Cardini Franco

Breve storia di Firenze

Pubblicato il: 25 febbraio 2015

Nella quarta di copertina di alcune “Brevi storie” della Pacini editore è presente un testo che evidenzia “lo scopo di cogliere in pochi, forti tratti lo spirito della città, di rivisitare il passato alla luce del presente per comprenderne i caratteri originali”. Non sappiamo ancora se questi intenti siano stati raggiunti per la “Storia di Massa” oppure per quella di Pienza od ancora per quella Santa Croce sull’Arno. Possiamo però affermare che Franco Cardini, con la sua “Breve storia di Firenze”, qualche obiettivo l’ha raggiunto: pur nell’economia di appena centocinquanta pagine il celebre storico fiorentino, risparmiandoci l’enfasi accademica e con linguaggio immediato, ha saputo proporci un viaggio nei secoli tutt’altro che banale: dalle origini romane della città ai tempi oscuri dell’Alto medioevo, dal periodo comunale ai fasti del Principato mediceo e asburgo-lorenese, per poi giungere alle inquietudini di fine novecento. E’ la storia di una città perennemente funestata da scontri tra fazioni e che viene raccontata in rapporto alla regione circostante, agli altri borghi rivali, al mondo conosciuto (si veda il ricordo di Pippo Spano) ed in parte in rapporto al mondo ancora da conoscere; ma che soprattutto guarda con spirito critico ai fiorentini in quanto tali e quindi non si limita a rilevare mutamenti territoriali e le vicende relative alla sola classe dirigente. Oltretutto Cardini, fedele alla sua fama di studioso “eretico”, ha approfittato dell’occasione per rimarcare le distanze da quelli che ritiene dei veri e propri luoghi comuni sia sulla città, sia su noti personaggi del passato, probabilmente idealizzati oltre misura. Un esempio su tutti: “Per lungo tempo si mantenuta la leggenda – cara al Risorgimento e alla sua pseudostoria romantica – secondo la quale la parte ghibellina avrebbe raccolto i nobili fedeli all’impero e reazionariamente ostili alle libertà comunali nel nome di un nostalgico disegno di restaurazione feudale, mentre alla fazione guelfa si sarebbero accostati – con l’intelligente appoggio della curia papale – tutti i buoni, onesti e concreti imprenditori borghesi, stanchi di privilegi nobiliari. Questa leggenda sopravvive purtroppo in molte pubblicazioni a carattere scolastico o divulgativo. Nulla di più falso. Guelfi e Ghibellini erano nati come partiti dell’aristocrazia militare […] Il “Popolo”, vale a dire l’insieme dei produttori e degli imprenditori riuniti nelle Arti […] non partecipava direttamente alla contesa fra guelfi e ghibellini” (pag. 46). Altre verità storiche anche riguardo il periodo repubblicano: “La storiografia romantica […] ha veramente ritenuto che il duello tra la città del Giglio e il “Conte di Virtù” fosse uno scontro della libertà contro la tirannia. Nella realtà delle cose abbiamo visto come la libertas fiorentina fosse anzitutto l’indipendenza della città da enti istituzionalmente superiori (come l’impero), ma non includesse alcun elemento di libertà o tanto meno d’uguaglianza personale: essa era anzitutto la libertà, cioè il potere, degli oligarchi cittadini” (pag. 79). Anzi, “nell’Italia padana la tirannia viscontea si era dimostrata nel complesso meno dura, meno fiscale, meno rapace, più rispettosa della autonomie locali e delle rispettive tradizioni di quanto non fosse stata in Toscana la libertà fiorentina” (pag. 80). Anche Lorenzo il Magnifico è raccontato con spirito critico: “fu davvero grande come statista e soprattutto come diplomatico”, ma “non fu un buon amministratore” e “sotto molti aspetti inferiore al suo grande avo [ndr: Cosimo]” (pag. 95- 96).

Una storia della città che – ripetiamolo – non è semplicemente un susseguirsi di date, tra l’altro poco presenti nella sintesi di Cardini, ma anche racconto di come nei secoli si sia forgiato un certo carattere fiorentino e di come possa reagire di fronte agli scempi della modernità. Leggiamo difatti dei quartieri popolari della Firenze contemporanea “dove al fatiscente e al malsano di ieri vanno aggiungendosi o sostituendosi rapidamente il falso antico e il postmoderno imposti dal mercimonio nel cui nome qualcuno vende la città all’industria turistica e alla speculazione edilizia” (pag. 16). Parole tutt’altro che casuali, soprattutto alla luce di quanto stanno combinando le ultime amministrazioni, ormai decise a fare della città una pacchiana mescolanza di Disneyland medievale, bucherellata di tunnel, e di piccola – grande capitale con cementificazioni degne di una grande metropoli: l’idea perversa di trattare l’arte e la bellezza come “petrolio” e così speculare malamente su una di Firenze da cartolina ad uso e consumo di un turismo di bassa lega, con i residenti invece sempre più esclusi dal centro storico e dai quartieri oltrarno.

Cardini, intellettuale che si definisce volentieri cattolico tradizionalista e uomo d’ordine (pare non gradisca invece venire considerato “di destra” od almeno vicino all’attuale destra liberista), ha ricordato proprio nelle ultime pagine della sua storia la lezione di La Pira: “ricordò a tutti noi che la grandezza di Firenze non sta solo nelle sue opere d’arte e nei suoi monumenti, ma soprattutto nell’aver insegnato al mondo, con la sua alta lezione umanistica che la dignità umana non consiste nel padroneggiare le cose, bensì nell’orientarle verso la libertà, la giustizia e la bellezza” (pag. 151). Un’aspirazione che fa a pugni con quanto letto riguardo la Firenze del XXI secolo, assaltata dalle speculazioni e disonorata da una classe politica spregiudicata. Guasti che temiamo abbiano toccato nel profondo molti fiorentini, al punto che qualche lettore potrà considerare ancora attuale e profetico quanto scriveva Montanelli nel lontano 1963: “In nessuna regione come questa [ndr: la Toscana] il benessere assume forme altrettanto sguaiate, pacchiane e aggressive. Sotto i suoi fragori e luccichii si riconosce male il volto delle più eleganti città del mondo, quali una volta erano quella toscane”.

Edizione esaminata e brevi note

Franco Cardini, (Firenze, 1940) è uno storico e scrittore italiano, specializzato nello studio del Medioevo. Attualmente è professore ordinario presso l’Istituto Italiano di Scienze Umane (Sum). E’ anche Directeur d’Études nell’EHESS di Parigi e Fellow della Harvard University. Dirige il Centro di Studi sulle Arti e le Culture dell’Oriente dell’Università Internazionale dell’Arte di Firenze e collabora con Luciano Canfora alla direzione della Scuola Superiore di Studi Storici dell’Università di San Marino. Tra le sue numerosissime opere ricordiamo: “Le crociate tra il mito e la storia” (1971), “Europa anno Mille. Le radici dell’Occidente” (2000), “Atlante storico del cristianesimo” (2003), “Il signore della paura” (2007), “La tradizione templare. Miti Segreti Misteri” (2007), “Cristiani perseguitati e persecutori” (2012), “Gerusalemme” (2012).

Franco Cardini, “Breve storia di Firenze”, Pacini Editore (collana Piccola biblioteca Pacini), Pisa 2012, pag. 152.

Luca Menichetti. Lankelot, febbraio 2015