De Lucia Michele

Matteo Salvini sottovuoto spinto

Pubblicato il: 21 aprile 2015

Dopo “Il berluschino” dedicato al Matteo di Rignano, Michele De Lucia è tornato in libreria con l’altro Matteo della politica nazionale: Salvini. Due pamphlet per due Matteo ufficialmente antagonisti, ma, come hanno capito tutte le persone di buon senso, anche capipopolo che avrebbero molto da perdere dall’assenza del proprio omonimo. Ambedue capaci di parlare alla pancia della gente – De Lucia, sapendo cosa ne esce, parla più schiettamente di intestino –  hanno attinto voti, o comunque hanno ricevuto consensi, da un elettorato che sembrava precluso sia al Pd che alla Lega: il Matteo-premier, il “pacioccone mannaro” (cit. Andrea Scanzi), forte della sua (in)cultura berlusconiana e parolaia, ha suscitato ammirazione a destra e, nel deserto della società civile, è in grado di stravolgere pro domo sua le istituzioni repubblicane; l’altro Matteo, già “comunista padano”, ha trovato ammiratori anche tra coloro che votavano a sinistra, ora più impauriti e più inferociti che mai. Viste queste premesse, non fosse altro per un “sottovuoto spinto” molto eloquente, è facile intuire il trattamento riservato da De Lucia al successore di Umberto Bossi. Una biografia politica impietosa che ci ricorda molte delle affermazioni avventurose del giovane Salvini, le sue iniziative politiche più controverse, i suoi numi tutelari nella Lega e poi fuori dai confini padani; ed anche la giovinezza tra gli scout, la partecipazione ad un telequiz di una rete berlusconiana – guarda caso – proprio come l’altro Matteo. Se i toni e lo stile del pamphlet ricordano da vicino il precedente “Berluschino”, il florilegio del Salvini – pensiero è la chiara rappresentazione di un populismo che, a differenza di quello più subdolo del premier, incentrato su slogan ottimistici e sulle virtù di un uomo solo al comando, si nutre semmai di un diffuso disagio sociale, di rancori, di pregiudizi, di violenza verbale: l’apparenza di chi “parla come mangia” e nel contempo la realtà di chi ha fatto politica per oltre vent’anni nella Lega Nord, “quella che prima voleva la liberazione del Nord per portarlo in Europa, e che adesso vuole la liberazione dell’Italia da Bruxelles” (pag. 171). Le pagine iniziali del “sottovuoto spinto” sono giustamente dedicate ad una cronologia della Lega Nord, dove su tutto splendono le parole eleganti di Bossi (“Martinazzoli cornuto dalla nascita… scampato al vaiolo … butterato al quale rispondo con un rutto”; “quando vedo la bandiera italiana mi incazzo. Io il tricolore lo uso solo per pulirmi il culo”), dagli anni in cui Bossi e i suoi ce l’avevano duro, passando per la partecipazione ai governi di “Roma ladrona”, dal Trota alla sua laurea albanese, alle marachelle del cerchio magico, e per finire con la svolta lepenista del partito. Poi tocca al “politicante” Salvini, come lo definisce De Lucia, e son dolori. Tutti detti e contraddetti del nuovo segretario del Carroccio intesi a confermare le parole di Giampaolo Pansa, che pure da tempo scrive su giornali di destra e non si riconosce più nella sinistra: “è davvero un esemplare politico del nostro tempo: furbastro, volgare, pronto a sfidare il ridicolo pur di far parlare di sé. In lui non c’è più nulla della vecchia destra” (pag. 170). Da qui, malgrado i cannoneggiamenti contro il clientelismo di Terronia, il racconto di assunzioni a dir poco discutibili, come quella di Franco Bossi (fratello di Umberto) e Riccardo Bossi (figlio) quali “assistenti accreditati” dello stesso Salvini; peraltro ricordato come grande assenteista nel suo doppio incarico di consigliere comunale e parlamentare europeo.

La presenza dei rom in Italia, come quella degli extracomunitari, è argomento molto caro a Salvini ma De Lucia archivia la questione con parole molto nette: “è una battaglia parolaia periodica, per combattere la quale finge di essere all’opposizione (mentre invece fa parte di quella maggioranza che da anni governa Milano e la Lombardia senza risolvere nessun problema, men che meno la questione dei rom)” (pag. 100). Per mostrare umori e stile del personaggio, prima della svolta “nazionale”, non poteva mancare il Salvini cantante, finito in rete nel 2009: “Senti che puzza / scappano anche i cani / Sono arrivati i napoletani … / Son colerosi e terremotati / con il sapone non si son mai lavati … / Napoli merda / Napoli colera” (pag. 109). Il tutto, a seguito di inevitabili polemiche, derubricato e giustificato quale innocuo coro da stadio. Poi ecco il comunista padano sui generis, che in qualche modo mostra delle affinità col Matteo di Rignano quando propone l’Ambrogino d’oro del 2010 a Sergio Marchionne, perché “è un imprenditore che non si lascia intimidire da quattro vetero-sindacalisti” (pag. 115).

Il racconto delle gesta di un “sottovuoto spinto” – tra crociate contro gli islamici, richieste di castrazione chimica, di autodifesa armata in stile far west, liason con la destra radicale, l’evasione fiscale spacciata come normale reazione contro Roma ladrona –  non poteva infine dimenticare le sviolinate nei confronti della Russia di Putin e soprattutto l’ammirazione riservata al regime della Corea del Nord: “sono contento di esserci andato, ho visto un senso di comunità splendido. Tantissimi bambini che giocano in strada e non con la playstation, un gran rispetto per gli anziani, cose che ormai in Italia non ci sono più […] è stata un’esperienza unica. Da sola valeva il viaggio” (pag. 158). C’è da chiedersi perché non ci sia rimasto in compagnia di Kim Jong-un, tanto più che così il segretario del Carroccio sembrava tornato ai tempi della sua lista comunista – padana. Ma è probabile che le parole per Salvini valgano il giusto, un po’ come aveva confermato il suo mentore Umberto Bossi che, dopo anni di insulti a Berlusconi, così nel 2000 giustificava il nuovo accordo col centrodestra: “Perché continuavo a definire Forza Italia il partito della mafia? Perché un conto è quello che si dice in pubblico, altro sono le trattative in privato” (pag. 24). Del resto l’hanno sempre detto che loro parlano come mangiano.

Edizione esaminata e brevi note

Michele De Lucia (Roma, 1972), ex tesoriere di Radicali italiani, è autore di vari libri. Con la Kaos edizioni ha pubblicato: Siamo alla frutta. Ritratto di Marcello Pera (2005); (2011); Se questo è un giornalista (2011); Al di sotto di ogni sospetto (2013); Il berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi (2014).

Michele De Lucia, “Matteo Salvini. Sottovuoto spinto”, Kaos edizioni, Milano 2015, pag. 176

Luca Menichetti. Lankelot, aprile 2015