Ricapito Francesco

8350,6 Chilometri: Viaggio in Auto da Venezia a Lisbona – 9 – Una Venezia Portoghese, Un Villaggio Di Pietra Ed Una Spiaggia Deserta

Pubblicato il: 14 agosto 2016

Mappa PortogalloCamping vicino Praia da Gralha, Portogallo, 26 agosto 2015

Ci svegliamo verso le tredici. La mamma di Sofia ci ha già apparecchiato la tavola e aspettava solo che ci alzassimo per rimpinzarci come otri e noi non ci tiriamo certo indietro. Ci riconsegna anche i nostri vestiti lavati e profumati. Per la prima volta in due settimane i nostri asciugamani sono completamente puliti e asciutti, quasi mi commuovo.

Sofia ha un impegno questo pomeriggio e noi vorremmo ripartire per continuare il nostro viaggio verso Lisbona, lei ci consiglia di visitare la cittadina di Aveiro, a circa un’ora da qui. Chelsea, che deve ripartire domani, decide di venire con noi e per tornare a Famalicão prenderà il treno.

Con sincera gratitudine salutiamo Sofia e sua madre. Sono state gentilissime con noi, ci hanno nutrito e riverito come re e se un giorno passeranno per Venezia cercherò di trattarle nello stesso modo.

Prendiamo l’autostrada e senza troppi problemi raggiungiamo Aveiro, che si affaccia su una laguna costiera chiamata Ria. Il nome viene dal latino aviarum ed è un riferimento alla grande varietà di uccelli presenti nella zona. La città è conosciuta come la “Venezia del Portogallo” per via di un piccolo sistema di ponti e canali che l’attraversa. Essendo io di Venezia sono sempre un po’ scettico quando sento parlare di città simili a Venezia, a Baku per esempio chiamano “Venezia” un ristorante di lusso dotato di un canale che lo circonda e sui cui si può fare un rapido giro in barche vagamente simili a gondole.

SAMSUNG CAMERA PICTURESSe si tralascia il paragone con la città veneta, Aveiro è effettivamente un bel centro urbano e i suoi canali hanno il loro fascino. Molto caratteristici sono pure i moliceiro, imbarcazioni che una volta servivano a raccogliere alghe ma che oggi portano in giro i turisti. Sono lunghe ed affusolate e sia la prua che la poppa sono rialzate, ad un occhio poco allenato possono sembrare effettivamente simili a gondole. Un paio di queste sfrecciano lungo il canale principale spinte da un rumoroso motore. Almeno a Venezia hanno avuto il buongusto di lasciare il gondoliere a spingere la barca.

Oltre ai canali troviamo pure delle piacevoli viuzze e case spesso decorate con azulejos. Noto molte librerie e centri culturali, Aveiro in effetti è famosa anche per essere una città studentesca.

Mentre faccio un po’ di spesa Giorgia accompagna Chelsea alla stazione dei treni, dove le raggiungo. Ci salutiamo, è già la seconda volta che la saluto convinto che non la rivedrò più, chissà che non succeda una terza.

Ormai è quasi buio ma dalle informazioni in nostro possesso da queste parti non ci sono campeggi e dobbiamo quindi proseguire verso sud, lungo la costa, per una buona mezz’ora, fino alla cittadina di Mira. SAMSUNG CAMERA PICTURESComplici la stanchezza ed il buio, stavolta non è facile trovare un posto e il cartello più frequente che troviamo è quello che mette in guardia contro i cinghiali selvatici. Forse è solo suggestione, ma ad un certo punto mi pare di vederne uno in mezzo alla pineta. Quando ormai comincio a disperare finalmente troviamo un campeggio: sono ormai le ventidue.

Montiamo rapidamente la tenda e ceniamo con qualche avanzo visto che non abbiamo voglia di cucinare. Ci siamo sistemati vicino alla recinzione del campeggio e ad un certo punto sentiamo un movimento tra l’erba. Probabilmente è un cinghiale troppo curioso. Andiamo a letto senza nemmeno farci la doccia e cercando di non preoccuparci troppo dei cinghiali.

