Zanibelli Anna

Il mistero del popolo del Serpente

Pubblicato il: 11 agosto 2018

Se siete amanti della montagna e cercate un po’ di refrigerio dalle elevate temperature di questo torrido agosto, Il mistero del popolo del serpente potrebbe essere una lettura che fa al caso vostro. Anna Zanibelli, la sua autrice, vive e lavora in provincia di Cremona. Insegnante, scrittrice e appassionata di montagna è qui al suo romanzo d’esordio, una dichiarazione d’amore per la Val Camonica e la Valsaviore in particolare, alle porte dell’Adamello, luoghi dov’è cresciuta nel corso di ogni estate della sua vita e che le hanno lasciato – con tutta evidenza – un segno indelebile nella memoria e nel cuore.

Pencolante tra realtà e finzione, il libro di Zanibelli è, prima di tutto, un’opera di narrativa, con un intreccio variamente articolato, ma è polivalente nel suo dispiegare un ventaglio di possibili approcci a una platea di lettori eterogenei. È, per esempio, corredato di un apparato fotografico, come una possibile guida turistica, suggestiva di itinerari di visita a luoghi di culto, reperti e singolarità delle vallate dove si svolge l’azione. Sovente indugia pure sulle tradizioni e sulla storia locale, con rigore filologico e documentario riconducendo, in proposito, a un’interessante bibliografia in appendice.

Nei pressi di Cevo (BS), un paesino della Valsaviore, nell’estate del 2012 viene trovato un masso inciso, risalente all’età del Ferro. Le linee sulla sua superficie sono dei caratteri nord italici, lingua parlata in Val Camonica in quel periodo e non imparentata né con il Retico né con l’Etrusco, a dimostrare che i Camuni fossero alfabetizzati. Sotto la pressione di un personaggio influente, il direttore di un quotidiano ginevrino richiama la giornalista Andra Vincenti dall’Egitto, dove si trovava per un servizio, per inviarla a Cevo, luogo natale del nonno paterno di lei. Durante la conferenza stampa sul ritrovamento, Andra rammenta di aver già visto, in casa del nonno, una pietra molto simile, poco prima degli anni ˈ90. Com’è possibile? E soprattutto, dove si trova ora quella stele?

La stele che Andra ricorda era concava, una sorta di principio femminile; questa nuova scoperta, un blocco di arenaria con la superficie levigata dal ghiacciaio, si ipotizza fosse una scritta commemorativa, magari la celebrazione di un guerriero, noto per le sue gesta. Il nonno era un console, personaggio di prestigio, ma com’è che non si trovano in rete e negli archivi cartacei notizie su di lui? Sembra quasi che non sia mai esistito, se l’ufficio anagrafe del Comune di Cevo non venisse in soccorso… Da Ginevra la nonna di Andra, ancora in vita, racconta di come il giorno stesso del funerale, nell’ufficio di Carlo Vincenti sparirono numerosi incartamenti. Anche il contenuto di una cassetta di sicurezza, la cui serratura venne distrutta da un’arma da fuoco. E ora viene fuori che la nonna ha conservato una vecchia lettera del console dove si parla, in effetti, di due pietre.

Non è un caso che il nome Andra sia imparentato con due località nei pressi di Cevo: il dosso dell’Androla e il vicino paese di Andrista. Ci sono segrete e inaspettate corrispondenze; bisogna andare in profondità, non fermarsi alle apparenze e l’occhio onniveggente affrescato da Antonio Brighenti, all’ingresso della cappella dell’Androla, è un’esortazione a tutti gli uomini ciechi di fronte alla verità. Le tradizioni locali inducono altre riflessioni: una delle scritte individuate sulla pietra scoperta è “Lukh”, diretto riferimento al dio Lug, il dio del serpente, e in effetti in epoche remote si diceva che in Valsaviore abitasse il popolo del serpente, che la stessa collina dove sorge la cappella fosse custodita da un serpente dall’anello d’oro. L’etimologia stessa, Valsaviore, riconduce al concetto di “valle dei saggi” e la giornalista svizzera, proseguendo le sue ricerche, incappa nella Fratellanza, un ordine di druidi che da generazioni si tramandano antiche conoscenze. Man mano che la donna scopre nuovi indizi, misteriose figure tramano alle sue spalle, fanno capolino affiliati alla Massoneria e la trama si complica, virando nel registro del mistery.

