenza in Ghana di John, compagno americano ai tempi del college, ora nel continente africano quale volontario nei Corpi di Pace, poco aggiunge alla sostanza dell’opera, semmai apprezzabile per la scrittura garbata e per contenuti che, secondo noi, poco hanno a che fare con la narrativa propriamente detta. E’ vero che libro  stato pubblicato nella collana “Le valigie di Chatwin”, ma va detto che proprio Bruce Chatwin, celeberrimo scrittore, magari non sempre si è distinto per rigore di storico e di testimone. Altro approccio nel libro pubblicato dalla Aras edizioni: meno letteratura ma sicuramente molta più coerenza e precisione (potremmo dire – sperando che nessuno si offenda – meno Chatwin e più “Storia della vita quotidiana ed. Fabbri”). Le pagine di Francesca Giommi sono effettivamente ricchissime di descrizioni di usi e costumi, a volte decisamente stravaganti agli occhi di noi europei, e di luoghi – Cape Coast,  il villaggio di Domama, Accra  – caratterizzati dalla compresenza di una modernità pienamente occidentale e di popolazioni che vivono sia di espedienti, sia immersi nella cultura dei villaggi. Contraddizioni che in fondo rappresentano un’attrattiva sia per il viaggiatore meno impegnato, sia per un viaggiatore assimilabile alla Isabel di Francesca Giommi, che, per citare ancora le parole di Pap Khouma, appare ormai conquistata a quella “sincera conoscenza che fa cadere e superare tante barriere mentali e tangibili” (pp.146).

Edizione esaminata e brevi note

Francesca Giommi, è dottore di ricerca in letterature postcoloniali, africane e di migrazione. Ha pubblicato saggi, interviste e recensioni in volumi, miscellanee e riviste nazionali e internazionali. E’ autrice di una monografia sulla letteratura Black British e collabora con L’Indice, Il Tolomeo e Il Manifesto.

Francesca Giommi, “Il tesoro degli ashanti. Viaggio in Ghana”, Aras Edizioni (collana “Le valigie di Chatwin”), Fano 2017, pp. 154.

Luca Menichetti.  Lankenauta, novembre 2017