Mazzucco Melania G.

Lei così amata

Pubblicato il: 14 novembre 2012

Il 15 novembre 2012 ricorrono esattamente settanta anni dalla morte di Annemarie Schwarzenbach. Mi è venuto in mente nel momento in cui ho terminato la lettura di “Lei così amata” di Melania Gaia Mazzucco. Mi fa piacere essere arrivata ad Annemarie Schwarzenbach e parlare di lei proprio in corrispondenza di questa data. Un puro caso, è vero, ma pur sempre sorprendente e gradevole. Il nome della Schwarzenbach aveva attirato la mia attenzione durante la lettura di “Vita”, altro romanzo della Mazzucco, all’interno del quale l’autrice fa brevi accenni alle ricerche “americane” relative alla vita e alle opere di questa misconosciuta scrittrice svizzera. Sono arrivata, quindi, a “Lei così amata”. Un libro di cui ho apprezzato nell’immediato il titolo, tratto dalla prima parte di un verso di una poesia di Rainer Maria Rilke. La Mazzucco ha studiato accuratamente l’esistenza di Annemarie Schwarzenbach che, vissuta solo 34 anni, è stata riscoperta solo nel 1987: “Un giovane studioso ginevrino, Roger Perret, pubblica un inserto di quattro pagine su di lei nel più importante giornale svizzero, la «Neue Zürcher Zeitung», e negli stessi giorni una lunga monografia sulla rivista «Der Alltag»“.

Annemarie Schwarzenbach è stata scrittrice, giornalista, fotografa, reporter ma anche grande viaggiatrice. E’ nata il 23 maggio del 1908, terzogenita di Alfred Schwarzenbach, importantissimo e ricchissimo imprenditore nel settore tessile serico, e di Renée Wille, discendente della potente famiglia von Bismark. Annemarie vive la sua infanzia a Bochen, presso Zurigo, ed è istruita da un istitutori privati, per rigido volere materno. Studia pianoforte divenendo una discreta esecutrice. A soli 23 anni si laurea in Storia e, seppur giovane e piuttosto inesperta, decide di trasferirsi a Berlino dove si inserisce nei prestigiosi ambienti letterari cittadini e, soprattutto, stringe un legame di profonda amicizia con Erika e Klaus, due dei figli di Thomas Mann. Il rapporto che legherà Annemarie ai fratelli Mann, i “gemelli”, come vengono spesso denominati nel corso del libro per via del legame quasi simbiotico esistente tra di loro, va presto ben oltre l’amicizia divenendo quasi un’ossessione, una sorta di dipendenza che per molti, compresa la madre Renée, è scandalosa. Annemarie, infatti, mostra un amore appassionato e totalizzante nei confronti di Erika anche se, in alcuni periodi della sua vita, pensa addirittura di voler vivere per sempre accanto a Klaus.

La Schwarzenbach è una giovane donna estremamente affascinante. Ha un aspetto incantevole ed androgino. Non sono rari i casi in cui viene scambiata per un ragazzo. Ed è un’ambiguità che le piace. Per questo porta i capelli piuttosto corti, indossa abiti maschili e non si preoccupa della confusione che genera negli altri. Seduce ed intriga molti uomini ma anche molte donne. La sua condotta, però, non è ben vista in famiglia. Sua madre, una donna dalla personalità possente e dal carattere difficilmente gestibile che sognava per lei un futuro da pianista, le ricorda continuamente a quale famiglia appartiene e quale dovrebbe essere la condotta più giusta da tenere. Ma Annemarie è molto diversa dalla ragazza che sua madre desidererebbe. La sua colpa più grave è quella di voler fare la scrittrice. Nel 1931 la Schwarzenbach pubblica, a proprie spese, il suo primo romanzo. Riceve apprezzamenti da più parti mentre Renée mostra tutta la sua disapprovazione facendo in modo che il loro legame proceda inesorabilmente verso l’irreversibile rovina.

Annemarie viaggia da una parte all’altra d’Europa. Inizia a far uso di morfina che spesso consuma con Klaus Mann. Con l’avvento di Hitler, la famiglia Mann è costretta all’esilio e la Schwarzenbach, inseparabile da Erika, non può non seguire l’amata. In questi anni (1932-1933) Annemarie inizia a lavorare come giornalista e per la prima volta approda in Asia. Attraversa la Turchia, la Siria, il Libano, la Palestina, l’Iraq e la Persia. E’ accanto a vari archeologi, scatta centinaia di immagini e nel 1934 decide di accompagnare l’amico Klaus Mann al Congresso degli Scrittori sovietici in Russia. Intanto tra i Mann e gli Schwarzenbach le avversioni continuano ad aumentare soprattutto perché gli Schwarzenbach, al contrario dei Mann, si mostrano propensi al regime nazista. Nel frattempo l’utilizzo di morfina da parte di Annemarie diviene sempre più preoccupante e pericoloso, una situazione che la porterà, presto, a tentare il suicidio. Nel 1935, contro il volere della madre, Annemarie sposa Claude Achille-Marie Clarac, un diplomatico francese omosessuale di stanza in Persia. L’unione non può avere futuro, infatti la Schwarzenbach lascia tutto dopo pochi mesi e torna in Europa per disintossicarsi. Un momento particolarmente difficile che culmina, nel 1938, con una diagnosi di schizofrenia.

