Caporale Antonello

Matteo Salvini. Il ministro della paura

Pubblicato il: 7 luglio 2018

Sul blog del “Giornale” Matteo Salvini è forse il politico più citato, e a volte si leggono parole che fanno ben capire cosa si intenda per salvatore della patria: “L’unica colpa di questo bravo ragazzo, divenuto ministro, è quella di mantenere le promesse, fatte in campagna elettorale, ai cittadini italiani. In sostanza una lieta novità […] Il razzismo, quello vero, degli uomini di sinistra nei confronti del popolo va fermato. Con le buone intenzioni e la volontà di risollevare la Patria ce la faremo. Con voi o senza di voi. Perché questo è il tempo delle decisioni inappellabili”. Sprezzanti del ridicolo potevano almeno terminare l’articolo con più dignitoso – sul serio – eia eia alalà, ma niente da fare. Ovviamente dall’altra parte della barricata, ammesso che si possa ancora parlare di opposizione politica, si sprecano accuse di fascismo e di ogni conseguente nefandezza. La cosa ricorda un po’ la favola di “al lupo al lupo”, quando negli anni sono stati tacciati di fascismo prima i democristiani, poi i liberali, i socialisti, ed infine gli stessi comunisti non ortodossi. Adesso che il voto popolare, l’astensione degli incazzati e i pop corn renziani hanno consegnato l’Italia ad un governo inverosimile, che mette insieme istanze classicamente definibili di sinistra ad altre di estrema destra, l’intellighenzia di quella che fu la sinistra, con una credibilità prossima allo zero, è tornata a battere sul tasto del fascismo, senza troppi distinguo, senza troppe analisi, senza troppe autocritiche. Con importanti eccezioni. Antonello Caporale, ad esempio, non è caduto in questo tranello e il suo “Matteo Salvini. Il ministro della paura” rappresenta un pamphlet che, pur evitando un approfondimento di tipo accademico, come scrive Tomaso Montanari nella prefazione, “fa l’anatomia” dell’ideologia leghista” e “della strategia comunicativa con cui è stata diffusa, cavalcata, messa a reddito”. Senza dimenticare l’involuzione etica e politica di coloro che appunto rappresenterebbero l’opposizione a questo governo. Il Pd, spingendo i 5 Stelle tra le braccia della Lega, non lo avrebbe fatto “obbedendo solo al puerile, irresponsabile ricatto renziano o al retaggio del Patto del Nazareno, ma rispondendo a una logica più profonda: quella del blocco sociale che condivide con Forza Italia” (pp.9). Nel contempo, sempre secondo Montanari, “mentre Renzi è (era, ormai) un treno lanciato verso il proprio potere senza l’imbarazzo, il peso e l’intralcio di alcun contenuto veramente originale e suo, Salvini ha una, sia pur rozza e contundente, ideologia […] l’ideologia dello schifo” (pp.11). Proprio perché alla base del successo del “politico più social” c’è un modo di procedere che esalta le paure degli elettori, Caporale ha voluto raccontare il segretario della Lega soprattutto attraverso i tweet, i post su Facebook, i video e le foto pubblicate su Instagram; anche grazie all’aiuto di Bianca Terraciano, studiosa della comunicazione non verbale. Le parole chiave son sempre quelle: “Invasione. Schifo. Felpa. Sovranità. Terrorismo. Ruspa. Pulizia. Schiavismo”. L’intelligenza del politico spregiudicato semmai si è rivelata nel ripulire l’immagine di un partito devastato dagli scandali grazie ad un cambio radicale di prospettiva: se prima oggetto degli strali “padani” erano i napoletani e i meridionali ora “vengono prima gli italiani” e quindi lo schifo è rappresentato innanzitutto dagli immigrati, dai burocrati europei, dai rom. Soggetti parzialmente diversi rispetto i tempi della Lega “antifascista” di Bossi, ma pur sempre individuati e infamati grazie a quell’ormai tipico procedere sbrigativo che semplifica le questioni complesse, e che soprattutto nutre le paure e i cattivi sentimenti dei suoi elettori. Una propaganda infinita, che continua nelle sedi istituzionali, fatta di tweet a raffica, di parole tipo “la pacchia è finita”, peraltro ripetute come mantra da fan non sempre molto lucidi, che non riempie di contenuti slogan vincenti come “aiutiamoli a casa loro”. Caporale infatti non nega affatto che Salvini non abbia dalla sua parte qualche buona ragione – pensiamo al disinteresse della sinistra per le legittime paure di chi abita le periferie delle città, il multiculturalismo inteso sempre e comunque come “risorsa” – ma appunto per questa ragione il leader leghista, con la sua abilità, consolidata negli anni, nel titillare i vizi e le paure degli italiani (un tempo dei suoi padani) appare il politico più disinvolto nel dispensare slogan poco credibili, proprio perché ormai un certo modo di fare politica è visto come vincente, al di là degli schieramenti. Nel libro, non a caso, è citato anche Nardella, il sindaco renziano di Firenze, che replicherebbe “pari pari l’impianto ipocrita e illusionista di Salvini” e che tra l’altro – questo lo diciamo noi – proprio recentemente si è fatto fotografare accanto ad una ruspa, quasi a voler imitare le gesta del ministro dell’interno.

