Ricapito Francesco

8350,6 Chilometri: Viaggio in Auto da Venezia a Lisbona – 13 – La Bizzarra Praia da Rocha, un Ingannevole Vino d’Arancia a Siviglia, una Passeggiata a Cadice ed un Assaggio di Pueblos Blancos

Pubblicato il: 13 settembre 2016

Mappa SpagnaCampeggio nelle vicinanze di Vejer de la Frontera, Spagna, 4 settembre 2015

Gli effetti della piña colada per fortuna non si fanno sentire la mattina seguente. Oggi vorremmo esplorare meglio l’affascinante costa dell’Algarve e ci avviciniamo quindi a Portimão, la seconda città più grande della regione. Qui il numero di spiagge è impressionante e molte di queste presentano le caratteristiche formazioni rocciose color ocra che hanno reso famosa la zona. Ne esploriamo un paio, senza però fermarci troppo. Sono molto particolari e spesso esistono pure delle piccole gallerie che passano sotto gli scogli e permettono di raggiungere la spiaggia vicina. Vorremmo arrivare anche alla famosa Praia da Rocha, sulla costa davanti alla città, ma il traffico è asfissiante e non ce lo permette. La zona è deturpata da grandi condomini ed edifici ad uso turistico che purtroppo ne hanno rovinato l’atmosfera.SAMSUNG CAMERA PICTURES

Per un paio d’ore ci ritroviamo imbottigliati nel traffico cittadino, non appena ne usciamo ci fermiamo per fare la spesa e poi torniamo in auto alla ricerca di una spiaggia più isolata. Il resto della mattinata e le prime ore del pomeriggio non bastano ed ogni nostro tentativo fallisce. Dovunque andiamo troviamo traffico, gente e soprattutto edifici costruiti dovunque. Alla fine desistiamo ed imbocchiamo l’autostrada in direzione est.

Dobbiamo ancora capire bene come funzionino i pedaggi qui in Portogallo, tuttavia le informazioni che abbiamo recuperato sull’argomento riguardo questa particolare autostrada, la A22, non sono molto buone. Sia all’entrata che all’uscita non ci sono caselli e l’unico tipo di controllo sono le telecamere. Le alternative sono due: dotarsi di un dispositivo elettronico che registra automaticamente il passaggio sull’autostrada e calcola il pedaggio dovuto, oppure effettuare il pagamento all’ufficio postale entro cinque giorni dal transito. Decidiamo di chiedere informazioni più dettagliate stasera al campeggio.

Facciamo tappa nella città di Tavira, a pochi chilometri dalla costa, lungo le sponde del Rio Gilão. La cittadina è piuttosto tranquilla anche se fervono i preparativi per un qualche tipo di evento per il giorno dopo, una sorta di festival musicale. Tavira ospita un antico ponte romano, un castello moresco e alcune vecchie chiese. I suoi vicoli sono e piacevoli da vedere e per fortuna l’atmosfera è molto più rilassata rispetto a Portimão.

Ritroviamo un po’ della pace perduta camminando per la città e ristorandoci con una bifana in un bar. Per trovare un campeggio siamo costretti a fare una cosa inedita, ossia tornare indietro di circa quindici chilometri per arrivare nel piccolo villaggio di Fuseta.

Questa zona della costa fa parte del Parque Natural da Ria Formosa, un sistema di lagune, paludi, saline e strette isole di sabbia ricche di fauna, in particolare di uccelli. A poche centinaia di metri dal campeggio si trova una stretta spiaggia e poco oltre un altro litorale. Mi ricorda molto la laguna di Venezia, anche se l’acqua sembra più pulita. Finalmente, dopo aver cercato per tutto il giorno, abbiamo trovato un luogo tranquillo e, mentre il sole tramonta, noi ci godiamo il panorama seduti sulla spiaggia.SAMSUNG CAMERA PICTURES

Il campeggio è piuttosto semplice ma funzionale. Chiediamo chiarimenti sull’autostrada alla signora della reception e questa ci risponde che sì, in teoria dovremmo andare a pagare il pedaggio all’ufficio postale. In realtà però gli stranieri non lo fanno, perché la multa non arriva all’estero. Questo risolve ogni nostro dubbio e ci strappa anche un sorriso.

