Radicati Giorgio

11 settembre. Io c’ero

Pubblicato il: 9 agosto 2011

E’ probabile che “11 settembre” di Giorgio Radicati, come scrive nella prefazione Joseph LaPalombara, per essere un libro di memorie possa risultare un po’ breve, ma di sicuro è una brevità che almeno ha il pregio di mostrare al lettore l’evidenza di avvenimenti disastrosi altrove diluiti nella retorica dello scontro di civiltà, oppure in un sempre remunerativo esercizio di complottismo. Radicati, allora console italiano a New York, grazie al suo particolare ruolo ed alla sua vicinanza al luogo dell’attentato, è stato un testimone privilegiato di quella tremenda giornata dell’11 settembre; e qui ne dà conto riferendo sia i concitati momenti successivi all’attacco alle Twin Towers, sia tutto quanto di eroico ed anche di maldestro ne è seguito. Storie di uomini comuni, qui in Italia probabilmente ignoti o presto dimenticati, e di uomini delle istituzioni descritti durante le fasi più convulse dell’emergenza, quando forse hanno avuto l’occasione di dare il meglio di sé. Salvo poi rovinare la propria immagine con quanto combinato successivamente.

Nelle pagine del libro si colgono tutte le difficoltà pratiche che Radicati ha dovuto affrontare subito dopo l’attacco terroristico, dovendo prestare la propria opera nei confronti di una comunità italiana ed italoamericana particolarmente numerosa. Fin qui la cronaca dell’11 settembre come conosciuta da molti di noi, seppur forse con meno dettagli e con resoconti più distaccati e meno coinvolti. Ma il libro di Radicati non è solo questo e, malgrado il nostro autore abbia avuto una lunghissima carriera da diplomatico, bisogna dargli atto di cantarle senza troppe remore: toni civili ma comunque critiche pesanti e senza appello nei confronti delle sciagurate politiche occidentali, ed in particolare degli USA, seguite all’attentato alle Twin Towers. Posso citare ancora LaPalombara: “sfogliando le pagine di questo libro, il lettore si farà un quadro chiaro dei costi che la sciagurata avventura irachena ha imposto agli Stati Uniti sotto il profilo della loro immagine internazionale, del loro status di superpotenza militare invincibile, del loro ruolo-guida, persino della loro autorità morale” (pag. 16). E’ vero che l’autore ha ricordato come subito dopo gli attentati l’opinione pubblica americana, sull’onda dell’emozione e della rabbia, si sia dimostrata poco lungimirante e semmai molto più desiderosa di dare una violenta risposta militare contro coloro che potevano apparire sostenitori di Al Qaeda. Rimangono però i risultati di questa avventura più militare che politica; e Radicati non usa mezzi termini per descrivere, anche in virtù della sua posizione privilegiata di diplomatico, gli effetti deleteri di quella che forse i “neo-con” pensavano fosse un ghiotta occasione per riaffermare gli USA come superpotenza. Prescindendo quindi dal diritto interna

Il diplomatico Radicati si rivela tale nello stile contenuto e pacato, ma – ripetiamo zionale, dall’ONU e soprattutto dall’effettiva presenza delle organizzazioni terroristiche in Iraq come altrove.– non per questo difetta di chiarezza e sicuramente quanto scrive in merito all’amministrazione Bush non rivela particolare indulgenza. Leggiamo ancora a pagina 23: “Nel gennaio 2001, Bush e i suoi – secondo fonti della stessa Casa Bianca – non sanno spiegarsi le ragioni di tanto accanimento da parte dell’amministrazione uscente nei confronti di un gruppo terroristico che poteva vantare soltanto l’uccisione di un limitato numero di cittadini americani. Vane, pertanto, le sollecitazioni da parte dei responsabili della Cia e del Dipartimento della difesa nei mesi che precedettero l’attacco alle Torri Gemelle”.

La conclusione che si suggerisce al lettore ha poco di complottistico: piuttosto che il tanto decantato “autoattentato”, con buona pace dei Giulietto Chiesa della situazione, protagonista assoluta fu la cialtroneria e poi, relativamente al disastro iracheno, il cinismo di una lobby di figuri che, a causa della loro voracità, hanno rischiato di “favorire la formazione di un fronte unico antiamericano e antioccidentale, oltre a scatenare una gigantesca crisi energetica” (pag.99). Altre frasi che commentano la politica dell’amministrazione Bush sono eloquenti ma tutt’altro che gratuite:“con un’arroganza terrificante” e poi ancora “l’operazione colpisce per la sua gratuita efferatezza”.

Piuttosto interessante il passaggio dedicato alla morte di Bin Laden, che ancora una volta fa strame di ipotesi complottiste: “non è un caso che il governo americano decida di seppellire il suo corpo in mare. Meglio evitare l’esistenza di un luogo di culto permanente, meglio non regalare all’islamismo estremo una meta di pellegrinaggio, potenziale fonte di ispirazione per sempre più devastanti azioni di ritorsione” (pag. 135). Radicati non nasconde la speranza che l’amministrazione Obama possa condurre ad un netto cambiamento di sostanza e di immagine nella lotta al terrorismo internazionale, recuperando la buona abitudine di varare accordi multilaterali e limitando quell’arroganza che un Rumsfeld ha invece dispensato a piene mani. Significativa l’ultima pagina del libro, tutto in grandi caratteri, come fosse un epitaffio: “In dieci anni la guerra al terrorismo è costata agli Stati Uniti oltre 4000 miliardi di dollari. 9000 gli americani morti, tra militari e civili. Oltre 200.000 i civili uccisi nelle zone di guerra. A tutti questi vanno aggiunti gli oltre 30.000 caduti militari appartenenti ai paesi alleati con Washington. L’attentato all’America è costato ad Al Quaeda 2600 dollari, il prezzo dei 19 biglietti aerei acquistati dai terroristi”.

Edizione esaminata e brevi note

Giorgio Radicati, nato a Roma, ha iniziato la carriera diplomatica nel 1967. Ha rappresentato l’Italia in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America. Dal 1978 al 1984, presso il Ministero degli Affari Esteri, è stato Capo dell’Ufficio Africa sub-sahariana per la cooperazione e lo sviluppo.

Tra i suoi incarichi più recenti: Console Generale a New York 81998-2003), Ambasciatore a Praga (2003-2006) e Ambasciatore dell’OSCE a Skopje fino al 2008. In parallelo l’ambasciatore si è dedicato alla scrittura e alle arti visive, tanto da esporre le sue opere in mostre personali e collettive (Washington, Ankara, Praga, Roma).

Giorgio Radicati, 11 settembre. Io c’ero (curatore Giuliano Capecelatro), Iacobelli, Pavona di Albano Laziale 2011, pp. 144.

Luca Menichetti. Lankelot, agosto 2011