Ricapito Francesco

Mamma Vado in Uzbekistan: Parte 4 – Samarcanda, un Treno ad Alta Velocità e le Madrase

Pubblicato il: 6 gennaio 2016

Mappa UzbekistanSamarcanda, Emir B&B giovedì 23 aprile 2015 ore 23:58

Il risveglio alle cinque di mattina si rivela meno tragico del previsto e, dopo una rapida colazione, arriviamo senza troppi problemi alla stazione dei treni. Prima di entrare nell’edificio vero e proprio dobbiamo passare un primo controllo di sicurezza, mostriamo così i passaporti e i biglietti ai poliziotti di guardia. Il secondo controllo avviene dentro la stazione: appena entriamo ci troviamo davanti a due macchine a raggi x, uguali a quelle usate negli aeroporti, ed esattamente come se stessimo per prendere l’aereo dobbiamo lasciare giù i nostri zaini e mettere cellulari, portafogli e cinture dentro a cassette di plastica che vengono fatte passare sotto la macchina. Anche in questo caso passiamo tutti e quattro senza problemi. Ripresi i nostri zaini incontriamo un altro banchetto con dei poliziotti a cui dobbiamo far vedere i passaporti: di nuovo. Superato anche questo controllo siamo ormai in vista del treno. Prima di arrivarci però un addetto della compagnia ferroviaria ci chiede di fargli vedere i biglietti. Li legge rapidamente e ci indica gentilmente da che parte andare. Quattro, dico quattro controlli per prendere un singolo treno: non riesco a decidere se essere infastidito o stupefatto. La cosa più incredibile è che la stessa procedura, passaporti compresi, viene utilizzata anche per i cittadini uzbeki. La nostra opportunità di visitare la maggior parte dei paesi europei muniti solo di carta d’identità appare qui come un privilegio di cui non ci rendiamo conto. Se uno decide di prendere un treno in Uzbekistan, certamente non avrà grandi aspettative per quanto riguarda la qualità generale del suo viaggio, ecco perché quando arriviamo al binario restiamo letteralmente a bocca aperta: davanti a noi infatti vediamo un treno molto simile ad una Freccia Argento di Trenitalia.