Il cielo è plumbeo la mattina seguente. Ci troviamo su una zona costiera chiamata Praia de Mira, nella regione delle Beiras, che sSAMSUNG CAMERA PICTURESi nomina al plurale perché racchiude in sé tre aree distinte: la Beira Litoral, dove ci troviamo noi, la Beira Alta, nell’entroterra a ridosso dei monti della Serra de Estrela ed infine la Beira Baixa, una piatta distesa che comincia oltre le montagne. La principale città della regione è Coimbra, famosa per il centro storico e l’università. Oggi però non siamo in vena di centri urbani e così optiamo per un’escursione nell’entroterra, verso il villaggio di Piódão.

Prima ci concediamo qualche ora di relax nella vicina spiaggia. Una striscia di basse dune nasconde un litorale di sabbia molto chiara largo circa cinquanta metri. Tira parecchio vento e la sabbia nell’aria non permette di vedere molto lontano. Se non si considerano gli stormi di gabbiani la spiaggia non è per nulla affollata. Il mio spirito mediterraneo è tarato sull’equazione arrivo in spiaggia = mi butto in acqua, ma qui c’è da fare i conti con l’Oceano e l’equazione non sempre funziona. L’acqua è fredda e le grandi onde permettono solo di bagnarsi, ma non di nuotare.

Torniamo all’auto e impostiSAMSUNG CAMERA PICTURESamo il navigatore verso Piódão, che si trova a circa 130 chilometri. Inizialmente seguiamo l’autostrada, per ora non ci è molto chiaro come funzionino i pedaggi qui in Portogallo, in effetti non abbiamo ancora incrociato nessun casello. Quando usciamo dalla strada principale il paesaggio comincia a farsi più brullo e arido. Le colline diventano sempre più alte ed aspre, le strade più strette e malmesse, la terra spesso presenta tonalità rossastre. Abbiamo l’impressione di fare un’incursione nel vero cuore del Portogallo, quello lontano dalle strutture turistiche e dalle comodità della costa, il Portogallo rurale e meno conosciuto. Ad accompagnarci alla radio c’è il rock elegante dei Toto, la band preferita di Giorgia. I tamburi e il ritornello di Africa vanno a tempo con la strada.

Piódão è un mucchietto dSAMSUNG CAMERA PICTURESi case dove secondo la guida abitano poco meno di 200 anime. Si trova in una valle caratterizzata da ruscelli, gole ed una rigogliosa vegetazione. Fino agli anni Settanta era raggiungibile solo a cavallo e anche oggi, se non avessimo avuto l’auto, dubito che avremmo avuto il tempo per spingerci fino a qui. Molte sezioni di terreno intorno al villaggio sono terrazzate, segno di una secolare lotta degli abitanti per sopravvivere in quest’ambiente difficile. La sua principale bellezza sono le case stesse, costruite in ardesia con porte e finestre spesso decorate di azzurro.
Gli stretti vicoli tra di esse sono pavimentati con ciottoli dello stesso colore grigiastro dell’ardesia e questo crea uno strano effetto di continuità tra i muri delle case e la strada. Il villaggio stesso è costruito su diversi livelli di terrazzamenti e a volte tra una casa e l’altra è possibile vedere un ruscello d’acqua che scorre verso valle. Nella piazza principale si nota subito la minuscola chiesa di Nossa Senhora Conceição, dipinta di un bianco abbagliante e decorata da inserti azzurri.
Seguiamo un sentiero che prosegue lungo la vallata e che porta al vicino villaggio di Foz d’Égua. Un sentiero facile e ben segnato, ma che ci offre dei bellissimi scorci sulla stretta valle e sul torrente che la percorre. A Foz d’Égua troviamo qualche case privata per le vacanze ed un paio di ponti di pietra che attraversano una graziosissima pozza d’acqua dove qualche turista fa il bagno. Vengo particolarmente distratto da una signora SAMSUNG CAMERA PICTUREScon un gran bel sedere ed un costume particolarmente piccolo. Giorgia mi tira una gomitata e mi riporta su questa terra. L’ardesia sembra essere il materiala base di questa vallata, ci hanno costruito perfino gli scalini del sentiero e i due ponticelli. Guardandoli si capisce come la maestria necessaria per costruirli dev’essere senza dubbio il frutto di secoli d’esperienza.

