Farjeon Clanash

I Vampiri dell’11 settembre

Pubblicato il: 17 agosto 2011

Michael Davemport, il reporter della rivista Enigma, è nuovamente protagonista nel secondo capitolo della trilogia vampiresca di Clanash Farejon (anagramma di Alan John Scarfe), dopo “I vampiri di Ciudad Juarez”. Abbandonato quel Messico che per i suoi orrori continuerà ad essere ricordato anche durante la nuova ed inquietante avventura, ci troviamo adesso nella New York devastata all’indomani dell’attentato dell’11 settembre 2001. Ancora una volta la vicenda prende spunto da fenomeni “sovraumani”, ovvero da inspiegabili visioni, improvvise apparizioni in ogni dove di tanti Dick Cheney in versione vampiresca e sanguinolenta. Michael Davemport incontrerà l’ex cognato David Giudice, destinato ad una brutta fine, il miliardario Louis Lamy, l’intellettuale Warren Alan Jones e, dopo tanti colloqui sul filo del nonsense, intessuti da interrogativi senza risposta, violente accuse nei confronti dei burattinai dell’amministrazione Bush, parificata ad una banda di sadici assassini, incubi pieni di sangue, si giungerà ad un finale interlocutorio, come preludio ad un nuovo capitolo vampiresco, con la morte del vicepresidente e ad una reticente confessione da parte di George Bush. Scrivendo di vampiri si potrebbe davvero pensare ad un romanzo horror propriamente detto, tipo quelli di Clive Barker o di Anne Rice, ma, malgrado momenti nei quali, alludendo a sette segrete, sono descritti riti di sangue a dir poco deliranti, opera dei pezzi grossi dell’amministrazione Bush e del grande burattinaio Kissinger, ha invece un senso la definizione di “horror sociale”.

Un po’ inevitabile visto che i veri protagonisti del romanzo non sono Davemport e i suoi strani amici ma semmai personaggi pubblici come il presidente Bush, raccontato come un  burattino patetico alcolizzato e terrorizzato da oscene visioni di sangue, i crudelissimi Condoleezza Rice, Dick Cheney, Henry Kissinger e gli altri grandi papaveri del governo presente e passato. “Horror sociale” anche perché, al di là delle descrizioni che fanno continuamente riferimento al sangue, il vampirismo di Clanash Farjeon sta tutto in una predisposizione morale, fatta di una crudeltà talmente strabordante che la spiegazione delle visioni viene intesa come “un incontenibile senso di colpa sottocutaneo che sgorga come pus da un foruncolo”. Potremmo parlare di allegorie per descrivere uomini di potere percepiti appunto come mostri a causa del loro incontenibile cinismo. Mostri ideali per un romanzo “cospirativo”. Clanash Farjeon, alias Alan John Scarfe, non si limita ad una denuncia della politica USA, in questi ultimi anni fatta propria anche dai più moderati filo-occidentali di tutto il mondo, ma si allinea a quanto sostenuto nelle tesi complottistiche. Risulta evidente nel leggere il romanzo ed ancor di più nelle interviste a John Scarfe rilasciate in occasione del lancio del libro. Tesi cospirative che, nei “Vampiri dell’11 settembre”, sono messe in bocca a tutti i protagonisti anche se non sono spiegate compiutamente: quel tanto però da creare l’atmosfera adatta per evidenziare il vampirismo dell’amministrazione Bush.

Senza voler entrare nel merito di queste innumerevoli teorie (si inizia dagli aerei come ologrammi e si finisce con l’autoattentato), che soprattutto negli USA hanno avuto grande fortuna e hanno alimentato un ricco business, pur in presenza di un autore che nella pagina scritta mostra la sua urgenza di denunciare la “cospirazione”, va sottolineata la vaghezza delle tesi e un approccio fantastico tale da rendere il romanzo digeribile anche per coloro che non hanno alcuna considerazione per le ricostruzioni di Meyssan, Mazzucco, Giulietto Chiesa e compagnia. Quella “evidenza” che viene denunciata dai cospirativi, spesso ribaltando il principio dell’onere della prova, è argomento anche di coloro che, ricordando la sottovalutazione – documentata – del fenomeno terroristico da parte dell’amministrazione Bush prima dell’11 settembre 2001 (al punto che Clinton e i suoi collaboratori furono accusati di eccessivo accanimento nei confronti del fantomatico Bin Laden), semmai vedono proprio nell’attentato alle Twin Towers il risultato di quella cialtroneria mista ad arroganza che poi ha portato all’invasione dell’Iraq.