Si chiama Afrosiyob ed è il fiore all’occhiello dei trasporti nazionali: la linea è operativa dal 2011 e collega Tashkent a Samarcanda, un percorso di 344 chilometri che il treno copre in solo due ore e mezza. Ne eravamo venuti a conoscenza già prima di partire e dopo aver visto che i prezzi erano assolutamente abbordabili abbiamo deciso di prenderlo. Gli altri viaggiatori uzbeki sembrano condividere la nostra sorpresa e non esitano a scattare foto del convoglio. Alcune hostess elegantemente vestite aspettano i viaggiatori davanti alle carrozze, arriviamo alla nostra ed entriamo. Gli interni sono puliti e moderni, i vagoni sono dotati di porte automatiche e schermi, i sedili assomigliano a quelli degli aerei e i grandi finestrini permettono di avere una bella visuale dell’esterno. Non appena ci sediamo ci viene servita una tazza di tè con un biscotto, dagli altoparlanti arriva una musica che penso appartenga alla tradizione uzbeka, una cacofonia che forse a causa dell’orario mattutino non riesco ad apprezzare appieno. Il treno parte in orario e in pochi minuti raggiunge la sua elevata velocità di crociera. Dietro di noi Tashkent sparisce all’orizzonte, entriamo in un paesaggio pianeggiante cosparso di vegetazione dal colore verde scuro, ma che sembra piuttosto secca, la famosa steppa centrasiatica. All’orizzonte si stagliano le montagne, i centri abitati sono piuttosto rari e molto spesso, quando la ferrovia li sorpassa noto che la visuale è coperta da muri che costeggiano i binari. Avevo notato la stessa cosa non appena usciti da Tashkent e non credo proprio che si tratti di barriere anti-rumore, piuttosto si è cercato di evitare di mostrare ai turisti le condizioni della vita nelle campagne uzbeke, che di sicuro non è allo stesso livello delle principali località turistiche. Lo stesso fenomeno l’ho visto a Baku, lungo la nuova superstrada che collega l’aeroporto al centro città: lunghe barriere di cemento occludono la vista sulla vasta e poco elegante periferia di Baku. Accortezze da regimi autoritari, mi chiedo però quanti degli stranieri che hanno preso questo treno l’abbiano notato, spero molti. Oltre alle barriere, lungo la ferrovia sono molto frequenti anche pattuglie di polizia, allocate dentro piccole casette prospicienti i binari: hanno forse paura che i turisti possano scappare dal treno? Marco sta scrivendo, Jan dorme, Alessandro sta ascoltando musica e allora decido di fare lo stesso. Mi rendo conto che è banale, ma non posso fare a meno di ascoltare la famosa “Samarcanda” di Vecchioni. Non c’entra assolutamente nulla con la città o la sua storia, ma quel giro di violino suonato da Branduardi e così facile da canticchiare è perfetto per quel paesaggio e le parole sono così belle, semplici ma piene di forza: “Vivere, vivere, vivere ancora”, “corri cavallo, corri ti prego, fino a Samarcanda io ti guiderò”, “non è poi così lontanta Samarcanda…corri come il vento che ci arriverò!” Ogni tanto anche fare una cosa banale e scontata come ascoltare “Samarcanda” andando proprio a Samarcanda può riservare delle sorprese. Arriviamo perfettamente in orario, c’è il sole e fa piuttosto caldo. Come immaginavo, appena usciti dalla stazione, ad aspettare i turisti c’è un numero impressionante di tassisti, ufficiali e non ufficiali. D’altronde ora che siamo tutti scesi dal treno, vedo che in effetti ci sono molti turisti. Con manovre elusive e tecniche di depistaggio perfezionate con la pratica degli ultimi mesi riusciamo ad arrivare tutti e quattro al piazzale degli autobus senza che nessun tassista sia riuscito a catturarci. Ieri sera grazie a Rafa, il gestore dell’ostello, siamo riusciti a prenotare l’alloggio qui a Samarcanda: ci ha fatto capire di avere una specie di convenzione con un bed&breakfast a Samarcanda e che se volevamo poteva prenotare per noi. Dal momento che ci è sembrato un tipo affidabile abbiamo accettato. Abbiamo un’idea approssimativa di dove si trovi questo b&b e il punto di riferimento più vicino che ho trovato sulla mappa è una statua di Tamerlano. Troviamo un autobus che ci porta là in pochi minuti. Nonostante la città sia molto turistica, a giudicare dagli sguardi curiosi degli altri passeggeri non credo che i visitatori solitamente viaggino con i trasporti pubblici. La grande statua di Tamerlano si trova al centro di una grossa rotonda dove s’incrociano due delle principali arterie di Samarcanda e lo raffigura seduto sul suo trono con sguardo fiero e allo stesso tempo minaccioso.