La Schwarzenbach è un’anima sempre più sofferente ed inquieta. Parte di nuovo per l’Iran accompagnata da Ella Maillart e prosegue poi per l’Afghanistan. Nel frattempo scoppia la seconda guerra mondiale ed Annemarie decide di voler raggiungere i fratelli Mann negli Stati Uniti. Qui cerca nuove amicizie e tenta di lavorare come giornalista. La morte di suo padre Alfred la fa precipitare nello sconforto. La sua mente è stravolta e, per la prima volta, dopo aver violentemente aggredito la sua amante Margot von Opel e tentato ancora il suicidio, viene internata in un manicomio pubblico statunitense. Un’esperienza che la segna profondamente e dalla quale viene fuori solo grazie all’aiuto di suo fratello maggiore Freddy e grazie alla promessa di abbandonare immediatamente gli USA. Una volta a casa, la madre si oppone alla sua presenza e la spinge a viaggiare di nuovo. Il mondo, però, sembra farsi sempre più piccolo ed inospitale. Annemarie sceglie l’Africa ma in Congo in molti la considerano solo una spia tedesca. Si muove di nuovo verso il nord del Continente africano fino a scegliere, nel 1942, di tornare dal marito, abbandonato 5 anni prima. Vorrebbe il divorzio ma, alla fine, Claude prova a ricucire il rapporto. La Schwarzenbach parte comunque per rientrare in Engandina. Sembra avere una nuova consapevolezza di sé e dei suoi progetti ma una strana caduta dalla bicicletta, il 6 settembre di quell’anno, la riduce ad uno stato di muta incoscienza. Annemarie muore il 15 novembre del 1942. Nelle ultime settimane di vita non è stata vista da nessuno: Renée ha impedito a chiunque di avvicinarsi a lei. E, a decesso avvenuto, la signora Wille-Schwarzenbach ha provveduto a bruciare gran parte delle lettere, degli appunti e delle note scritte da sua figlia. Fortunatamente non tutto è andato distrutto per cui, oggi, possiamo ancora conoscere molte delle opere di Annemarie Schwarzenbach.

Il libro della Mazzucco rappresenta un’importante e dettagliata biografia romanzata di Annemarie Schwarzenbach. La scrittrice italiana ha compiuto una laboriosa e, devo immaginare, non semplice opera di ricerca e di ricostruzione. Ha conosciuto molti dei luoghi in cui Annemarie ha vissuto ripercorrendo, seppure a distanza di alcuni decenni, gli stessi tragitti da lei seguiti. E’ evidente che Melania G. Mazzucco nutre per la Schwarzenbach intensa passione e grande ammirazione. Ha ricostruito con cura le varie fasi esistenziali della giornalista, fotografa, scrittrice svizzera ed ha saputo dare ad ogni figura di “Lei così amata” personalità e carattere. L’analisi psicologica che accompagna il racconto della vita della Schwarzenbach è costante ed inevitabile. Per capire lo spirito di un’anima tanto irrequieta, sofferente e anticonvenzionale come quella di Annemarie serve un’empatia molto speciale. Per questo la Mazzucco si sofferma a lungo sul legame con la madre Renée, sul rapporto con Erika e Klaus Mann e su una serie di relazioni sentimentali che, nonostante la sofferenza e il coinvolgimento, lasciano percepire un’assenza pressoché totale di amore nella vita di Annemarie. A volte, però, sembra che la Mazzucco si compiaccia un po’ troppo della sua arte e si dilunghi, soprattutto nella descrizione dell’esperienza africana di Annemarie, in esposizioni, resoconti e dettagli che diventano sfiancanti mentre ha ridotto al minimo indispensabile l’ultimissima parte della vita della protagonista. Una vita breve e pienissima, quella della Schwarzenbach, che la Mazzucco ha trattato in maniera avvincente, con tutto lo charme e l’inquietante incanto di cui Annemarie è sempre stata portatrice.

Edizione esaminata e brevi note

Melania Gaia Mazzucco è nata a Roma nel 1966. Suo padre è lo scrittore Roberto Mazzucco. Dopo aver conseguito la Laurea in Storia della Letteratura italiana moderna e contemporanea e in Cinema presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Mazzucco si dedica alla scrittura. Ha realizzato vari soggetti e sceneggiature per il cinema prima di esordire, nel 1992, con il racconto “Seval”. Collabora con l’Enciclopedia Italiana Treccani dal 1995. Il suo primo romanzo si intitola “Il bacio della Medusa” (Baldini&Castoldi, 1996). Seguono “La camera di Baltus” (Baldini&Castoldi, 1998) e “Lei così amata” (Rizzoli, 2000) vincitore di vari riconoscimenti letterari. Il premio Strega arriva nel 2003 con “Vita” (Rizzoli, 2003). Poi scrive “Un giorno perfetto” (Rizzoli, 2005) dal quale Ferzan Ozpetek, nel 2008, trae l’omonimo film con Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari e Stefania Sandrelli. Nel 2008 con “La lunga attesa dell’angelo” (Rizzoli) si aggiudica il Premio Scanno. Si è poi dedicata a “Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Biografia di una famiglia veneziana” (Rizzoli, 2009) col quale ricostruisce in chiave documentaristica e storica la vicenda narrata ne “La lunga attesa dell’angelo”. Nel 2012 è uscito “Limbo” (Einaudi).

Melania G. Mazzucco, “Lei così amata“, Einaudi, Torino, 2012.

Pagine Internet su Melania G. Mazzucco: Wikipedia / Sito dedicato

Pagine Internet su Annemarie Schwarzenbach: Sito ufficiale / Wikipedia/ Libreria delle Donne (Milano) / “Une suisse ribelle” (Trailer documentario)