Filali Azza

Ouatann. Ombre sul mare

Pubblicato il: 15 settembre 2015

Pagina 317. Nota 12: “La parola araba ouatann (che può essere scritta anche watan) significa ‘patria’, ma anche, in senso più ampio, un sistema di valori e tradizioni condivisi“. Una parola che, nel dipanarsi della storia intessuta da Azza Filali, scorre via veloce tra i tanti dettagli che raccontano l’identità di una terra. Il senso dell’ouatann è insegnato a scuola, durante la lezione di educazione civica imposta da un insegnante ai suoi piccoli allievi che, ovviamente, non sanno neppure cosa sia. La forza di “Ouatann. Ombre sul mare” è nelle impressioni che lascia trapelare, in quello che racconta senza celebrarlo né decantarlo. La Tunisia che Azza Filali ci spiega va afferrata e compresa attraverso le atmosfere, le minuzie, qualche parola o impalpabili suggestioni. Quello che parla, infatti, non è tanto l’intreccio di figure che, in un modo o nell’altro, entrano in contatto tra di loro e neppure il loro persistente desiderio di essere altrove o essere altro, quanto la rappresentazione di una ‘patria’ che sembra essersi disgregata nel tempo tanto da non essere più nemmeno riconosciuta o riconoscibile.

Qui c’è la Tunisia pre-2010. Quella che non era ancora stata toccata dalla famigerata e confusa “primavera araba”. Qualcosa deve essere pur cambiato, mi dico. Anche se non ne ho alcuna certezza. La Tunisia che si racconta in queste pagine risente, inevitabilmente, di un passato francese difficile da evitare. Il Paese che Azza Filali racconta è fatto di giovani che studiano con profitto, si laureano con orgoglio ma che non riescono a trovare un posto né uno stipendio in grado di dare loro sostegno. A Tunisi Michkat Ben Younes fa l’avvocatessa con scarsi risultati e pochissimo talento. Forse è solo troppo onesta o, semplicemente, si è dedicata ad un mestiere che non fa per lei. Quando decide di licenziarsi lo fa con coraggio ma poi non sa dove trovare un altro impiego. Suo fratello Mehdi è partito per il Canada da anni e lì si è sposato e ha messo al mondo due figli a cui non ha insegnato nemmeno una parola di arabo. Dovrebbe fargli invidia e invece le fa solo rabbia. Mehdi è solo uno dei tanti tunisini che hanno fatto le valigie per andare lontano.

Perché il sogno di andare via è covato da molti. Soprattutto nei piccoli villaggi. Come quello in cui si trova la villa di Monsieur Jacques. Una vecchia casa sul mare che, da tanti anni, è di proprietà del padre di Michkat. Per lei quella vecchia casa rappresenta un legame indissolubile con la propria infanzia. Un contenitore di ricordi che non smette di raccontarsi. Nel giardino della casa c’è sepolto il proprietario francese e, prima di lui, il suo cane. Nessuno capisce perché Monsieur Jacques non abbia lasciato la sua casa dalle parti di Biserta. Michkat si reca presso la villa sul mare ormai di rado, solo per recuperare i soldi delle mucche e per pagare Sleim, il custode che vive lì accanto con sua moglie, i suoi due figli e un nipotino. Quando Michkat arriva nella villa che fu di Monsieur Jacques la trova abitata da due uomini: Sleim le racconta qualche frottola ma lei sa da altre voci che il custode ha affittato senza alcun permesso la sua casa. Con un po’ di intuito e qualche strana coincidenza Michkat capisce che dietro la presenza di questi due individui si nascondono, in verità, storie piuttosto losche. Nonostante questo la donna stringe una strana amicizia con Naceur, uno dei due ospiti della casa. Di lui sa poco o nulla ma capisce che la sua presenza la fa stare bene.

I ragazzi di qui non vanno a Bordeaux, e nemmeno a Tunisi, che ci andrebbero a fare? Non c’è lavoro per loro e fanno paura, perché sono deformi: a furia di scrutare l’orizzonte, il collo gli si è allungato di alcuni centimetri, mentre la faccia, battuta dai venti, è piena di rughe; sono vecchi prima di aver cominciato a vivere. De resto, non sanno come vivere! Sono stati respinti da tutti i consolati della terra: per l’Europa, non hanno diplomi, per il Canada, non hanno soldi… Neanche il mare vuole saperne di loro, li inghiotte e li riporta indietro“. E’ per questo che nel villaggio Abderrazak, il figlio di Sleim, organizza viaggi verso l’Italia. Uno dei pochi sistemi che permettono ad uno squattrinato come lui di guadagnare qualcosa. I soldi necessari a vivere e a curare il sogno di far studiare Achraf, il bambino avuto per caso da una ragazza del villaggio che poi è andata in Italia. E di gente che se ne va, in questa storia, ce n’è tanta. Infine anche i due inquilini clandestini della casa sul mare. L’epilogo val bene un thriller o qualcosa del genere ma, per quanto mi riguarda, la bellezza del romanzo della Filali non è nell’intrigo e nei complotti che pure coinvolgono alcuni personaggi. La presenza del “malaffare” tende a rendere la vicenda più stuzzicante e colorita, ma ciò che rappresenta “Ouatann. Ombre sul mare” è soprattutto il racconto, ben scritto e ben strutturato, di un Paese che impallidisce soprattutto a causa di una costante emorragia di giovani che decidono di abbandonarlo, un Paese piegato e piagato da un ordine di corrotti e di affaristi privi di coscienza che rischiano di condurlo verso una deriva che appare inguaribile. “Quando l’onore ritorna, il paese sorge nell’animo degli uomini“, dice uno dei personaggi di “Ouatann”. Forse è questo che serve alla Tunisia e a molti altri Paesi (Italia compresa). E per “onore” voglio intendere correttezza, integrità e dignità.

Edizione esaminata e brevi note

Azza Filali è nata nel 1952. E’ un medico e lavora come gastroenterologa presso l’ospedale La Rabta di Tunisi. Nel 2009 ha conseguito un master in Filosofia all’Università di Parigi. Il suo primo libro è un saggio sulla pratica medica a cui hanno fatto seguito degli scritti di natura diversa: romanzi e racconti. Il primo libro della Filali tradotto in italiano è “Ouatann. Ombre sul mare” (Fazi, 2015) ma la dottoressa scrittrice ha all’attivo diverse altre opere tra cui “Monsieur L. Roman” (1999), “Les Vallées de lumière” (2001), “Propos changeants sur l’amour” (2003), “Chronique d’un décalage” (2005), “Vingt ans pour plus tard” (2009), “L’heure du cru” (2009).

Azza Filali, “Ouatann. Ombre sul mare“, Fazi Editore, Roma, 2015. Traduzione dal francese di Maurizio Ferrara. Titolo originale “Ouatann” (2012).

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