Sciascia Leonardo

La Sicilia, il suo cuore. Favole della dittatura

Pubblicato il: 20 marzo 2010

Adelphi ha raccolto in un unico volumetto le prime due opere di Leonardo Sciascia. Le poesie de “La Sicilia, il suo cuore” sono state pubblicate, la prima volta, nel 1952 e, al tempo, erano accompagnate dai disegni dello scultore catanese Emilio Greco. I ventisette brevi testi che compongono le “Favole della dittatura”, invece, rappresentano l’esordio di Sciascia. Lo scrittore le pubblicò nel 1950: costituiscono la sua opera prima. Pier Paolo Pasolini le recensì con un saggio apparso su “La libertà d’Italia” il 9 marzo 1951, riproposto in chiusura del libro Adelphi.

“La Sicilia, il suo cuore” è l’unica raccolta poetica che Sciascia abbia mai scritto. I componimenti raccontano, soprattutto, la Sicilia che lo scrittore vede, sente e conosce. Immagini nitide e amare che non trascurano il senso di fugacità della vita, il moto perenne del tempo e la descrizione dei luoghi. I versi sono rapidi ed incisivi. Evidentemente Sciascia ha già fatto sue le leggi della sintesi e dell’essenzialità che, nelle opere a venire, manterrà immutate.

La “dittatura” delle “favole” è la dittatura fascista, nello specifico, ma si potrebbe trattare di qualsiasi dittatura. Il riferimento più immediato che salta alla mente, come sottolinea lo stesso Pasolini, è quello con le favole di Fedro. Gli animali non sono altro che una trasposizione, nemmeno tanto velata, degli uomini. Ne incarnano i vizi, le aberrazioni, gli errori, le debolezze, i limiti. Ventisette brevissimi componimenti, alcuni di poche righe, che con grande lucidità ed ironia, denunciano le atrocità del regime fascista, la falsità, l’opportunismo, l’ipocrisia dei gerarchi e la timorosa sottomissione di chi non riesce a ribellarsi all’oppressione dei prepotenti. Si ha la sensazione che Sciascia, che scrive la sue “Favole” a pochi anni di distanza dalla caduta del Fascismo, voglia sottolineare come il regime si sia affermato non solo perché guidato da persone fin troppo dispotiche ed aggressive, ma anche per via dell’atteggiamento di umile servilismo che in molti hanno deciso di fare proprio, per paura o per costrizione, concorrendo al successo di un sistema che li ha poi soggiogati, annientandoli.

Come nella “favola” intitolata L’Anima: “L’asino aveva una sensibilissima anima, trovava persino dei versi. Ma quando il padrone morì, confidava: “Gli volevo bene: ogni sua bastonata mi creava una rima”. Oppure nella sferzante e telegrafica “Il cane”: “Il cane abbaiava alla luna. Ma l’usignolo per tutta la notte tacque di paura”.

Testi fulminanti e lucidi che, in seguito, Sciascia considerò di scarsa qualità. Eppure contengono, in embrione, alcuni dei suoi tratti letterari fondamentali, primo tra tutti la denuncia oltre alla volontà di utilizzare le parole, la letteratura, come arma di battaglia sociale o politica. Pasolini scrive: “Dieci anni fa queste favolette sarebbero servite unicamente a mandare al confino il loro autore. Quanti italiani sarebbero stati in grado di capirle? Adesso, con un fondo di amarezza tutta scontata, Sciascia condanna, nel ricordo, quei tempi di abiezione, e proprio con un gusto della forma chiusa, fissa, quasi ermetica, insomma: che a quei tempi era proprio uno dei rari modi di passiva resistenza”.
Probabilmente è proprio così: la “resistenza” di Sciascia al Fascismo si è concretizzata attraverso queste ventisette “Favole”. Un modo riservato e raccolto, ma non per questo meno convinto o valido, di opporsi al regime.

Edizione esaminata e brevi note

Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, provincia di Agrigento, nel 1921. La sua prima opera, Favole della dittatura, risale al 1950. L’attività letteraria di Sciascia tocca vari ambiti, dalla narrativa con opere come Le parrocchie di Regalpetra (1956), Gli zii di Sicilia (1958), Il giorno della civetta (1961), Il consiglio d’Egitto (1963), A ciascuno il suo (1966), Il contesto (1971), Todo modo (1974), La scomparsa di Majorana (1975), Candido (1977); alla saggistica: La corda pazza (1970), Nero su nero (1979); alle opere di denuncia sociale ed episodi veri di cronaca nera: Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), I pugnalatori (1976) e L’affaire Moro (1978). Sciascia, nel 1979, accetta di candidarsi al Parlamento Europeo e alla Camera dei Deputati per il Partito Radicale. Riesce in entrambi gli ambiti, ma sceglie l’incarico di deputato, attività che porta avanti fino al 1983 occupandosi in maniera costante dei lavori relativi alla Commissione d’Inchiesta sul rapimento Moro. Le ultime opere di Leonardo Sciascia sono A futura memoria (pubblicato postumo) e Fatti diversi di storia letteraria e civile (1989). Lo scrittore muore a Palermo il 20 novembre del 1989. E’ sepolto a Racalmuto.

Leonardo Sciascia, “La Sicilia, il suo cuore. Favole della dittatura”, Adelphi, Milano, 2003.
In coda: Pier Paolo Pasolini “Dittatura in fiaba”.