Ceniamo in un piccolo ristorante sul lungomare, io opto per una grigliata di carne, Giorgia invece per dei gamberoni che le vengono serviti infilati in una stecca di metallo posta in verticale sul piatto. Sul piazzale di fianco al campeggio si svolge una specie di piccola sagra: da un palco suona una band locale, un piccolo bar sotto un gazebo vende sangria e sotto altri due gazebo sono state allestite bancarelle di vestiti ed oggetti in stile etnico. Restiamo un po’ ad ascoltare la band e poi andiamo a passeggiare sulla spiaggia. Si vedono molte stelle e sentiamo di esserci ripresi completamente dopo lo stress della giornata.

La mattina seguente facciamo il punto della situazione e capiamo che se vogliamo tornare a casa entro il 10 settembre dobbiamo accelerare i tempi. Così già oggi decidiamo di lasciare il Portogallo con destinazione Siviglia. Gli ultimi giorni nell’Algarve ci hanno fatto capire che, per quanto si tratti di una bella regione, è troppo affollata e turistica per noi. Questo però non intacca la bellissima impressione che ci lascia il Portogallo, un paese infinitamente vario, ricco di cultura e di bellezze che ci ha dato molto e dove siamo contenti di aver passato più giorni del previsto.

Sono 180 i chilometri che dividono Fuseta da Siviglia, il confine è segnato dal Rio Guardiana ed entriamo così in Andalusia, una delle regioni più famose della Spagna.

Io ho sentito parlare molto bene di Siviglia e ho grandi aspettative. Lasciamo l’auto in un parcheggio sotterraneo e c’incamminiamo verso il centro. Costruita intorno alle sponde del fiume Guadalquivir, la città venne fondata dai romani, ma fu poi controllata per secoli dalle popolazioni musulmane che mantennero il controllo della regione fino alla Reconquista, avvenuta nel 1248, quando divenne parte del regno di Castiglia. In breve arrivò ad esserne città più importante, grazie anche ai commerci con le colonie americane. Purtroppo però un’epidemia di peste e il progressivo insabbiamento del fiume ne causarono il declino. Quando la Spagna divenne una Repubblica, a Siviglia venne assegnato il ruolo di capoluogo regionale e da allora è diventata una delle città più visitate ed apprezzate del paese.

Uno dei primi edifici in cui c’imbattiamo è la Plaza de Toros, lo stadio dove avvengono le corride che in questa regione sono ancora apprezzate. Poco dopo arriviamo nella piazza principale, Plaza del Triunfo, dominata dalla gigantesca figura della Catedral de Santa María de la Sede. Venne ultimata nel 1502 e ad oggi è ancora la più grande cattedrale del mondo per volume, nonché una delle massime espressioni dello stile gotico. La sua dimensione è tale che non riesco nemmeno a capirne con esattezza la forma, le sue pareti esterne sono un trionfo di guglie, contrafforti e pinnacoli. SAMSUNG CAMERA PICTURESIl campanile, chiamato Giralda, era in verità il minareto della grande moschea che si trovava qui durante il periodo almohade. La moschea infatti venne sostituita da una chiesa, che poi venne a sua volta rasa al suolo per costruire la cattedrale. Durante il XVI secolo i cristiani apportarono alcune modifiche al minareto, ma le bellissime decorazioni geometriche che si possono vedere lungo il corpo esterno sono ancora quelle originali.

Decidiamo di risparmiare i soldi del biglietto e ci accontentiamo di girarci intorno. Nelle vicinanze della cattedrale sorge pure l’Alcázar, inizialmente una fortezza che poi nei secoli si è trasformata in palazzo governativo ed in residenza reale. Anche in questo caso proseguiamo oltre ed entriamo nel Barrio de Santa Cruz, il quartiere ebraico di Siviglia. I suoi vicoli ombreggiati che aprono all’improvviso su piccole piazze sono l’ideale per una passeggiata tranquilla.

Portimao 4Per pranzo decidiamo di gustare alcune tapas locali. Siviglia, e l’Andalusia in generale, sono famose per queste piccole prelibatezze. Troviamo un locale che per un prezzo onesto serve una serie di sei tipi diversi di tapas. Spiando il menù notiamo pure la presenza di un misterioso vino d’arancia. Non costa troppo e così convinti delle nostre capacità ne prendiamo una bottiglia. Il risultato è piuttosto tragicomico. Il vino è ottimo, dolce e liquoroso e per niente adatto ad un pranzo salato. Oltretutto ha la più che rispettabile gradazione alcolica del 14,5%. Le tapas non bastano a tamponare l’errore e quando ci alziamo siamo entrambi piuttosto intontiti.