La sorpassiamo, arriviamo al grande mausoleo dedicato proprio a Tamerlano e dobbiamo fare un sincero sforzo di volontà per non andare subito a visitarlo. Un grande muro di cinta corre vicino al mausoleo e contiene quello che sembra essere un quartiere popolare. Di nuovo sembra quasi che si vogliano nascondere le condizioni di vita degli abitanti ai visitatori. Senza troppi problemi troviamo il nostro b&b in una viuzza laterale. Siamo decisamente fortunati con l’alloggio, anche in questo caso sembra che tutto sia stato appena ristrutturato: le camere si affacciano su un cortile interno molto elegante e caratteristico e gli interni in legno luccicano da quanto sono nuovi. La signora alla reception ci fa il check-in e poi ci porta nella nostra camera, non è molto grande e a malapena possiamo muoverci se siamo tutti e quattro in piedi, ma è pulita e accogliente. Come prevedibile ci viene subito offerto il tradizionale tè verde, accompagnato anche da una specie di confettura molto simile a quella che si può assaggiare in Azerbaigian. Una cosa che ho notato finora è che qui con il tè in genere non viene servito lo zucchero, forse nei secoi passati era troppo raro o costoso per poter essere utilizzato dalla gente comune. “El sol magna le ore” come si dice dalle mie parti e noi non vediamo l’ora di scoprire cosa ha da offrirci Samarcanda. Usciamo e c’incamminiamo verso uno dei luoghi più famosi di tutta l’Asia Centrale se non del mondo, il Registan. Normalmente noi in Italia colleghiamo il nome di questa città a due elementi: la canzone di Vecchioni e qualche ricordo dei nostri anni scolastici in cui abbiamo studiato la storia della Via della Seta: Samarcanda è una delle città più antiche dell’Asia Centrale e si pensa risalga addirittura al V secolo a.C. Tra i primi a conquistarla ci fu niente meno che Alessandro Magno, il quale ne restò colpito per la sua bellezza. La città divenne appunto un crocevia, se non il crocevia per eccellenza, della Via della Seta, nel suo periodo d’oro si pensa che possa aver avuto addirittura più abitanti di quelli che ha oggi. Moltissimi sono gli imperi che se ne impossessarono, tra questi vi fu naturalmente Gengis Khan, che la distrusse 1220. Ma quella non fu la fine di Samarcanda: il già citato Tamerlano decise di farne la capitale del suo impero e la città risorse dalle sue ceneri più bella e splendente di prima. Il suo secondo periodo d’oro durò fino al XVI secolo, dopo il quale essa venne gradualmente abbandonata e lasciata a sé stessa. Furono i russi che, quando arrivarono, compirono molte opere di restauro delle bellezze architettoniche della città. Oggi è la principale meta turistica dell’Uzbekistan, se non dell’Asia Centrale. Una cosa molto positiva per cert versi, ma negativa per altri, alcune conseguenze della “disneyficazione” di Samarcanza ho già avuto modo di osservarle: le mura che recintano i quartieri popolari, i prezzi più alti e una certa attitudine a voler “fregare” il turista tipica di altri paesi turisticamente più avanzati come la Tunisia o l’Egitto. “Registan” in lingua tagika significa “luogo sabbioso”, è un complesso di tre grandi madrase che con le loro decorazioni e i loro colori sgargianti rappresentano uno dei più bei esempi di architettura islamica di tutto il mondo. Le tre madrase sono poste ai lati di un ipotetico rettangolo, un lato è quindi lasciato libero.

Sono tre edifici imponenti, lo stile è lo stesso delle madrase e delle moschee che abbiamo visto a Tashkent, ma sono queste che hanno ispirato quelle di Tashkent e non il contrario. Tutte e tre vennero costruite tra il XV e il XVII secolo e vennero probabilmente erette per sostituire quelle distrutte qualche decennio prima da Gengis Khan. Già dai muri esterni restiamo senza parole per la bellezza delle decorazioni di maiolica blu e azzurra. Paghiamo il biglietto alla cassa ed entriamo nel cortile formato dalle tre madrase, iniziamo dalla più vicina, chiamata Sher Dor o “del leone”, a causa dei felini che decorano la facciata, con buona pace della proibizione del Corano di raffigurare esseri viventi. Il cortile interno è cosparso di nicchie e arcate e sembra che i costruttori abbiano voluto decorare tutta la superficie possibile con le piastrelle di maiolica. Due minareti e due piccole cupolette laterali rendono il profilo della struttura elegante e slanciato.

Di fianco alla Sher Dor visitiamo la madrasa Tillakari, “rivestita d’oro”: non ci mettiamo molto a capire il perché di questo nome. Dopo aver passato l’elegante giardino interno si arriva in una piccola moschea le cui pareti interne sono tutte ricoperte di lamina d’oro elegantemente lavorata per formare forme e prospettive suggestive e effetti di luce accattivanti. In particolare il soffitto dà l’illusione di trovarsi sotto una cupola. Fuori dall’entrata di questa madrasa stazionano un paio di uomini: sono due dei guardiani. Con fare losco si avvicinano e ci propongono una visita guidata in cima ad uno dei minareti. Ufficialmente salirci è proibito ma per qualche som sono disposti a correre il rischio. Rifiutiamo gentilmente anche se siamo abbastanza sicuri che si tratti di una pratica consolidata e per niente rischiosa.

