Di Ubaldo Stefano

Verso un forse

Pubblicato il: 2 novembre 2018

“Verso un forse”, opera prima del giovane poeta classe ’93 Stefano Di Ubaldo, edita dalla casa editrice palermitana Antìpodes nel luglio del 2018, sembra incentrato sul tema del viaggio. La copertina riporta una fotografia dei binari della stazione di Bologna, il titolo stesso indica un approdo quanto mai incerto, una delle prime poesie parla di posti riservati ad alcuni tipi umani in un ipotetico treno. Questa poesia si compone in tre parti che si snodano lungo tutto il libro e apre le tre sezioni in cui è diviso. Quella di questo libricino (di formato mignon e di 82 pagine) è una poesia dal tono colloquiale e direi informale, che proclama sin dall’incipit la fragilità propria di questo mezzo espressivo “Perché leggere una poesia?/ Perché una poesia  è fragile”.

Così Stefano Di Ubaldo racconta di fragilità emotive, sentimentali, con un linguaggio semplice dentro cui la parola sembra essere inghiottita dal “silenzio/della prossima pagina”, dove s’innestano riferimenti cinematografici (Funny Games, Pulp Fiction) e letterari (Bolaño, Dürrenmatt), dove una lettera anonima è in cerca di un autore e un uovo subisce un surreale interrogatorio, dove ci si districa fra “le routine della mente” e “le atrofie dello spirito”, dove un insonne dialoga con le proprie fantasie notturne. Talvolta affiora una dimensione gnomica: “Ogni fine è un incontro fra passato e futuro” e se comprendere qualcosa significa porre un limite all’ignoto, il nostro viaggio deve arrestarsi solo in prossimità del forse; il dubbio, infatti, liquido, volatile, impedisce alle certezze pietrificate di soffocare nella culla i nostri nascenti orizzonti.

Non sempre questa poesia è convincente, come in questa domanda paradossale: “Incontrare una nuova persona /significa conoscerne una in più / o averne una in meno da conoscere?”.” Dilemma chiaramente ironico ma che rimane francamente poco interessante. Ecco, talvolta l’ironia, per giunta un po’ forzata, sembra nuocere a queste poesie. Ricordo i versi di Quasimodo “Per un po’ di ironia/si perse tutto” e questa sensazione di perdita aleggia in alcune delle poesie meno riuscite.

Non trova risposte chi parla a se stesso”  così inizia Soliloquio, una della poesie più articolate di questa raccolta, dove si narra dell’assenza dell’altro e dove un “Ulisse senz’Itaca” assomiglia pericolosamente a uno “smarrito Godot”, e dove “non sono i pensieri che oscurano il volto/ma il loro vagare perenne e irrisolto”. In particolare, come si è visto, in questa poesia è interessante il tessuto delle rime: “assenzio /silenzio”, “volto/irrisolto”, “segno/pegno”, “presente/latente” e dove si racconta dell’impossibilità di un incontro con l’altro.

Altre poesie assomigliano più a una scrittura in versi che vera e propria poesia. Penso, per esempio, alla poesia Di nuovo, una delle più deboli della raccolta, dove la ripetizione di questa espressione del titolo risulta stucchevole. Questa di Stefano Ubaldo è comunque una poesia che sta nascendo e c’è bisogno di approfondire letture, tentare nuove strade linguistiche, lasciarsi andare a metafore più vivide, scrivere molto, leggere ancora di più e selezionare il materiale con più attenzione. C’è infatti qualcosa di legnoso e rigido in alcuni di questi ritmi, dove manca la scioltezza che può venire solo da una prolungata intimità con la poesia. Così, anche stilisticamente, “Verso un forse” risente di alcuni limiti propri delle opere prime a cui nessun poeta, o pochissimi, penso, possa sfuggire. La proposta poetica ha comunque una sua sofferta  coerenza, che si esprime al meglio nelle poesie brevi, come Il mio posto, che conclude la silloge:

“Comprendere una cosa/significa anche escluderla/da un possibile ignoto,/ma pur sempre possibile./Il mio posto/ è verso un forse.”

Infine, in un’intervista rilasciata sul web Stefano Di Ubaldo cita una frase di Bolaño: “Leggere è sempre più importante che scrivere”. Questa è la consapevolezza giusta da cui partire.

Edizione esaminata e brevi note

Stefano Di Ubaldo nasce a Lecco nel 1993. Dopo il Liceo Scientifico, si laurea nel 2015 in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università Milano-Bicocca, e sta ora ultimando il Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Cognitiva Applicata a Bologna. Attivo nel volontariato sociale da diversi anni, si occupa di ragazzi, forme di disabilità, cure palliative e carcere. ”Verso un forse” è il suo primo libro di versi.

Stefano Di Ubaldo, “Verso un forse”, Antìpodes, Palermo, luglio 2018

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