Morgan K. Richard

Esclusi

Pubblicato il: 19 maggio 2013

Dopo “Sopravvissuti”, primo capitolo della saga fantasy “Una Terra per eroi”, la Gargoyle ha giustamente pubblicato “Esclusi”, lungo romanzo che torna a riproporre le vicende di Ringil Eskiath, Archet ed Egar poco tempo dopo il sanguinoso epilogo della battaglia contro i Dwenda e i traditori umani. Poco tempo dopo quei tragici fatti ma quel tanto per ritrovare Ringil con il volto deturpato e pur sempre con la sua inseparabile Amica dei Corvi, enorme spadone forgiato dal popolo Kiriath: più spietato di prima, rinnegato dalla famiglia, con una taglia alle spalle, dedito a sgozzare i mercanti di schiavi, si ritrova costretto a rifugiarsi nel cuore dell’Impero del Sud, luogo dove potrebbe ritrovare la mezzosangue kiriath Archet Indamaninarmal, sua compagna d’armi durante la guerra contro il popolo delle squame e adesso consigliera del corrotto e spietato imperatore Jhiral Khmran II. A Yhelteth, capitale dell’Impero, ha trovato rifugio anche Egar Rovina del Drago, l’uomo della steppa e antico sodale di Ringil, che adesso sbarca il lunario come guardia del corpo.

La città è preda di tensioni per la presenza di religiosi integralisti (immagini e comportamenti che ricordano qualcosa di molto attuale e mediorientale) e, in questo contesto di decadenza morale e speculare fanatismo, Ringil, e poi Egar, colgono presenze sovrannaturali e antichi nemici non umani che fanno pensare ad una prossima distruzione di Yhelthet. Dopo aver sopportato visioni enigmatiche e dopo aver colto che anche gli Dwenda, i temibili guerrieri non umani che avevamo conosciuto in “Sopravvissuti”, sono più vicini del previsto e si servono del fanatismo religioso del gran sacerdote Menkarak per raggiungere i loro scopi, Ringil, spietato da par suo, saprà vendere cara la pelle spargendo fiumi di sangue. Vi risparmio il racconto puntuale della trama, ricca di nomi complicati e creature dall’umanità incerta, ma, nel confermare quanto si poteva già cogliere con la lettura del precedente “Sopravvissuti”, forse è opportuno precisare, e in parte ridimensionare, alcune frasi che abbiamo letto anche a margine della copertina , tratte da noti periodici stranieri e italiani. Pensiamo a “narrazione quasi frenetica, che non disdegna introspezione psicologica e linguaggio crudo” e poi ancora “un fantasy avvincente in stile Joe Abercrombie”. Sicuramente il “ritmo veloce” ed appunto la frenesia dello stile di Morgan è quanto più viene rilevato da tutti gli addetti al settore fantasy (magari sarebbe meglio parlare di immagini frenetiche piuttosto che di stile); ma più che la questione di lento o di veloce mi pare siano molte le differenze con l’opera del citato Abercrombie, altro autore di punta della Gargoyle e di cui abbiamo letto “Heroes” e “Il richiamo delle spade”. Se è vero che Morgan e Abercrombie rappresentano un filone letterario realmente moderno, nel senso che ambedue hanno poco o nulla a che fare con la tradizione che vede in Tolkien un modello insuperato, i due scrittori hanno poi interpretato diversamente il cosiddetto realismo applicato al fantasy e quindi realizzato delle storie molto diverse per stile e per la presenza di una diversa cosmogonia di umani e non umani. Diversità malgrado i rispettivi universi vedano gli uomini, eroi compresi, distinguersi innanzitutto per le proprie debolezze e crudeltà. Ma mentre Abercrombie, almeno in “Heroes” e nel capitolo iniziale di “La prima legge”, ha ridotto ai minimi termini gli elementi non umani e sovrannaturali e il fantasy di fatto si manifesta con una voluta indeterminatezza di luoghi e di tempo, così lasciando libero il lettore di pensarla un po’ come gli pare, in Morgan anche l’indeterminatezza del suo universo fantastico assume un altro carattere.

In “Esclusi”, come era stato per “Sopravvissuti”, si parla di popolo delle squame, autentici mostri, saprofiti, draghi, uomini che resuscitano, popoli non umani che condividono la Terra con gli umani, creature infide come i Timonieri, una specie di granchi metallici con capacità divinatorie e che sembrano avere un’origine aliena. Un realismo che si accompagna ad autentici elementi fantasy, malgrado la cosmogonia di Morgan rimanga volutamente vaga e non certo dotata di quella precisione che caratterizzava l’universo alternativo di Tolkien.

Forse retaggio degli esordi cyberpunk dell’autore, qui il realismo vuol dire anche brutalità e che, con una crudezza ancor più intensa rispetto al pur crudo Abercrombie, si accompagna ad un linguaggio tale da non disdegnare ripetute scariche di imprecazioni. E, pur tra esseri mostruosi e disumani, sono tante le pagine che mostrano gli eroi del romanzo in preda a flussi di coscienza del tutto verosimili, annichiliti da passioni umanissime e in controtendenza con le caste perversioni del fantasy tradizionale. Proprio niente di tolkeniano in un eroe omosessuale, e pure parecchio attivo, come Ringil Eskiat, oppure un maschio famelico come Egar Rovina del Drago, una mascolina guerriera come Archet Indamaninarmal, tossica e in crisi di astinenza da crystal, droga di cui lo stesso Ringil fa largo uso. Parimenti poco a che vedere col fantasy tradizionale quando leggiamo di corruzione, di discriminazioni, di schiavismo; oppure quando leggiamo pagine che subito ti fanno pensare alla geopolitica dei nostri giorni. Frasi del genere hanno davvero poco di universo parallelo: “E così perdoniamo la corruzione e la tirannia imperiale perché promette di frenare la furia teocratica?” (pag. 356). Non ultimi i confini morali che, coerentemente con una diffusa mancanza di certezza nel futuro, negli eroi di Morgan appaiono molto labili, dove lo sgozzamento del nemico, o di colui che semplicemente si trova sulla strada di un Ringil, non si sa bene se sia motivato da autentica necessità oppure da un’incontenibile esplosione di crudeltà repressa. Facile profetizzare che, se e quando avremo l’opportunità di leggere il terzo episodio di questa saga fantasy, la nostra sarà ancora un’immersione in un universo violento, popolato da innumerevoli mostri non umani ma soprattutto umani.

Edizione esaminata e brevi note

Richard K. Morgan è nato a Londra nel 1965. Ha insegnato inglese fino alla pubblicazione di Bay City (Nord, 2006), suo esordio nel cyberpunk. Il romanzo viene opzionato per il cinema dai produttori di Matrix e conquista il “Philip K. Dick Award”. Seguono Angeli spezzati (Nord, 2005), e Il ritorno delle furie (Nord, 2008). Altra sua opera il thriller Black Man del 2007, vincitore dell’“Arthur C. Clark Award”. “Sopravvissuti” è il primo episodio della saga fantasy “A Land Fit For Heroes”.

Richard K. Morgan, “Esclusi”, Gargoyle (Gargoyle Extra), Roma 2013, pag. 576. Traduzione di Andrea Bruno.

Luca Menichetti, maggio 2013, per Lankelot.