Il terzo edificio è la madrasa di Ulugbek: egli era il nipote di Tamerlano e regnò sulla città fino al 1449. Durante il suo regno Samarcanda divenne uno dei principali centri mondiali dell’arte, della cultura e della bellezza. Anche in questo caso c’è un piccolo giardino interno e una moschea, questa però è molto più semplice dell’altra. Insieme a noi ci sono parecchi altri turisti ma sono quasi tutti gruppi di locali, ho il sospetto infatti che i gruppi di turisti stranieri vengano qui di prima mattina quando fa meno caldo. Questo fa in modo che l’attenzione generale sia spesso focalizzata più su di noi che sulle bellezze del Registan: quattro giovanotti chiaramente occidentali e la cui altezza media è oltre il metro e ottantacinque in un paese dove l’altezza media non supera il metro e settanta sembra rappresentino una vera e propria attrazione, soprattutto per le ragazze locali. Fin da subito siamo stati approcciati da giovani ragazze uzbeke che vogliono farsi una foto con noi. Non ci chiedono nemmeno da dove veniamo, forse sono troppo timide, però da qualche parte il coraggio per chiederci di fare una foto l’hanno trovato. In alcuni casi l’approccio avviene direttamente nei confronti di uno di noi e in questo caso l’indiscusso vincitore è Alesssandro: sia chiaro, nessuno di noi quattro può dirsi “brutto” e poi come si dice “altezza mezza bellezza”, ma Alessandro sembra essere il preferito dalle uzbeke. Sospetto che sia per la sua capigliatura dal momento che porta una coda piuttosto lunga e da queste parti un uomo con i capelli lunghi è impossibile da trovare. Io e Marco ben sappiamo della passione di Alessandro per le ragazze provenienti da paesi post-sovietici e naturalmente questo suo successo si traduce in velate ma frequenti prese in giro da parte nostra. Catturiamo anche la curiosità degli uomini, in particolare un gruppo di giovani studenti che prova a fare qualche tentativo di parlarci in inglese. I migliori sono però un gruppo di adorabili vecchietti tutti rigorosamente in camicia e con il tradizionale cappello uzbeko: una specie di zuccotto nero e squadrato con decorazioni argentate. Molti di loro portano una barbetta lunga e sembrano molto curiosi di sapere se ci piace l’Uzbekistan.

Finita la visita usciamo da dove siamo entrati e ci rechiamo al belvedere, che si trova in posizione rialzata sul lato vuoto del rettangolo formato dalle tre madrase. Da qui è possibile vedere il complesso in tutto il suo splendore: osserviamo le simmetrie tra le due madrase poste una davanti all’altra, molto simili ma anche abbastanza differenti da avere una loro personalità. L’armonia creata dai tre edifici è straordinaria, l’unico elemento stonato è una cupola laterale presente nella madrasa Tillakari, ma non ne sono troppo sorpreso visto che da quello che c’è scritto nella guida, si tratta di un’aggiunta fatta dai retauratori sovietici in modo del tutto deliberato. Questo belvedere sembra essere uno dei punti preferiti della città per scattare le foto del matrimonio. Vicino a noi vediamo una giovane coppia intenta a farsi fotografare in diverse pose. Anche a Baku mi è capitato spesso di vedere novelli sposini intenti a farsi scattare foto nella città vecchia. Fare i turisti è un’attività che mette fame e così ci mettiamo alla ricerca di un posto dove mangiare. Troviamo un ristorante dall’aspetto piuttosto promettente a pochi minuti dal Registan che è pure tra quelli consigliati nella guida. Il locale è diviso in due piani, quello superiore è una terrazza coperta e piacevolmente ventilata. C’è qualche tavolo normale, ma per la maggior parte si tratta di tavoli tradizionali che ho già visto a Tashkent: hanno l’ampiezza e l’aspetto di grandi letti matrimoniali, lungo tre lati corre uno schienale di circa trenta centimetri mentre un lato è libero ed è da qui che si può salire. Lungo i lati ci sono dei morbidi cuscini e al centro si trova un ripiano che funge da tavolo vero e proprio. Per salire bisogna naturalmente levarsi le scarpe e l’effetto è lo stesso che sedersi per terra, ma grazie ai cuscini è molto più comodo.

Ormai mangiamo plov per pranzo da due giorni, ma io non resisto e ne ordino un altro, quantomeno per vedere se qui lo fanno diversamente e infatti non vengo deluso: l’idea di fondo è sempre la stessa ma c’è meno varietà d’ingredienti, mancano le uova sode e ci sono decismente meno verdure e frutta secca. Anche il pane, come ci aveva preannunciato l’amico di Alessandro ieri sera, è diverso. La forma è uguale, cioè una “ciambella senza buco”, ma l’impasto è diverso ed effettivamente più duro rispetto a quello di Tashkent. Il sapore però è comunque ottimo e lo stesso vale per il plov.

Per approfondire:

https://it.wikipedia.org/wiki/Samarcanda

https://en.wikipedia.org/wiki/Registan

Francesco Ricapito Gennaio 2016