Garbarini Simona

Il posto giusto

Pubblicato il: 22 novembre 2015

A quanto pare “Il posto giusto” prima di diventare “Il posto giusto” si intitolava “Falchera Dream. Una storia da Falchera”. E prima di essere stato pubblicato da CasaSirio era già stato pubblicato da Arca nel 2014. A volte capita e l’ho scoperto, tanto per cambiare, navigando su Internet. In ogni caso questo è il romanzo d’esordio di Simona Garbarini che nella vita fa la pediatra ma che non disdegna di misurarsi con la scrittura. “Il posto giusto” potrebbe essere adatto per lo più a lettori adolescenti. In tal caso potrei giustificare e comprendere la semplicità e, per certi versi, la prevedibilità della vicenda narrata e anche lo stile abbastanza lieve e lineare di chi questo romanzo l’ha scritto. Una storia che sa un po’ troppo di già letto, già visto, già sentito. E’ questo, probabilmente, il punto debole più evidente de “Il posto giusto”: manca quella scintilla narrativa che possa dirsi autenticamente creativa, quel guizzo estroso e geniale che un lettore non proprio alle prime armi vorrebbe rintracciare in tutto quel che legge. La grandezza di molti scrittori sta nell’abilità di saper trovare un modo del tutto nuovo e rivoluzionario per dire quello che in tanti hanno già detto. E’ questa la “magia” che fa della letteratura ottima letteratura. Magia che, in tutta onestà, ne “Il posto giusto” non ho saputo rintracciare.

Quel che salta immediatamente all’occhio di chi legge è che l’autrice del romanzo sia una grande tifosa del Torino calcio. Una passione che trapela da molte pagine del libro. Infatti il calcio rimane il sottofondo e, per certi versi, il motore di tutta la vicenda. C’è Guido, un uomo di mezza età che, dopo aver visto naufragare il proprio matrimonio, si lascia abbindolare dall’alcol. Un tracollo che lo spinge ad abbandonare il mestiere di chirurgo e diventare medico sportivo per le giovanili del Toro. L’altro personaggio del romanzo si chiama Toni, ha undici anni e Guido lo vede per la prima volta nel campetto sportivo della Falchera “… indossa la maglia numero 9, centravanti; ha lunghi capelli di Medusa che gli arrivano quasi a metà schiena, braccialetti a profusione ed è tanto magro da veleggiare nella casacca decisamente fuori misura“. Toni vive in Comunità. C’è finito dopo l’arresto di suo padre, un pregiudicato che possedeva qualche chilo di eroina. Gli agenti di polizia, oltre alla droga, nella casa di Ciro Policresti hanno trovato anche un bambino denutrito, smarrito, abbandonato a se stesso e tenacemente maltrattato. Toni viene dato in affidamento a Guido. E’ lui che, da lì e per gli anni successivi, porterà avanti la vita e la carriera calcistica del ragazzino con i capelli di Medusa.

Toni ha talento in campo ma anche un carattere complicato. Di certo la sua infanzia non è stata un sogno e per quel che ne sa è meglio non fidarsi di nessuno, nemmeno di chi gli sta accanto. Lui ama solo giocare a calcio e vuole a tutti i costi farsi strada. Guido lo accompagna in questo percorso anche se si tiene sempre un po’ da parte. Tra padre putativo e figlio problematico il dialogo non è produttivo né profondo. Sembra quasi che i due personaggi vivano l’uno in disparte rispetto all’altro. Le attenzioni di Guido appaiono concentrate quasi esclusivamente sulle esperienze calcistiche di Toni, si presenta disattento, o meno attento di quanto avrebbe potuto, a tutte le altre componenti esistenziali di suo figlio. Sarà anche per questa distrazione paterna che Toni, ormai cresciuto ed apparentemente più vicino al suo sogno di gloria, si ritroverà a franare nella tossicodipendenza. Una caduta che farà precipitare anche l’ignaro Guido in una voragine di disperazione.

Le tematiche sono tante, complesse e pesanti. Affrontarle tutte insieme non è opera semplice. Probabilmente è per questo che l’autrice non ha saputo dare sufficiente profondità né alla vicenda narrata né ai personaggi che la popolano. Il romanzo, seppur lavoro d’invenzione, resta costantemente al largo, costantemente in superficie. La Garbarini non si addentra mai fino alla radice delle situazioni che descrive. Ogni elemento del romanzo, seppure portatore di questioni umanamente fondanti, rimane appena accennato, segnalato con tratti minimi e vagamente inconsistenti. Sarebbe stato interessante veder trattare con maggiore incisività i legami umani che esistono tra le figure di questo romanzo oppure addentrarsi nella coscienza di un ragazzino che ha vissuto esperienze traumatiche ed emotivamente destabilizzanti. Purtroppo si rimane solo all’esterno di tutto e si procede, anche con una certa rapidità e leggerezza, verso un epilogo che, personalmente, ritengo fin troppo stucchevole e presagibile. E mi spiace molto.

Edizione esaminata e brevi note

Simona Garbarini è principalmente una pediatra. Ha frequentato il Master in Tecniche della Narrazione della Scuola Holden. Ha redatto testi teatrali nella rassegna Carta Canta ed ha scritto articoli di storia della medicina per una nota casa farmaceutica. “Il posto giusto” è il suo primo romanzo.

Simona Garbarini, “Il posto giusto“, CasaSirio Editore, Roma, 2015.

Pagine Internet su Simona Garbarini: Masterpiece (Rai)