Facciamo un altro rapido giro del centro storico cercando di recuperare un po’ di lucidità e quando ci sembra di avercela fatta torniamo all’auto. Dalla strada riusciamo a vedere uno dei monumenti che m’interessavano: la Torre del Oro, una torre di guardia costruita dagli almohadi e che una volta pare avesse una cupola rivestita d’oro, da cui il nome. Lo stile arabeggiante è evidente e riesce facile immaginarsela a guardia di un’oasi in mezzo al deserto.

In generale mi sarebbe piaciuto fermarmi di più a Siviglia per apprezzarne le bellezze e l’atmosfera. Forse abbiamo fatto male a non entrare nella cattedrale e nel palazzo, purtroppo però il tempo stringe e non possiamo più permetterci di fare soste troppo lunghe e ora ho una scusa buona per poter ritornare da queste parti.

Riprendiamo l’autostrada in direzione sud, verso la città di Cadice. Intorno a noi l’Andalusia si mostra in tutto il suo fascino: una terra spaziosa, dal tenero colore rossastro e dall’aspetto arido dovuto probabilmente al sole cocente che qui batte per buona parte dell’anno.

Cadice si trova su una specie d’insenatura della costa e il suo centro storico è un promontorio al limitare dell’insenatura. Ci arriviamo tramite un grande ponte stradale e parcheggiamo nei pressi del grande porto turistico da dove spiccano i comignoli delle navi da crociera. Questa è forse la città più antica di tutta Europa, sembra infatti che sia stata fondata dai Fenici nell’800 a.C. Ai tempi delle grandi esplorazioni rivestì un ruolo fondamentale per la sua posizione strategica e nel XVIII secolo per Cadice passava ben il 75% dei commerci coloniali spagnoli. Cadice resistette pure alle armate napoleoniche, promulgando addirittura la prima costituzione liberale della storia spagnola. Anche se durante il Novecento la città cadde in declino, negli ultimi anni è stata riscoperta dal turismo, i cui proventi hanno permesso di ristrutturare molti dei monumenti principali.

SAMSUNG CAMERA PICTURESCi addentriamo nelle strade del centro, tutte piuttosto tranquille e chiaramente restaurate da poco. Imbocchiamo la grande strada che percorre il perimetro esterno della città vecchia. Passiamo di fianco al fortificato Baluarte de la Candelaria e poi arriviamo al Parque dl Genovés, un parco pubblico con una grande varietà di piante. Poco oltre c’è il Castillo de Santa Catalina, un’altra struttura di difesa di difesa. Di fianco ad esso la piccola ma graziosa Playa de la Caleta. Nella baia sono ormeggiate qualche decina di barche di pescatori locali, sullo sfondo il Castillo de San Sebastián, raggiungibile tramite una lunga strada rialzata.

Proseguiamo sul lungomare fino alla Cattedrale, un magnifico edificio che unisce gli stili barocco e neoclassico e che dà su una bella piazza pedonale. Terminiamo la passeggiata nella piazza principale della città, Plaza San Juan de Dios. Così a pelle Cadice mi piace molto. Si respira una bella atmosfera, dinamica ma allo stesso tempo rilassata.

SAMSUNG CAMERA PICTURESLasciamo questa bella città per andare alla ricerca di un campeggio dove passare la notte. Percorriamo circa cinquanta chilometri e arriviamo nel pueblo blanco di Vejer de la Frontera. I pueblos blancos sono una serie di villaggi tra Cadice e Malaga che hanno conservato le caratteristiche case imbiancate a calce tipiche della regione. Ce ne molti qui nelle vicinanze però ho paura che non avremo tempo di visitarli. Un mezzo miracolo fa sì che alle nove di sera troviamo l’ufficio turistico ancora aperto e così ci facciamo dare una mappa dove è indicato un bel campeggio a pochi chilometri di distanza. Lo troviamo facilmente, è un po’ isolato, posizionato nel mezzo di una pineta. Il tizio della reception sembra piuttosto stupito nel vederci arrivare.

Il terreno è sabbioso e almeno per stavolta piantare i picchetti non diventa un problema. Per cena ci prepariamo delle patate in umido e mentre cuciniamo accade quello che pensavo sarebbe successo prima: il pentolino cade dal fornelletto e lascia metà del suo contenuto per terra. Si tratta di uno degli incidenti più comuni ed odiosi quando si cucina così, ma considerato che non ci era mai successo non ci bado troppo. Il vento tra i pini soffia piacevolmente e ci fa dormire di gusto.

Links:

https://it.wikipedia.org/wiki/Siviglia

https://it.wikipedia.org/wiki/Cadice

Francesco Ricapito       Agosto 2016