Lorenzo Scolari, l’aitante capo delle guardie forestali, guida esperta del territorio nonché lupo solitario con un matrimonio fallito alle spalle (e una figlia a carico), accompagnerà Andra nei luoghi delle sue ricerche e negli insediamenti archeologici della Val Camonica. Arruffato e un po’ rude all’inizio, l’uomo rivela, in seguito, aspetti di tenerezza e attrazione per la personalità carismatica della giornalista e una forte curiosità per le sue indagini conoscitive che toccano da vicino le sue radici di camuno. Ai due si uniranno il colto bibliotecario comunale Filippo Magrini e altri personaggi minori come Dante Bazzana, amico di Magrini, Max Casalini, il pilota di elicotteri e Aurora, la figlia di Lorenzo, studentessa in geologia. La rosa dei personaggi non è mai banale o scontata, pur rientrando in certe tipologie ben definite; anzi, sorprende per la credibilità e la varietà di sfumature. La scrittura di Zanibelli è funzionale e diretta; l’autrice ha il brillante intuito di scandire in maniera efficace le diverse situazioni in cui i personaggi entrano in relazione mentre la vicenda si dipana, destando nel lettore la curiosità di procedere, pagina dopo pagina. Un editing più attento avrebbe potuto sfrondare meglio alcuni inserti di carattere saggistico che, pur utili a ricomporre un affresco di notizie e curiosità intellettualmente stimolanti, rischiano di rallentare il ritmo del racconto, comunque compatto e sempre godibile.

Il mistero del popolo del serpente è un romanzo denso che potremmo collocare tra gli esperimenti ludici di tanta narrativa postmoderna, sul solco di predecessori e modelli illustri: da Il pendolo di Foucault di Umberto Eco al bestseller Il codice Da Vinci di Dan Brown. Il ricorso a un pastiche di generi letterari, noir e thriller, commedia sentimentale e affresco veridico di una comunità rurale con la sua storia e tradizioni bene si impastano con altri piani di lettura. Il testo si svolge nella condivisione di un vero e proprio percorso di progressiva conoscenza dove – in perfetta sintonia postmodernista – tutto sembra essere in relazione con tutto… basta unire i trattini, per così dire. Mentre Andra e chi la sostiene corrono un serio pericolo di vita, assistiamo, nella linea del Tempo, a una vera e propria staffetta tra un paganesimo radicato e ancestrale e il nascente Cattolicesimo (non certo indolore e privo di tributi di sangue), tra scienze occulte e cabalistiche, alchimia e numerologia, esegesi biblica, canzoni celtiche e un pizzico di Storia della Resistenza popolare al Fascismo in queste vallate, toccando il drammatico episodio dell’incendio di Cevo, avvenuto nel 1944. La ricerca è sempre la stessa, dal Santo Graal in poi: si viaggia nel mondo, fino alle cime più impervie e agli abissi più profondi per cercare se stessi o, come diceva Nietzsche, per diventare ciò che si è. Ma siamo in buona compagnia; incontreremo Teodolinda, regina dei longobardi: un’antica leggenda vuole che sia transitata in questi luoghi, forse lasciandovi una parte del suo tesoro. E ancora San Giovanni Nepomuceno e Re Salomone. La rosa camuna non rivela forse alcune analogie col più celebre nodo di Salomone? Su tutto ci riempirà di commozione un tramonto nel giorno dell’equinozio d’autunno, dove si svelerà lo “spirito della montagna” tra il Pizzo Badile e la Concarena. «Il sole scese fino alla cresta della montagna sacra, dopodichè parve inghiottito da una fessura posta a sinistra e, subito dopo, ricomparve irradiando di luce la Val Camonica». È la montagna la vera protagonista di questo romanzo; è nella natura che rimane traccia dell’alito di Dio, in quell’energia che la nostra anima riconosce nella bellezza delle rocce, delle piante, dei fiori e dell’acqua. Ben lo sapeva, dall’alba del mondo, il popolo del serpente.

Edizione esaminata e brevi note

Anna Zanibelli è nata, vive e lavora in provincia di Cremona. Insegnante, scrittrice e appassionata di montagna; “Il mistero del popolo del serpente” è il suo romanzo d’esordio. L’amore per la Val Camonica, e la Valsaviore in particolare, si è tradotto in questo omaggio ai luoghi dove è cresciuta ogni estate della sua vita e che porta sempre nel cuore.

Anna Zanibelli, “Il mistero del popolo del serpente”, Liberedizioni, Brescia, prima edizione: 2017.

Risorse web: la pagina facebook del romanzo: https://www.facebook.com/Il-Mistero-Del-Popolo-Del-Serpente-410413796019554/

Alberto Carollo, per Lankenauta, agosto 2018.