Fazzini Gerolamo

In catene per Cristo. Diari di martiri nella Cina di Mao

Pubblicato il: 24 agosto 2015

Bernardo Cervellera, nell’introduzione al libro, ci ricorda che, una volta sepolto Mao, il sistema economico cinese è cambiato profondamente: “da comunista a liberale-anarchico” (pp.11). In altri termini un paese dove domina incontrastato un partito unico, ancora denominato comunista, che ha conservato la vocazione totalitaria- compresa la negazione della libertà religiosa – e che nel contempo ha permesso l’affermarsi di uno spietato turbocapitalismo. Contraddizioni che Gerolamo Fazzini, curatore di “In catene per Cristo”, sfiora appena, salvo poi prendere in esame una delle politiche che mostra ancora oggi un’evidente continuità con quanto perpetrato dal maoismo: la volontà di asservire la religione allo Stato (e quindi al partito) e in particolare separare vescovi, clero e cattolici cinesi da Roma, dalla Chiesa universale. In tempi più recenti le modalità di questo asservimento sono state forse meno cruente del passato, ma è una constatazione che, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, il regime comunista, intento a creare “l’uomo nuovo”, abbia usato la mano pesante per reprimere l’espressione del culto non irreggimentato secondo le direttive di partito. Il mito di Mao, che prese forma grazie a Edgar Snow, a Simone de Beavoir e ad altri intellettuali di bocca buona, negli anni ha perso colpi, tanto che oggi possiamo citare Federico Rampini, non certo un reazionario: “La conoscenza di Mao è ancora estremamente limitata, sia tra i suoi connazionali, sia nell’opinione pubblica straniera. In Occidente, al di fuori di una cerchia di specialisti e appassionati, le informazioni che il grande pubblico ha su di lui sono vaghe e spesso del tutto errate” (pp.31).

Ne consegue che anche fonti diaristiche come quelle contenute nel libro della Emi sono le benvenute, pur con tutti i loro limiti. Fazzini, nelle vesti quindi più di curatore che di autore, si è incaricato di recuperare quattro pubblicazioni ormai dimenticate: diari di cattolici, testimoni diretti che hanno vissuto sulla propria pelle il carcere e la repressione religiosa al tempo di Mao. Tutti racconti nei quali emergono le sofferenze causate dalla fame, le torture, le umiliazioni dei processi popolari, il freddo delle galere, le sessioni di indottrinamento, il perenne rischio di perdere ogni sensibilità nei confronti del prossimo; ma anche lo stupore, e a volte, la prudente ammirazione dei carcerieri di fronte a questi ostinati cattolici che volevano restare fedeli al proprio credo. Parliamo di Gaetano Pollio, arcivescovo di Keifeng, nella Cina centrale, che nel 1951 venne arrestato perché “controrivoluzionario”. Condannato ai lavori forzati, fu poi espulso. Il suo diario, seppur caratterizzato da un linguaggio piuttosto retorico, appare subito significativo: è un racconto che si colloca proprio all’inizio del periodo più drammatico vissuto dalla Chiesa cattolica cinese, quando i maoisti, con tutto il loro armamentario di pregiudizi anticristiani, pretendevano che i sacerdoti, i missionari, i credenti in quanto tali, abbracciassero la “chiesa riformata”; pena l’essere accusati di imperialismo e, da imputati e detenuti, subire gli assurdi processi popolari e sevizie che non avevano niente da invidiare ai metodi stalinisti. I racconti dei religiosi infatti hanno delineato dettagliatamente quanto accadeva nei famigerati laogai, i campi di lavoro. E’ la volta poi di tre testimonianze, probabilmente ancor più apprezzabili quanto a forma e contenuti: diari di altri cattolici, questa volta nativi cinesi e anche loro “colpevoli” di essersi opposti al movimento scismatico. DomenicoTang Yi-ming, arcivescovo di Canton, fu arrestato nel 1958 e fu rilasciato solo dopo ventidue anni di detenzione, senza essere mai sottoposto a regolare processo. Giovanni Liao Shouji, laico e catechista, malgrado le sue precarie condizioni di salute fu imprigionato in un “laogai” per oltre vent’anni a causa della sua fedeltà alla Chiesa di Roma; e, una volta ricongiunto alla moglie Teresa, anche lei perseguitata, riuscì a scrivere le sue memorie soltanto una volta rifugiato ad Honk Hong.

Leone Chan, autore della testimonianza forse più importante quanto a capacità di analisi e quanto a valore storico, fu condannato a quattro anni e mezzo di carcere e fu uno dei primi preti cinesi rifugiati all’estero che riferirono sulle reali condizioni della Cina maoista, proprio in un periodo in cui il “Libretto rosso” in Occidente faceva furore ed era diventato un autentico feticcio presso i rivoluzionari di casa nostra. Poi gli anni passano, la realtà, anche senza ricordare Piazza Tienanmen, si mostra per quello che è, gli entusiasmi giovanili si raffreddano, e allora diventa plausibile quanto scrive padre Bernardo Cervellera in merito alle testimonianze dei religiosi perseguitati per la loro fede: “Questo libro vince il silenzio sulla persecuzione anticristiana in Cina nel periodo del maoismo. Penso che aiuterà a non tacere anche sulle persecuzioni attuali”

Edizione esaminata e brevi note

Gerolamo Fazzini, (Verona 1962) è giornalista, esperto di temi religiosi ed internazionali. E’ consulente di direzione per Credere e Jesus. Fondatore del sito http://www.missionline.org/, è stato per anni direttore editoriale di Mondo e Missione. È autore di alcuni libri, tra cui “Scritte col sangue. Vita e parole di testimoni della fede del XX e XXI secolo” (San Paolo, 2014).

Gerolamo Fazzini, “In catene per Cristo. Diari di martiri nella Cina di Mao”, EMI (collana Emisferi), Bologna 2015, pp.416. Prefazione di Bernardo Cervellera.

Luca Menichetti. Lankelot, agosto 2015