De Lucia Michele

Il baratto

Pubblicato il: 31 maggio 2014

Cominciamo subito col leggere due affermazioni, una risalente all’aprile 1988 (fonte Ansa citata nel “Baratto”) e l’altra al gennaio 2005 (fonte Corriere della Sera). La prima: “Noi non abbiamo cattivi rapporti con il Partito comunista italiano e cerchiamo di averne sempre di migliori”. La seconda: “Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo”. Qualcuno di voi si potrà chiedere chi caspita siano gli autori di queste frasi, la prima probabilmente di un progressista non del tutto ostile alla falce e martello, l’altra chiaramente di un viscerale anticomunista. E qui subito il primo errore: non gli autori ma l’autore. Ovvero Silvio Berlusconi prima e dopo la “discesa in campo”. Molti di noi avevano avuto da subito il sospetto nemmeno troppo vago che il sacrificio dell’ex onorevole e attuale pregiudicato non fosse del tutto disinteressato; e la cosa era evidentemente condivisa da un elettorato che spesso diceva “chissenefrega se si fa gli affari suoi l’importante è che si faccia anche i miei”. Poi sappiamo com’è andata a finire e quale sia stata la lungimiranza degli elettori. Fatta questa premessa entriamo nel merito del “Baratto”, pamphlet  velenoso di Michele De Lucia pubblicato dalle edizioni Kaos. La tesi dell’ex tesoriere dei radicali, peraltro supportata da una documentazione inequivocabile, è chiarissima: al di là delle dichiarazioni pubbliche negli anni ’80, tra incontri riservati, finanziamenti a riviste di settore come “Il Moderno” (area destra migliorista) e ai festival dell’Unità, distinguo ipocriti, è avvenuto uno scambio tra il via libera sostanziale ai decreti – Berlusconi del governo Craxi in cambio di Raitre al Pci. In questo modo, frutto di una sorta di consociativismo via etere e  malgrado la ferma opposizione della Sinistra indipendente (si leggano le testimonianze di Giuseppe Fiori) si è consolidato il duopolio partitocratico, poi diventato quasi monopolio, e si sono avuti i prodromi di quello che negli anni ’90 sarà l’inciucio conclamato con le leggi ad personam interpretate e accettate come leggi ad castam; fino all’apoteosi del recentissimo “Patto del Nazareno”, ovvero come un pregiudicato e uno spregiudicato possano rottamare malamente una Costituzione e dividersi il potere senza troppi scrupoli e col plauso dei soliti italiani autolesionisti.

La storia del “Baratto” parte da lontano e, con l’approccio crudele proprio di De Lucia e delle edizioni Kaos, non risparmia nulla al Veltroni degli anni ’80 e all’allora rispettato Silvio Berlusconi. Dell’ex segretario del Pd si ricordano gli scritti giovanili quale “comunista togliattiano impegnato nella costruzione del socialismo in Italia”. Per uno che dirà di non essere mai stato comunista effettivamente certe frasi fanno un po’ pensare: “E’ necessario quindi per il movimento operaio e il suo partito d’avanguardia rendere più esplicito il rapporto tra lotta quotidiana e prospettiva di trasformazione dello Stato, far comprendere alle giovani generazioni il proprio patrimonio teorico ed esplicare alcune questioni centro della elaborazione del marxismo italiano […] Solo così sarà possibile recuperare alla milizia rivoluzionaria i giovani delusi dall’estremismo e dalla sua crisi” (pag. 15). Peraltro De Lucia fa notare come nel giugno 1990 (fonte Ansa) il compagno Veltroni si sia recato in missione a Mosca come membro della direzione e responsabile del Pci per le comunicazioni di massa: “molti anni dopo, da perfetto uomo di potere, Veltroni per dimostrarsi estraneo al comunismo sosterrà di non essere mai stato nei Paesi dell’Est” (pag. 161).

Dall’altro versante le vicende oscure di Silvio Berlusconi, a cominciare dai sospetti di riciclaggio, Mangano, l’affiliazione alla P2, le tangenti, Craxi e tutte le marachelle di cui abbiamo già parlato a profusione. Meno noti semmai i rapporti tra l’area comunista e il futuro premier che ci ha salvato dal pericolo comunista. Da qui le parole di Lodovico Festa, “migliorista” e direttore editoriale di “Il Moderno”, poi convertito al verbo berlusconiano: “La Fininvest ci dava pubblicità, come anche a molte Feste dell’Unità. In quel momento avere degli amici nel Pci attenti alle ragioni di una televisione privata faceva comodo a Berlusconi” (pag. 122). E difatti “il giornale della destra comunista inneggia al miracolo imprenditoriale di Berlusconi, proiettato anche all’estero” (pag. 132). Ma soprattutto il ricordo delle trattative riservate tra il gruppo berlusconiano e le autorità di Mosca, aventi per oggetto la tv sovietica controllata dal partito, con la legittima domanda: “Per quali strade il presidente della Fininvest è arrivato fino a Mosca? Perché il Pci ha dato il benestare (impensabile un affare del genere senza il placet di Botteghe Oscure), incrementando ulteriormente il già enorme potere del monopolista della tv privata italiana?” (pag. 133). Magari non proprio uno scambio di amorosi sensi tra il Pci e l’imprenditore Berlusconi ma qualcosa di simile, non fosse altro che, tra mille distinguo e reticenze, come racconta Fiori della Sinistra Indipendente, nel merito c’è stata una evidente doppiezza di stampo togliattiano.

E’ chiaro quindi che molti anni prima della campagna elettorale del 2008, durante le quali l’on. Veltroni, pensando di tenere un atteggiamento britannico, parlava soltanto di “capo dell’opposizione” senza nominare mai Berlusconi, l’allora dirigente del Pci e l’imprenditore lombardo avevano avuto a che fare. Così il kennediano Veltroni: “Il Pci vuole conciliare la crescita del mercato dell’informazione con la tutela degli interessi della collettività” e “intende tutelare Berlusconi dai condizionamenti politici che subisce”. Precise parole: “dai condizionamenti politici che subisce” (pag. 148). C’è poi da meravigliarsi se le cose sono andate come sappiamo?

Edizione esaminata e brevi note

Michele De Lucia (Roma, 1972), ex tesoriere di Radicali italiani, è autore di vari libri. Con la Kaos edizioni ha pubblicato: Siamo alla frutta. Ritratto di Marcello Pera (2005); (2011); Se questo è un giornalista (2011); Al di sotto di ogni sospetto (2013).

Michele De Lucia, Il baratto. Il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l’affarista Berlusconi negli anni Ottanta, Kaos edizioni, Milano 2014, pag. 208

Luca Menichetti. Lankelot, maggio 2014