Cargnelutti Raffaella

Il ritratto di Maria

Pubblicato il: 26 settembre 2014

Non c’è nulla che attiri seriamente la mia attenzione. Poi, alla bancarella dei libri usati, noto un libro ben stretto in un foglio di cellophane. Porta dentro il mio nome e, per curiosità, lo tiro fuori dal mucchio. “Il ritratto di Maria”. Sottotitolo “Saga di una famiglia carnica al tempo dei cramars“. In copertina osservo il dipinto di una donna anziana che solleva la mano destra sul cuore mentre con la sinistra regge un piccolo libro dalla copertina scura. Accanto a lei un tavolo con un altro libro, un calamaio ed un pennino. Questa donna deve essere Maria, mi dico. Non so nulla della Carnia e non ho la più pallida idea di chi siano i cramars. Va bene: compro il libro.

Maria Mussinano è un’antenata di Raffaella Cargnelutti, come lei stessa spiega in calce al romanzo. La storia che racconta in questo libro prende spunto dal ritratto pubblicato in copertina. Opera di autore ignoto friulano, anno 1774. Perché Maria Straulino Mussinano, vedova cinquantaduenne di Cristoforo Mussiniano, un bel giorno decide di farsi fare un ritratto. Non è una scelta comune né per una donna, né per quei tempi. Ma Maria non è una donna comune. Da quando suo marito è morto ha dovuto prendere in mano le redini della sua casa, della sua famiglia e, soprattutto, degli affari che suo marito le ha lasciato. Cristoforo era uncramar, ossia una sorta di venditore ambulante. Il termine, a quanto pare, deriva dal bavarese Kramer (mercante). I cramars partivano a piedi dalle terre di Carnia ed oltrepassavano le Alpi per recarsi in Austria, Baviera, Svevia, Franconia, Ungheria per vendere prodotti e mercanzie. Attivi dal XII secolo fino a tutto il XIX, i cramars potevano ottenere buoni guadagni tanto da riuscire ad aprire bottega in terra austriaca o tedesca, punto di riferimento per altri familiari e per altri venditori carnici.

La vita dei cramars non è semplice. I rischi del viaggio sono molti, il pericolo di essere derubati è alto ed abbandonare la propria famiglia per diversi mesi all’anno è pesante. Sono le donne rimaste nella Piccola Patria a dover amministrare e sostituire gli uomini quando questi sono impegnati all’estero. E Maria porta avanti i suoi compiti in maniera ferma ed impeccabile. Regalarsi un ritratto per farsi ricordare dai posteri è un premio e, perché no, anche una piccola vanità a cui non vuole sottrarsi. Anche se non è più una giovinetta, anche se qualche familiare sembra non apprezzare la sua scelta, domina Mussinano vuole che il pittore arrivato a Cercivento di Sotto per affrescare la chiesa del paese la ritragga nelle sue vesti migliori, accanto ai registri contabili che tanto accuratamente redige.

L’episodio del ritratto di Maria, a dire il vero, è solo il punto di partenza di un romanzo ben più complesso. “Il ritratto di Maria”, infatti, racconta la saga di una famiglia. Ne svela le sofferenze e le gioie, i successi e i conflitti. L’arte dei cramars fa da sfondo stabile alle esistenze di tutti i personaggi che, come illustra la Cargnelutti, sono in parte realmente esistiti ed in parte frutto della sua fantasia. Le vicende familiari, quindi, si sviluppano rappresentando l’affresco storico di una terra che, evidentemente, in quel periodo ha vissuto un periodo di grande vivacità commerciale e culturale. I continui scambi mercantili, ma anche linguistici e culturali, tra la Carnia e le terre d’Oltralpe hanno caratterizzato secoli di vita, accompagnando l’esistenza di persone comuni che, a differenza di Maria, non hanno lasciato un ritratto a memoria di sé.

Raffaella Cargnelutti è un’esperta d’arte ma, dopo essere entrata in possesso di vecchissimi documenti appartenuti alla famiglia Mussinano, suoi antenati per ramo materno, ha deciso di scoprire qualcosa di più sulla vita di quella donna ritratta nel quadro che conosce da sempre. Al suo lavoro di ricerca e di studio si è unita l’invenzione letteraria che l’ha portata a dare vita ad un romanzo scritto in modo lineare e composto ed architettato in maniera convincente. Non vengono usati stratagemmi o ricercatezze letterarie, il racconto procede sobriamente dall’inizio alla fine. Risulta quindi una lettura lucida, equilibrata e limpida che ha il merito di far conoscere l’affascinante e finora ignoto (almeno per me) destino dei cramars.

Edizione esaminata e brevi note

Raffaella Cargnelutti è nata nel 1957. Vive a Tolmezzo, provincia di Udine, e lavora presso il Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali, Villa Manin di Passariano. Si è dedicata alla valorizzazione della pittura paesaggistica dei secoli XIX e XX in Friuli curando diversi studi e monografie. “Il ritratto di Maria” è il suo primo romanzo.

Raffaella Cargnelutti, “Il ritratto di Maria“, Kappa Vu, Udine, 2010.

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