Mazzarelli Alessandro

L’uomo in blu

Pubblicato il: 16 giugno 2018

All’indomani della pubblicazione di “L’uomo in blu”, Alessandro Mazzarelli, intervistato per Rai Cultura, ha avuto modo di raccontarci le sue scelte nell’affrontare un tema scivoloso – soprattutto di questi tempi – come quello del lavoro di staff dentro un grande partito italiano. Innanzitutto dobbiamo tenere presente che è il romanzo di un autore molto promettente, non un saggio, non una denuncia vera e propria di fatti e misfatti, piuttosto uno sguardo disincantato su quello che accade dietro il sipario della politica tra comunicazione calibrata al millimetro, stesura dei discorsi, diplomazia e giochi di potere; e soprattutto uno sguardo sui meccanismi psicologici, sulle reazioni e sui turbamenti presenti in persone perennemente sotto pressione ed impegnate non tanto per affermare degli ideali – elementi ormai “negoziabili” – quanto il successo del partito in quanto tale, o ancor più il successo della corrente di cui fa parte il politico di riferimento. La vicenda di Valerio – “un giovane capitato quasi per caso al servizio di un deputato della Repubblica, dopo una vita trascorsa a guardare quel mondo con ironia e disincanto” – si sviluppa di pagina in pagina con un ritmo particolarmente serrato e difatti Mazzarelli ha parlato del suo impegno volto ad “asciugare” la scrittura, con opera di “sottrazione”. Da qui i dialoghi – caratterizzati anche da una parlata laziale tanto realistica quanto sconosciuta al politico che si presenta di fronte alle telecamere – che si inseriscono senza soluzione di continuità nella narrazione in prima persona di un Valerio sempre più affannato tra lavoro e vita privata. Un destino che si era prospettato subito con le parole dell’on. Bernini: “Ma che ti credi Vale’, che ti censuriamo? Vai tranquillo che la politica assorbe tutto” (pp.14).

Da quel momento si capisce che quel lavoro frenetico può svelare molte contraddizioni di sé, e non ci si meraviglia di alcuni paragoni che prima potevano sembrare arditi: “davvero qualcuno può credere che la politica non assomigli all’amore?” (pp.83). I tradimenti della politica si accompagnano allora alla convulsa vita privata del giovane, tra Giulia, fidanzata ufficiale, Elena, amante spregiudicata e spesso enigmatica, altre disinvolte distrazioni sessuali, gli amici di sempre, legati ad ideali politici che non trovano riscontro nella realtà. Peraltro quel partito mai nominato e in cui il nostro protagonista presta servizio, è in tutta evidenza il Pd; ma questa opera di “sottrazione” ha fatto sì che la storia di Valerio possa assumere una valenza più generale, trasversale agli schieramenti di destra e di sinistra. La rivendicata assenza di moralismo non nasconde infatti alcune realtà con le quali la politica sembra fare i conti quotidianamente: “uno di loro l’aveva interrotto, Ma cosa cazzo me ne frega dell’Italia, lei ora mi deve dire che ci guadagno io, io, io, gli aveva detto quell’imprenditore laziale” (pp.66). Ed ancora: “La politica – diceva Mari ai fedelissimi – è solo in minima parte idee, il resto è adrenalina e telecamere” (pp.31). Comunque sia niente che vedere con “House Of Cards”, che pure si favoleggia essere stato preso ad esempio da alcuni nostri politici rampanti e ormai noti per la loro arroganza. Nell’Italia dell’uomo in blu in realtà non si vedono geni del male, si vola più basso, e ci si accorge semmai quanto sia diffuso, anche dalle parti di alcuni insospettabili, il cosiddetto familismo amorale; strumento utile da un lato, pesante condizionamento dall’altro, per una politica che vive di professionalità e spregiudicatezza. In questo contesto il protagonista del romanzo a volte pare oscillare tra perplessità, disincanto e una nuova consapevolezza, tra un passato che pure non era tutta sincerità e ideali e un presente dove “cambiamento” rischia di diventare una parola vuota, tutt’al più riempita da qualche guru della comunicazione (“Il Maestro”) per ottenere uno scranno in parlamento. Un potere che pretende moltissimo – un correre veloce tra auto blu, trasferte all’estero, discorsi scritti in tutta fretta – che non consente di interrogarsi più di tanto su questioni che investono la moralità, la fedeltà, la coerenza. Un po’ come succede probabilmente nella vita privata di Valerio.

È evidente come Mazzarelli abbia voluto rappresentare dei meccanismi peculiari non soltanto del centrosinistra di Bernini e di Mari – alcuni onorevoli con i quali il protagonista del romanzo ha a che fare – ma di tutto il sistema politico italiano. Non è quindi un caso se il Pd in quanto tale non sia mai nominato e il fatto che diventi un esercizio ozioso individuare, una volta cambiata la geografia, i dialetti e la cronologia, chi realmente si nasconde dietro i nomi di Mari, Bernini, Fusco, Venturi, dietro gli Aspiranti e la Treccia, quanti riferimenti ci siano al Prodi II e quanto all’ammucchiata del governo Letta: non fosse altro che i sostenitori di un improbabile e ipertrofico governo sembrano possedere gli stessi vizi e vezzi di personaggi che sono stati sotto i riflettori fino a ieri. È vero che Clemente Grieco fa subito pensare a Mastella, che “l’ingegnere bolognese”, col suo “corpo fuori moda” (pp.177) nella realtà probabilmente era un economista e grand commis di Stato, che le salsicce in parlamento erano mortadella; ma le allusioni alla cronaca recente sono state sicuramente una sorta di divertimento dell’autore, non certo uno degli elementi fondamentali nell’intelaiatura del romanzo. Molto più significativo – ripetiamolo – il rapporto tra professione e vita privata che viene evidenziato sopratutto nelle sconfitte più cocenti di Valerio: immaginiamo un governo che va a casa, elezioni disastrose e magari nel contempo relazioni, ufficiali e non, che finiscono e lasciano un giovane assistente di staff a contemplare grande amarezza “il proprio mondo crollare”. Potrà essere accaduto davvero? Magari non nei termini raccontati dal protagonista del romanzo ma del tutto plausibile che “le insospettabili somiglianze della politica con l’amore” siano anche questo. Come possiamo leggere poco prima del capitolo dodicesimo, una provocazione di una riga che dice tutto (“c’erano giorni che intorno a noi era tutta campagna elettorale”, pp.59): “Da sconosciuti a quasi fratelli e poi di nuovo niente. Mauro le chiamava accelerazioni dei rapporti umani, e in politica sono più frequenti che altrove” (pp.58).

Edizione esaminata e brevi note

Alessandro Mazzarelli, è nato a Roma nel 1976. Giornalista, lavora nel mondo della politica, dove ha svolto ruoli di assistente, addetto alla documentazione, logistica, ufficio stampa e responsabile comunicazione.

Alessandro Mazzarelli, “L’uomo in blu”, Elliot (collana “Scatti”), Roma 2017, pp. 185.

Luca Menichetti.  Lankenauta, giugno 2018