Torniamo indietro seguendo il sentiero che stavolta ci porta sull’altro versante della valle. Attraversiamo un altro gruppetto di case, prendiamo in prestito un invitante grappolo d’uva da una vite stando bene attenti a non farci vedere e poi ci allontaniamo. Rischiamo di perderci un paio di volte ma alla fine torniamo a Piódão, dove ci concediamo una bifana, il tradizionale panino con carne, nell’unico bar del paese. L’atmosfera è pigra e tipicamente estiva.

Non abbiamo visto campSAMSUNG CAMERA PICTURESeggi nei dintorni e quindi decidiamo di ritornare verso la costa, dove siamo sicuri di trovarne. Senza troppa fretta arriviamo alla località balneare di Figueira da Foz, della quale non ci attira nulla se non il semplice fatto di essere molto frequentata e quindi piena di campeggi.

Ne troviamo uno che eleggo subito come il più brutto finora: non molto distante da una zona industriale, non ha nemmeno un albero e le piazzole sono direttamente sulla sabbia. Questo ci facilita il compito di piantare i picchetti ma li rende anche molto poco solidi, spero che non salga il vento perché altrimenti rischia di volarci via tutto.

Siamo praticamente in riva al mare ma per un qualche motivo a noi oscuro, una recinzione blocca il passaggio. Per fortuna il tramonto sull’Oceano è comunque bellissimo ed unito ad una cena abbondante ci migliora sensibilmente la serata.

Il tempo è decisamente pessimo anche la mattina seguente. Aspettiamo un paio d’ore in tenda per vedere se smette di piovere e nel frattempo cerco di stabilire un itinerario per la giornata. Ormai siamo vicini al confine con la regione dell’Estremadura, una delle più fertili del Portogallo e confinante con la provincia di Lisbona. Quando la pioggia sembra darci una tregua smontiamo rapidamente la tenda, ci lasciamo alle spalle questo deprimente campeggio e puntiamo verso Batalha, città a circa venti chilometri dalla costa famosa per ospitare uno dei più bei monasteri del Portogallo, il Monasteiro de Santa Maria da Vitória. Come suggeriscono sia il nome della città che del monastero, da queste parti venne combattuta una battaglia molto importante per la storia portoghese, la battaglia di Aljubarrota: correva l’anno 1385 e l’esercito del re portoghese João d’Avis, con circa 6500 soldati, aiutato da qualche altro centinaio di soldati inglesi, si ritrovò ad affrontare l’esercito spagnolo del re Juan I di Castiglia, il quale contava ben 30.000 uomini. Il re portoghese fece voto alla Madonna di costruire grande abbazia in caso gli avesse concesso la vittoria e siccome fu proprio lui a vincere, pochi anni dopo iniziò la costruzione di questo grande monastero.

L’edificio è in effetti piuttosto impressionante: collocato in posizione rialzata rispetto al resto della città si nota da lontano anche per il colore chiaro della pietra con la quale è costruito. Lo stile predominante è il gotico e il numero di pinnacoli, guglie, finestre e colonne è veramente stupefacente. SAMSUNG CAMERA PICTURESA parte delle zone dove la pietra è più scura, l’edificio si è conservato benissimo e anche le statue di santi che decorano le porte sono in ottimo stato. L’interno è un po’ più semplice ma non per questo meno spettacolare. L’ambiente è molto luminoso per essere una cattedrale gotica e anche le vetrate sono degne di nota.

Questa regione ha la fortuna di ospitare altri due grandi monasteri come questo, uno si trova a Tomar, vicino al confine con la Spagna ma è un po’ troppo lontano per noi, l’altro è ad Alcobaça, a circa venti chilometri da qui.

Al contrario di Batalha qui troviamo anche un piccolo centro storico intorno al grande Monasteiro de Santa Maria de Alcobaça. Questo è più antico e risale al 1153: la sua costruzione venne ordinata da Dom Alfonso Enriques, il primo re del Portogallo e anche in questo caso la causa fu un voto che il re fece prima della conquista della città di Santarém, nel 1147. SAMSUNG CAMERA PICTURESNegli anni la comunità monastica che qui si era stabilita divenne una delle più ricche e numerose del paese, fu forse questa sua dimensione che ne causò un graduale decadimento morale spesso denunciato da numerosi visitatori nel XVIII secolo.