È evidente poi che prendersi cura delle paure degli italiani, amplificarle, incarognirle, risulta una strategia vincente anche perché consente di sviare l’attenzione da vicende che potrebbero forse suscitare altre forme di rabbia. Ne scrive sempre Caporale nel capitolo “Soldi”, dove si ricordano brevemente le marachelle contabili della Lega e dove viene citato proprio quel Luca Parnasi che, pochi giorni prima della pubblicazione del libro, è stato arrestato su ordine della Procura di Roma: “Ora, già è bizzarro che Salvini, contrario all’euro, nemico delle grandi multinazionali investa (o anche decida di non disinvestire) i danari proprio su di esse al fine di ricavarne un guadagno. Ma che metta una fiche sull’azienda proprietaria di Ilva, che gli alleati del Movimento 5 Stelle vorrebbero chiudere, fa persino sorridere. E Salvini avrebbe anche da spiegare perché ha immaginato di creare una onlus, chiamata “Più Voci”, come cassaforte parallela a quella ufficiale del partito. La onlus ha ricevuto tra il 2015 e il 2016 – tra le altre erogazioni liberali, del tutto lecite s’intende – due bonifici dalla Pentapigna srl per 205 mila euro. La Srl è riconducibile a Luca Parnasi, titolare al 100 per cento dalla società” (pp.34). Ecco in questo caso il neo ministro, interrogato sulla questione, se l’è cavata minacciando querele e ridendoci sopra. Caporale ci ricorda che il libro è andato in stampa e ancora non era arrivata alcuna querela. Sono passate alcune settimane ma a quanto pare Salvini non ha ancora querelato, forse troppo impegnato a difenderci da rom e immigrati invasori.

Edizione esaminata e brevi note

Antonello Caporale, giornalista e scrittore italiano. Per 22 anni a La Repubblica dove ha ideato le interviste “Senza rete”, ha firmato “Il Breviario”, rubrica quotidiana di pillole di vita politica e, sul sito web, “Piccola Italia, vizi e stravizi del Belpaese”. Da settembre 2012 è al Fatto Quotidiano. Ha scritto alcuni saggi. Nel 2006 La Ciurma (L’Ancora del Mediterraneo); con Baldini Castoldi Dalai Editore ha pubblicato: nel 2007 Impuniti, nel 2008 Mediocri e nel 2009 Peccatori. Con Rizzoli, nel 2010, Terremoti Spa. L’ultimo libro è Controvento, con Mondadori, 2011

Antonello Caporale, “Matteo Salvini. Il ministro della paura”, PaperFIRST, Roma 2018, pp. 144. Prefazione di Tomaso Montanari. Postfazione di Isaia Sales. Nota di Bianca Terracciano.

Luca Menichetti. Lankenauta, luglio 2018