Insomma, non per forza di cose bisogna affannarsi a cercare la cospirazione per comprendere e denunciare il cinismo di chi ha sfruttato la propria inefficienza e poi un devastante attentato per fini che non hanno nulla a che vedere con i “valori americani di libertà.”; ma semmai con valori monetari. Piuttosto che la teoria del complotto, qui vaga come in molti fortunati saggi di cospirazionisti, nel romanzo appare ben più presente la violenta accusa nei confronti del cinismo dell’amministrazione USA, con toni che spesso arrivano all’insulto. Condoleezza, tanto per fare un esempio, è descritta come una bagascia insaziabile e pronta ad ogni maialaggine pur di raggiungere i suoi scopi di potere. Per non parlare di Kissinger, sempre dietro le quinte e spesso protagonista di sogni deliranti: “là in tutto il suo peloso gonfiore, orrendamente tozzo e flaccido, se ne stava nudo Henry Kissinger”. “I vampiri dell’11 settembre” nel denunciare la manipolazione dell’opinione pubblica, l’attentato come pretesto per l’invasione dell’Iraq, la fabbricazione di prove false da parte di Cheney e dei suoi, si propone come un aggressivo pamphlet, dove appunto questi contenuti surreali piuttosto che grotteschi, con uno stile incendiario, immediato, che a potrebbe assomigliare a volte alla sceneggiatura di un film splatter, rendono la lettura potabile anche per coloro che sono alieni da fantasie cospirative. E dulcis in fundo, tra tanto surreale non poteva mancare qualcosa di molto reale e molto vicino a noi. Leggiamo a pagina 100: “ …perché aveva scelto a come termine di paragone le ricchezze illecite del Primo Ministro italiano, noto corruttore rieletto di recente, quando c’erano così tanti connazionali che potevano servire meglio allo scopo?”. In un libro dove il vampirismo è tutto morale mi pare che questo inciso sia perfettamente coerente; dove “quel” vampiro magari non ha succhiato via il nostro sangue, ma di sicuro la nostra dignità nazionale. A quanto pare in democrazia ognuno ha i vampiri che si merita.

 

Edizione esaminata e brevi note

Clanash Farjeon e’ l’anagramma dell’attore britannico Alan John Scarfe. Nato nel 1946, si trasferisce giovanissimo in Canada. Formatosi all’Università britannica della Columbia e all’Accademia di Arte Drammatica di Londra, è conosciuto soprattutto come interprete del teatro classico – Marlowe (Faust) Shakespeare (Bruto, Amleto, Otello, Iago, Re Lear, Prospero Faust), Cechov (lo zio Vanja), Strindberg, Pirandello, Brecht, Beckett, Williams, Osborne, Pinter – ma è anche autore di diverse regie teatrali. Ha recitato in più di quaranta film e in diverse serie TV, tra cui Star Trek: Voyager e Star Trek: The Next Generation, in quest’ultima accanto alla moglie Barbara Macza, in arte March, attrice di origini polacche, anch’essa di formazione teatrale. La coppia ha due figli, Jonathan, attore, e Tosia, cantante d’opera con la passione per il rock. Nel 2003, Scarfe ha pubblicato il suo primo romanzo, A Handbook For Attendants On The Insane, che Gargoyle ha riproposto nel 2008 con il titolo de Le memorie di Jack Lo Squartatore.

Clanash Farjeon, I vampiri dell’11 settembre, Gargoyle, Roma 2011, pp. 311

Luca Menichetti. Lankelot, agosto 2011