La facciata dà su una grande piazza rettangolare dove due visitatori si lanciano una palla da rugby. Una corta scalinata decorata elegantemente porta all’entrata. Lo stile è chiaramente diverso da quella di Batalha e anche se più piccola la trovo comunque più piacevole da guardare. All’interno la navata è incredibilmente lunga e il biancore delle colonne e del soffitto rende l’atmosfera molto vivace. Nei due transetti sono posizionate due tombe decorate da splendide sculture che rendono difficile credere che siano fatte di marmo e non di zucchero. Si tratta delle tombe di Dom Pedro e Dona Iñes e la loro storia assomiglia ad un dramma teatrale: il primo era il figlio ed erede del re Dom Alfonso IV e la seconda invece era una donna galiziana, dama di compagnia della moglie di Dom Pedro. I due s’innamorarono ed ebbero dei figli ma quando la moglie di Dom Pedro morì, il re non permise al figlio di sposare l’amante perché temeva che il suo essere spagnola avrebbe messo in pericolo la corona. I nobili di corte anzi convinsero il re a liberarsene e così la fece assassinare, senza però sapere che suo figlio l’aveva sposata comunque in segreto. Due anni dopo il re morì e Dom Pedro gli successe. La sua vendetta verso gli assassini di Dona Iñes fu terribile e sembra che ne abbia strappato i cuori per poi mangiarseli. Ordinò poi di riesumare il corpo dell’amata e costrinse tutta la corte a renderle omaggio baciando la mano ormai decomposta. I due ora riposano l’uno davanti all’altra e le loro tombe riportano la scritta “Até ao Fím do Mundo”, “Fino alla Fine del Mondo”. Nel contesto di una storia tragica e sanguinosa, un gesto a mio parere molto romantico.

Usciamo dalla chiesa con una gran fame e ci mettiamo quindi a caccia di un posto dove poter gustare la specialità locale, il frango na púcara, una specie di stufato di pollo. Troviamo un piccolo ristorante con dei graziosi tavolini fuori che come piatto del giorno ha appunto questo stufato. SAMSUNG CAMERA PICTURESCi viene servito in una grande caraffa di terracotta che sprigiona un profumino irresistibile. Non sono sicuro di individuarne tutti gli ingredienti, sicuramente, pancetta, funghi, cipolla, aglio, qualche sfumatura di vino rosso, probabilmente porto, alloro e altre spezie. La carne è tenera, il sughetto saporitissimo e con il pane diventa semplicemente divino. Una volta finita la carne non posso fare a meno di tirarne su il resto con il cucchiaio, sarebbe un peccato lasciarlo là.

Siamo contenti di aver ampliato il lato culturale del nostro viaggio visitando i monasteri, ma il richiamo della costa e del mare è troppo forte e così dopo un caffè, necessario per non cadere addormentati dopo il lauto pasto, puntiamo il navigatore verso la località balneare di Nazaré.

Non ci mettiamo molto ad arrivare ma, quando ormai siamo nelle vicinanze, cominciamo a trovare sempre più traffico. Il santo protettore dei parcheggi ci assiste e miracolosamente troviamo un posto libero senza neanche doverlo pagare. Nazaré è famosa per la bellissima spiaggia ma anche per le gigantesche onde che si abbattono sulla costa a nord della città. Queste si formano grazie ad un canyon sottomarino che ne amplifica la potenza. I surfisti migliori al mondo si sono spesso sfidati per battere il record mondiale dell’onda più alta mai cavalcata e quello attuale è stato stabilito da Garrett McNamara che nel 2011 cavalcò un mostro di oltre 23 metri d’altezza. Consiglio di guardare i video su YouTube per avere un’idea delle dimensioni.

