Mantel Hilary

Al di là del nero

Pubblicato il: 6 marzo 2016

“… perché è bene ricordare che l’arte del narratore è ridurre, scarnificare, eliminare e sottacere perché quel poco che emerge possa assumere un peso rilevante“. Sono parole tratte da “Ultimo parallelo” di Filippo Tuena. Parole che racchiudono l’essenza dell’arte narrativa e che la Mantel non solo non può conoscere ma che, evidentemente, non adotta per sé. Almeno non in “Al di là del nero”, romanzo apparso nel 2005 e tradotto in italiano e pubblicato da Fazi nel 2016. Un’opera che, a mio avviso, poteva dire ciò che dice con meno della metà delle parole utilizzate. Ed è questo il limite e il peccato capitale in cui incorre la Mantel: perdersi troppo in chiacchiere, sovraccaricare la struttura pure interessante della sua storia con descrizioni tracimanti, snervanti divagazioni, sovrabbondanti orpelli narrativi che rendono la lettura lenta e anche vagamente pesante.

Eppure i personaggi sono azzeccati, le vicende divertono per il loro tono grottesco, spiritoso e straziante allo stesso tempo. Inoltrarsi nel mondo dell’al di là, nero o colorato che sia, può condurre verso entità e universi poco noti per questo facilmente ricostruibili secondo gli intenti e l’immaginazione della scrittrice che, in questo caso, rappresenta il territorio dell’aria popolato da spiriti tutt’altro che angelici o positivi. Le anime dei morti sono capricciose e volubili, perfide e incontentabili, prepotenti ed un po’ ottuse. Alison, la medium protagonista del romanzo, lo sa benissimo visto che si ritrova circondata costantemente da figure di spiriti trapassati ma ancora sicuri del fatto loro e tutt’altro che rassegnati a lasciare in pace i vivi. Morris, il suo spirito guida, è un ometto tarchiato e volgare, un beone appassionato di combattimenti tra cani e di scommesse clandestine arrivato da un passato nemmeno troppo lontano che ama circondarsi di amici grossolani e violenti almeno quanto lui. Morris tormenta Alison da quando era una ragazzina. Dai tempi in cui viveva con una madre prostituta e visionaria, dai tempi in cui era costretta a subire le violenze e gli abusi di chi capitava nella sua casa, dai tempi che a volte le sembrano solo immaginati o sognati.

Colette, l’altro personaggio centrale di “Al di là del nero”, è l’antitesi di Alison. Se la medium è corpulenta, un po’ sciatta e spesso impacciata sia per la stazza sia per i numerosi demoni che le complicano l’esistenza, Colette è magra come un chiodo, ha un senso pratico più che sviluppato e, di certo, non le manda a dire tanto da risultare spesso antipatica e sgradevole. La coppia è fatta. Alison e Colette. La prima si esibisce parlando con i morti, la seconda cura l’aspetto commerciale e fiscale dell’attività. Un equilibrio di ruoli e personalità capace di sostenere più che discretamente l’intero romanzo. A fare da corollario ci sono le esibizioni pubbliche di Alison e i suoi paradossali dialoghi con gli spiriti, il colorato gruppetto di amiche medium che circolano nei paraggi di Londra, i pellegrinaggi in autostrada per spostarsi da un sobborgo all’altro con tanto di desolanti descrizioni di cieli “verdemare” o di giorni “umidi e oleosi“, di terre abbandonate e di “un paesaggio che brulica di emarginati e fuggiaschi, di afgani, turchi e curdi: di capri espiatori sfregiati dalle bottiglie e dalle bruciature, che scappano dalle città con le costole rotte, zoppicanti…“. Luoghi insani e fetidi in cui i viventi sono solo “scarti o anomalie“. Luoghi che si attraversano a bordo di un’auto, in velocità, ma che sembrano la rappresentazione visiva di quel che potremmo chiamare l’inferno in Terra.

Col tempo la convivenza di Alison e Colette, proprio come accade spesso a chi coabita, si fa difficile e si muove sul filo della sopportazione. Alison è spesso sfiancata dai suoi demoni e mangia troppo, Colette rimugina sul suo passato di ex moglie e vorrebbe imporre alla medium un regime alimentare molto diverso e non solo quello. Nel finale, come prevedibile, la Mantel provvede a risolvere il tutto senza troppi indugi. “Al di là del nero”, alla fine, si rivela essere un romanzo inquietante ed a tratti crudele ma tutto sommato insapore e un po’ barocco. Sarà pure intriso di novello humour britannico sfumato di noir ma, personalmente, credo che rimanga un’opera nella “media” per colpa, soprattutto, di un pantano fatto di troppe parole che probabilmente divertono chi le scrive ma rischiano di annoiare chi deve o vuole leggerle.

Edizione esaminata e brevi note

Hilary Mantel è nata nel Derbyshire nel 1952. Ha al suo attivo numerosi romanzi storici ed alcuni premi letterari. Dai suoi libri “Wolf Hall” e “Anna Bolena, una questione di famiglia” la BBC ha tratto la serie TV “Wolf Hall” che ha conquistato il Golden Globe 2016 come miglior miniserie.

Hilary Mantel, “Al di là del nero“, Fazi Editore, Roma, 2016. Traduzione di Giuseppina Oneto. Titolo originale “Beyond black” (2005).

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