Agnoloni Giovanni

L’ultimo angolo di mondo finito

Pubblicato il: 28 maggio 2017

Poco più di due anni fa, all’indomani della pubblicazione del romanzo “La casa degli anonimi”, scrivevamo di un’opera che si prestava a più livelli di lettura, “difficilmente assimilabile ad un genere letterario definito” e “con un finale del tutto aperto”. Premessa appunto a “L’ultimo angolo di mondo finito”, che conclude il ciclo della “fine di internet”, e svela le autentiche motivazioni che hanno condotto alla nascita degli “Anonimi” e dei loro antagonisti. E, non ultimo, “l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti”. Mentre negli Stati Uniti dell’anno 2029 una sorta di rete sembra rinata grazie a una copertura wireless mediante l’uso di droni, in Europa le città sono infestate da ologrammi intelligenti, “cloni immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone”. Qualcosa che ormai va ben oltre la realtà virtuale e che rischia di condurre l’umanità verso un baratro di tremenda solitudine e di paradossale incomunicabilità. Contesti quindi sempre più inquietanti in un mondo in bilico tra realtà e illusione, che però non scoraggiano affatto Kasper Van der Maart, ancora sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, da tempo scomparsa nel nulla; e nemmeno Emanuela, in Bosnia, Aurelio in Portogallo e i fratelli Ahmed e Amina nel Sud Italia, che sono impegnati allo spasmo nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea. Tanti indizi, anche quelli apparentemente più improbabili come la storia e le canzoni dei Beatles, avvicineranno gradualmente i protagonisti di “L’ultimo angolo di mondo finito” a sorprendenti verità; mentre il lettore, grazie alle parole di personaggi forse non più di questo mondo, dovrà  abbandonare, di pagina in pagina, molte delle certezze suggerite dai precedenti romanzi del ciclo. Un lungo percorso nel tempo, nello spazio e nei ricordi, inframmezzato da monologhi angosciati proprio perché scaturiti da coloro che ancora non hanno colto il significato più profondo della loro missione.

Sempre scrivendo del precedente “La casa degli anonimi” avevamo evidenziato il  “connettivismo” poco ortodosso di Agnoloni come una delle chiavi di lettura del ciclo di internet. Appare evidente se consideriamo i frequenti brani riflessivi presenti nel romanzo, la voluta commistione tra prosa e lirica, lo stile controllato che interpreta le sensibilità dei protagonisti senza cedere a rappresentazioni violente e aggressive: un connettivismo nel quale i topoi fantascientifici assumono un’importanza molto relativa, di sicuro strumentali per rappresentare problemi del presente, del tutto reali.

Ebbene, pur in presenza del simbolismo conosciuto in “Sentieri di notte”, con “L’ultimo angolo di mondo finito” ci sembra che l’associazione di “estrapolazione scientifica e speculazione sociale” si sia evoluta ancor più in riflessione che coniuga analisi sociologica e temi filosofici-spirituali. Di certo non un “connettivismo” – ripetiamolo – interpretabile semplicemente come sottospecie della fantascienza o comunque come declinazione di una letteratura fantastica, di consumo.

Non potrebbe essere altrimenti quando leggiamo di “Joseph, il genio che più di chiunque altro aveva saputo coniugare scienza e spirito” (pp.57). Ulteriore premessa per un cambio radicale di prospettiva, tale da introdurre “una rete senza fili non basata sull’elettromagnetismo, bensì sulle energie sottili provenienti dagli elementi naturali e potenziata dalla meditazione” (pp.98).

Poche frasi che fanno intuire lo smarrimento di coloro che abitano un mondo ormai privo di una rete convenzionale, che da tempo aveva smarrito la sua funzione primaria di puro e semplice “mezzo” di comunicazione: “oscillavamo negli intermundia tra la realtà e l’Oltre. Ma era necessario un salto ulteriore, una proiezione che avrebbe aperto nuove prospettive per noi e per il  mondo” (pp.139). Smarrimenti che hanno causato pesanti equivoci tra gli Anonimi e i loro antagonisti, a partire dall’individuazione dell’autentico nemico dell’umanità. In questo senso Van der Maart, Aurelio e gli altri protagonisti del romanzo si trovano in difficoltà proprio perché si muovono in solitudine, tra persone reali sempre più evanescenti, privi di efficaci strumenti di comunicazione, tali da svelare tutti gli inganni che li circondano: è la  rappresentazione distopica di una società talmente “gassosa” da far impallidire quella “liquida” di Bauman. Mentre gli Anonimi e i loro antagonisti convergono verso una rete radicalmente diversa rispetto quella fino ad allora conosciuta “senza più commettere gli errori del passato” (pp.211), i loro percorsi, di intuizione in intuizione (qualcosa di ben più spirituale rispetto i cosiddetti indizi), vengono orientati grazie alla presenza di un “nesso musicale” (pp.76) che si manifesta anche in virtù del silenzio. I temi dell’alienazione, dell’inganno, della commistione virtuosa di dimensione materiale e immateriale, dell’assenza (i protagonisti ci vengono raccontati sempre in ricerca di qualcosa di inafferrabile), diventano del tutto funzionali ad una critica sociale del presente: la raffigurazione, ovviamente portata alle estreme conseguenze, del disagio che può essere causato dalle dinamiche di rete.

La conseguente rinascita di un’umanità non più schiava di una solitudine indotta dalle potentissime multinazionali, omologata a causa di un desolante dipendenza tecnologica, sempre fraintesa come moderna comunicazione, nella visione di Agnoloni passa per una nuova rete, dove acquistano un ruolo fondamentale gli strumenti filosofici e una spiritualità intesa come inedito rapporto tra “vivi e non più vivi” (nemmeno il caso di parlare di morti).

Edizione esaminata e brevi note

Giovanni Agnoloni, (Firenze, 1976) è scrittore, traduttore e blogger. È autore dei romanzi Sentieri di notte” (2012; pubblicato in spagnolo come Senderos de noche, El Barco Ebrio 2014, e in polacco come Ścieżki nocy, Serenissima 2016), Partita di anime” (2014) e La casa degli anonimi” (2014), tutti editi da Galaad Edizioni. Ha inoltre pubblicato tre saggi imperniati sulle opere di J.R.R. Tolkien, ed è curatore di una raccolta internazionale di articoli sul tema. Ospite di residenze letterarie, festival e conferenze in Europa e Stati Uniti, ha tradotto libri di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub e Noble Smith, e saggi su J.R.R. Tolkien e Roberto Bolaño, ed è un esponente del movimento letterario connettivista. Collabora con La Poesia e lo Spirito, Lankenauta e Postpopuli. Il suo sito è http://giovanniag.wordpress.com

Giovanni Agnoloni,”L’ultimo angolo di mondo finito”, Galaad Edizioni, Giulianova 2017, pag. 266.

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2017

Recensione già pubblicata il 28 maggio 2017 su ciao.it e qui parzialmente modificata.