Cibrario Benedetta

Sotto cieli noncuranti

Pubblicato il: 22 settembre 2013

Non avevo mai letto nulla di Benedetta Cibrario. L’occasione è arrivata, anche stavolta, dal banchetto di libri usati. Un titolo che mi è sembrato interessante e una scrittrice italiana. Pochi elementi ma sufficienti per l’acquisto. “Sotto cieli noncuranti”, scopro poi, è un verso tratto da “Questo lato della verità”, una poesia di Dylan Thomas. La Cibrario la riporta per intero, all’apertura del libro. Il suo secondo libro. Il primo, “Rossovermiglio”, le ha permesso di vincere il Campiello nel 2008. Vado avanti cosciente che, in fondo, i premi non garantiscono necessariamente qualcosa.

“Sotto cieli noncuranti” esordisce a meraviglia: “Quando mi viene il blu le se ne accorge. Lo chiama così. Il blu. Dice che viene anche a lei, che viene a tutti. Il mio blu è più nero che blu, penso, ma non glielo dico. Non capirebbe. Sono molte le cose che non capisce. Non ha tempo per capirle, perché ha un sacco di cose da fare“. Chi parla è Matilde, una bambina di dodici anni. Ed ovviamente parla di sua madre. Una madre come tante: iper impegnata tra figlie, marito, spesa, compiti, telefono e parcheggi. E’ quasi Natale e i preparativi in casa sono concitati. Matilde ha due sorelle: Caterina, più grande, e Beatrice, più piccola. Suo padre, Giovanni Corrias, è un magistrato e spesso non è in casa. Il lavoro lo assorbe parecchio e, proprio nei giorni che precedono il Natale, è impegnato nel seguire il caso di un bambino di tre anni precipitato nel vuoto.

Una tragedia a cui se ne affianca un’altra. La moglie di Corrias, madre di Caterina, Matilde e Beatrice, viene investita ed uccisa da un’auto. In una notte piena di neve, in una Torino quasi deserta, mentre porta a spasso il cane. La curiosa geometria dell’invenzione letteraria costruisce così complesse implicazioni tra i personaggi e la loro sofferenza. Perché a soffrire, in questa vicenda, sono in molti. Il dolore del padre magistrato sembra non trovare forma né spiegazione. Si lascia sprofondare nel lavoro cosciente di non saper fare altro. Seguire le bambine è complicato e scoprire come sia morto quel bimbo di tre anni pare divenire un modo per capire anche la propria sorte.

L’indagine è affidata, tra gli altri, a Violaine Griot, una giovane poliziotta laureata in psicologia, ex campionessa di sci. Un lavoro duro, il suo. Glielo hanno affidato più per sfida che per fiducia. Eppure la sua presenza sarà più preziosa per le tre figlie di Corrias che per condurre un’indagine che presto preferirà lasciare nelle mani di un collega infido e scorretto. La narrazione è corale e complessa. I registri narrativi si sovrappongono così come le voci narranti. Quella di Matilde rimane tra le più convincenti e commoventi. La bambina si sforza di capire i grandi, senza molto successo. Lei sa solo che “le cose rotte si devono aggiustare. E quelle che fanno soffrire si devono curare“. Vorrebbe riparare ciò che si è rotto quando sua madre è morta. Vorrebbe che il dolore muto che suo padre si porta dentro si dissolvesse. E Matilde pensa che tocchi a lei aggiustare tutto.

Le prospettive psicologiche che la Cibrario introduce nel suo romanzo sono tante e diverse. Alle svariate voci narranti si affiancano i flussi di coscienza e i punti di vista di altri personaggi più o meno collaterali. Un’abbondanza di figure e pensieri che, forse, potrebbe risultare dispersiva ed esageratamente multiforme. Mi domando: era proprio necessario infilare nella storia tutte quelle storie? “Sotto cieli noncuranti”, come detto, è un romanzo a tante voci che paiono confluire verso un’unica riflessione comune: il potere del destino è imbattibile. I cieli sotto i quali ci muoviamo non si curano granché di noi e tutto ciò che accade, in genere, accade per caso. Eppure, nonostante l’infinita noncuranza del cielo, le possibilità che ci offre l’esistenza sono numerose e persino fortunate. Perché i giochi del destino a volte tendono al peggio ma, altrettante volte, anche al suo contrario.

Edizione esaminata e brevi note

Benedetta Cibrario è nata nel 1962 a Firenze. Ha vissuto a lungo a Torino, città nella quale si è laureata in Storia del Cinema. Per diverso tempo è vissuta in Inghilterra per poi tornare nella Maremma grossetana, dove vive abitualmente. Il suo primo romanzo, “Rossovermiglio”, è stato pubblicato nel 2007 da Feltrinelli e l’anno successivo ha vinto il Premio Campiello. Nel 2010 la Cibrario pubblica “Sotto cieli noncuranti” e l’anno successivo è il turno di “Lo Scurnuso”, sempre per Feltrinelli.

Benedetta Cibrario, “Sotto cieli noncuranti”, Feltrinelli, Milano, 2010.

Pagine Internet su Benedetta Cibrario: Wikipedia / Scheda Feltrinelli