Il lungomare è estremamente affollato e la spiaggia, per quanto ampia, è piena di tanti ombrelloni colorati. Sulla destra si erge il Promontório do Sítio, una verdeggiante scogliera alta oltre cento metri e a cui si accede tramite una specie di funicolare. Nel complesso il luogo non ci entusiasma, di conseguenza ci prendiamo un gelato scandalosamente grande in una gelateria molto invitante sul lungomare e poi ripartiamo, allontanandoci in fretta dalla folla di villeggianti.

Il nostro obiettivo è trovare una spiaggia isolata dove passare qualche ora a prendere il sole. Imbocchiamo una strada secondaria che ci sembra segua la costa in direzione sud. La strada segue l’andamento delle colline vicine alla costa, ogni tanto vediamo delle case isolate e dei cartelli che indicano delle spiagge. Decidiamo di seguirne uno che porta ad una località chiamata Salgado e capiamo subito di aver scelto bene. Troviamo un parcheggio sabbioso dove lasciare l’auto, qualche casa, un bar e poi solo una grande e sterminata spiaggia semideserta. Anche stavolta però fare il bagno è praticamente impossibile se non pericoloso, ci sono perfino dei cartelli lungo la spiaggia che spiegano come comportarsi nel caso si restasse intrappolati nel flusso della corrente oceanica.

Ci rosoliamo al sole per qualche ora e poi ci rimettiamo in moto verso il vicino paese di São Martinho do Porto, descritto come una località tranquilla e riparata da una baia. Ci fermiamo però prima di arrivare perché troviamo un campeggio che ci sembra molto interessante. Ci sistemiamo su una bellissima piazzola spaziosa dotata di una grande roccia piatta che sarà perfetta per cucinare la cena.

Una volta montata la tenda decidiamo di andare alla ricerca di un bel posto da dove osservare il tramonto. SAMSUNG CAMERA PICTURESSeguendo più o meno ad occhio la mappa del navigatore c’imbattiamo in una spiaggia chiamata Praia da Gralha: si trova tra due alti promontori e non sarà più lunga di mezzo chilometro. La strada che ci arriva è sterrata ed incredibilmente ripida, non mi fido a scenderla con l’auto e quindi la lasciamo su una piazzola nelle vicinanze. Il sole alla nostra sinistra è ormai vicino all’orizzonte, la roccia dei promontori e la sabbia hanno un colorito rossastro che rende l’atmosfera magica e il fragore dell’oceano è l’unico rumore. Oltre a noi due c’è solo un tizio con un metal detector che va alla ricerca di oggetti smarriti. Stavolta non resisto e mi butto in acqua, o meglio tra le onde. Faccio qualche salto, mi lascio travolgere e riportare a riva godendomi il panorama e la bellissima sensazione di essermi meritato questo tramonto a suon di chilometri percorsi. Giorgia non si fida ad entrare in acqua, mi fa un servizio fotografico mentre fuggo dalle onde che mi travolgono. Di tutti i tramonti visti finora questo è forse il migliore e se non lo è se la gioca con quello visto da Cabo Finisterre.

Aveiro 12Torniamo in campeggio entrambi di buon umore e coroniamo la serata con delle sostanziose patate in umido cucinate con comodità sopra la roccia piatta. L’unico cruccio sono le formiche che da qualche giorno non solo ci ritroviamo a dover affrontare in ogni campeggio, ma si presentano pure durante il giorno mentre viaggiamo in auto. Sospettiamo che si siano nascoste da qualche parte sotto i sedili e abbiamo quindi preso l’abitudine di chiudere ermeticamente tutti i sacchetti del cibo. Sterminiamo con cura tutte le formiche che vediamo in auto nella speranza che prima o poi finiscano però per ora non abbiamo avuto grandi risultati.

Dopo cena Giorgia strimpella qualche canzone con la chitarra che ci siamo portati fin qui ma che non abbiamo mai usato, io ascolto in silenzio guardando il cielo. La giornata era iniziata male ma si è conclusa nel migliore dei modi, se esiste un dio dei viaggiatori, oggi ci è stato molto vicino.

Links:

https://www.youtube.com/watch?v=OgDtRmSCxBg

https://it.wikipedia.org/wiki/Aveiro_(Portogallo)

https://it.wikipedia.org/wiki/Pi%C3%B3d%C3%A3o

https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Batalha

Francesco Ricapito       Agosto 2016