Wilson Colin

Un dubbio necessario

Pubblicato il: 9 settembre 2018

I brevi cenni biografici, presenti nel libro edito dalla Carbonio, ci dicono che Colin Wilson è stato “uno dei grandi irregolari della letteratura inglese contemporanea”. Affermazione sicuramente veritiera e che i lettori italiani potranno tradurre anche come “laterale” – non certo in senso negativo – preso atto che soltanto il dizionario Oxford Gremese cita lo scrittore inglese, nel silenzio, per quello che vale, delle più note enciclopedie della letteratura Garzanti, Bompiani, Zanichelli e Larousse. Merita però qualche riflessione in più un’altra affermazione riguardo Wilson e la sua opera “The Outsider”, sempre a cura del dizionario Oxford: “narra il senso di alienazione proprio del genio […] e molto ha contribuito alla conoscenza dell’esistenzialismo”. Corrente di pensiero, peraltro molto variegata, che ha fatto scrivere che “ognuno è ciò che sceglie di essere e di fare” ed anche che “nelle loro investigazioni psicologiche gli esistenzialisti hanno spesso mostrato una grande capacità di analisi interiore e hanno fatto uso di strumenti interpretativi che molto hanno contribuito ad espandere l’area della conoscenza morale e della coscienza di sé”. Parole che, non per caso, potrebbero essere utilizzate nella descrizione della vicenda e dei personaggi narrati in “Un dubbio necessario” (1964), dove appunto il discrimine tra investigazione criminale e “investigazione psicologica” appare quanto mai sfuggente; certamente non nei termini della maggior parte dei romanzi “di genere” polizieschi. Gli innumerevoli interessi di Wilson, tra letteratura, arte, filosofia, storia grandi misteri dell’umanità, che tra l’altro si sono concretizzati negli anni in una produzione saggistica particolarmente eterogenea, sono intuibili fin dalle prime pagine di questo romanzo “mystery”: un enigma filosofico che si forse si è avverato mediante atti criminali e che un anziano professore, tedesco ormai naturalizzato britannico, tenta di interpretare per tempo, prima che possa attuarsi un altro delitto. Ammesso che di delitto si tratti.

È proprio il dubbio il filo conduttore dell’opera, dalla prima all’ultima pagina. L’anziano professore di filosofia, un’autorità nel suo campo, notissimo per i suoi libri e le sue apparizioni televisive, si chiama Karl Zweig e così parla di una sua opera, “Un dubbio necessario”, pubblicata diversi anni prima, intorno al 1931: “Si tratta di un libro molto breve, e la tesi sostenuta all’interno è che la vera fede religiosa deve essere costruita sui dubbi e non sulla cieca accettazione. Sostiene che la capacità dell’uomo di dubitare sia la sua più grande dignità e che anche un santo non dovrebbe mai abbandonare la sua capacità di mettere in dubbio” (pp.40). Una tesi fino a quel momento confinata per lo più all’interno di discussioni speculative. La vita un po’ sonnacchiosa di Karl Zweig però cambia rapidamente proprio in virtù, o per disgrazia, di un dubbio. Per puro caso gli pare di aver incrociato un suo ex studente Gustav Neumann, figlio di un famoso intellettuale ebreo amico di famiglia: decenni prima, agli albori del nazismo, il giovane si era rivelato persona tanto geniale quanto problematica, e, non si sa  se delirante o pienamente lucido, aveva espresso l’ambizione di diventare il perfetto criminale. Una scelta legata ad una sua personalissima filosofia e visione dell’uomo. E adesso che Karl Zweig ha visto di sfuggita, dopo tanti anni, l’ex giovane Gustav in compagnia di un anziano malato, Sir Timothy Ferguson, si affacciano nuovi dubbi; tanto più che, in compagnia dell’amico poliziotto Grey, giungono alle sue orecchie notizie di uomini molto ricchi morti tempo addietro, forse suicidi, spesso in circostanze sospette.

Si sviluppa quindi una sorta di indagine che vede coinvolto Zweig, il poliziotto, Natasha Gardner, una medium e ammiratrice del professore, suo marito Joseph, un improbabile studioso di mondi scomparsi, alle prese con una vicenda inafferrabile, “al tempo stesso troppo semplice e troppo complicata” (pp.155). Il “vorticoso gioco di specchi”, com’è stato definito, si svela in parte grazie ad una apprezzabile attenzione per i dialoghi (e alle proporzioni fisiche dei personaggi, come appunto di fronte ad uno specchio che modifica o potrebbe modificare le immagini): Wilson, alla sua maniera e senza appesantire la lettura, che rimane quella di un singolare, coinvolgente ed inquietante mystery, traduce i “dialoghi filosofici” di Karl, Gustav, Grey e dei loro interlocutori in un’indagine poliziesca che si alimenta, senza soluzione di continuità, di ardite teorie, del pensiero di Heidegger e Nietzsche, di ricordi, di biografie tragiche del periodo nazista. Il mistero di fondo alla fine non circonda soltanto l’identità dell’assassino ma soprattutto il fatto se vi siano stati dei veri e propri omicidi. L’ipotesi del delitto perfetto ci appare allora strettamente connessa ad una filosofia esistenziale non più relegata a mera speculazione intellettuale; ed inoltre connessa a “dubbi necessari” che probabilmente rimarranno tali.

Edizione esaminata e brevi note

Colin Wilson, (Leicester, 1931 – Cornovaglia, 2013) è stato uno scrittore britannico. Le opere di Wilson comprendono saggi nell’ambito della psicologia, archeologia, letteratura e arte, nonché romanzi di fantascienza, horror e gialli. Nel 1956  pubblicò “The Outsider” dove analizzava il ruolo dei cosiddetti “outsider” nel campo della letteratura e della cultura affrontando alcuni personaggi di rilievo, indagandoli sotto l’aspetto dell’alienazione sociale

Colin Wilson, “Un dubbio necessario”, Carbonio Editore (collana “Cielo stellato”), Milano 2017, pp. 345. Traduzione di Nicola Manuppelli.

Luca Menichetti. Lankenauta, settembre 2018